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LA GUERRA NEL GOLFO SI COMPLICA E L’IMPRESSIONE È CHE TRUMP NON CI STIA CAPENDO UN CAZZO – IL TYCOON LANCIA MESSAGGI SEMPRE PIU’ CONTRADDITTORI: PROCLAMA CHE “LA GUERRA È VINTA” MA POI CHIEDE L’AIUTO DI CINA E DI ALTRI PAESI PER SBLOCCARE LO STRETTO DI HORMUZ – IL COATTO DELLA CASA BIANCA TENTA DI COINVOLGERE PECHINO IN UN’AZIONE DI “POLIZIA DEI MARI”, ALLA QUALE IL DRAGONE, CHE PER ADESSO CONTINUA A RICEVERE IL PETROLIO IRANIANO, CON OGNI PROBABILITÀ RISPONDERÀ IN MODO NEGATIVO – “THE DONALD” STA PRENDENDO ATTO DELLA PROSPETTIVA DI UN LUNGO CONFLITTO: HA FIRMATO L’ORDINE ESECUTIVO CHE CONSENTE DI MILITARIZZARE INDUSTRIE CIVILI IN TEMPO DI GUERRA – L’ULTIMA SPARATA: “NON SONO ANCORA PRONTO PER UN ACCORDO CHE CONCLUDA LA GUERRA”
TRUMP, 'NON ANCORA PRONTO PER ACCORDO CHE CONCLUDA LA GUERRA'
donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran
(ANSA) - WASHINGTON, 14 MAR - Il presidente americano Donald Trump ha affermato di non essere ancora pronto a stringere un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran, nonostante la disponibilità di Teheran. La ragione, ha affermato il tycoon in un'intervista telefonica alla Nbc, è "perché i termini non sono ancora abbastanza buoni", rifiutandosi di fornire i termini in questione.
TRUMP, 'IMPEGNO DA DIVERSI PAESI SU SICUREZZA STRETTO DI HORMUZ'
(ANSA) - WASHINGTON, 14 MAR - Donald Trump ha chiesto a "numerosi Paesi colpiti dalle prepotenze dell'Iran" di contribuire alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, un vitale passaggio marittimo per le petroliere, mentre i prezzi del greggio hanno avuto un balzo.
donald trump - isola di Kharg in iran
Il presidente Usa ha riferito che diversi Paesi si sono impegnati a contribuire alla sicurezza dello Stretto, pur rifiutandosi di fare nomi. "Non solo si sono impegnati, ma ritengono si tratti di un'ottima iniziativa", ha detto in un'intervista telefonica alla Nbc. "Non voglio dire nulla" anche se "è possibile", ha replicato alla domanda se la Marina Usa avrebbe cominciato a scortare le navi.
PERCHÉ DONALD INVOCA ANCHE L’AIUTO DI PECHINO
Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”
donald trump e pete hegseth - gabinetto alla casa bianca
La disinvoltura con cui Donald Trump ha fatto per anni affermazioni contraddittorie, giocando coi «fatti alternativi[…] ora, in tempo di guerra, diventa materia di sconcerto e allarme per molte capitali: quelle dei Paesi chiamati dal presidente americano a mandare unità militari a difendere dagli iraniani la navigazione nello stretto di Hormuz («Gli Stati Uniti d’America hanno sconfitto e decimato l’Iran ma i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio»).
Il tutto pochi giorni dopo i commenti sprezzanti di Trump all’offerta della Gran Bretagna di inviare due portaerei in Medio Oriente («non ci servono più, non vogliamo gente che si unisce alla guerra quando l’abbiamo già vinta») e nonostante i ripetuti annunci del presidente di aver «distrutto il cento per cento della capacità militare dell’Iran».
La Casa Bianca dà la sensazione di preoccuparsi soprattutto dell’effetto mediatico delle sue parole, essenzialmente in chiave interna. Da qui i tentativi anche visuali di far apparire la guerra come un grande videogioco. Una deriva pericolosa, denunciata anche dall’arcivescovo di Chicago, il cardinale Cupich, che l’ha definita «disgustosa» e «un profondo fallimento morale».
La reti tv, come la Cnn, che hanno dato ampia diffusione ai messaggi di «gamificazione» della guerra diffusi dalla Casa Bianca, tra incroci con videogiochi come Call of Duty e con clip di film su eroi combattenti (Braveheart , Iron Man , Top Gun , Il Gladiator ), hanno ricevuto i complimenti dei comunicatori del presidente anche quando il loro obiettivo era stigmatizzare questi messaggi. Può apparire strano, ma evidentemente quelli che un portavoce ha definito «i nostri video più spettacolari» servono a Trump, in un momento di difficoltà [...]
Ma, intanto, sul piano strategico il presidente pare brancolare nel buio. O sta cominciando a prepararsi a un conflitto che potrebbe essere destinato a durare a lungo, anche se lui continua a dire che la resa di Teheran è imminente.
Difficile spiegare altrimenti l’appello a cinque Paesi — Cina, Giappone, Corea del Sud, Gran Bretagna e Francia, oltre ad altri «volenterosi» — a dislocare navi nell’area del Golfo: per preparare le unità e trasferirle dall’Estremo Oriente ci vorrebbero settimane. E cosa andrebbero a fare fregate e incrociatori, visto che lo stesso Trump ammette che, azzerate marina e aviazione dell’Iran, i pasdaran riescono comunque a colpire con droni, minuscoli barchini e le mine sparse in mare?
Semmai il segnale è politico: il tentativo di coinvolgere la Cina in un’azione di «polizia dei mari». Alla quale Pechino, che per adesso continua a ricevere il petrolio iraniano, con ogni probabilità risponderà in modo negativo.
Un altro passo fa pensare a una Casa Bianca che, caduta nella trappola di Hormuz nonostante i moniti dei generali del Pentagono (avvertimenti più volte ripetuti dallo stesso capo di Stato maggiore, il generale Dan Caine, ma ignorati dal presidente) starebbe lentamente prendendo atto della prospettiva di un lungo conflitto di attrito: l’ordine esecutivo, firmato venerdì sera da Trump, che amplia la possibilità di ricorso al Defense Production Act: una legge che consente di militarizzare industrie civili in tempo di guerra. Secondo il sito Axios , l’obiettivo è quello di riattivare la produzione di alcune piattaforme petrolifere al largo delle coste californiane. [...]
mine marine utilizzate dall iran nello stretto di hormuz
nave cargo colpita nello stretto di hormuz
donald trump e xi jinping meme by edoardo baraldi
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