gwen john

GWEN JOHN: PITTRICE, AVIDA LETTRICE E FORMIDABILE GATTARA - ANTONIO RIELLO RACCONTA LA MOSTRA, OSPITATA DAL NATIONAL MUSEUM DI CARDIFF, DELL’ARTISTA NATA NEL 1876: “IN QUEL TEMPO LE TECNICHE ‘CONSIGLIATE’ (PER NON DIRE ‘CONCESSE’) AD UNA DONNA ERANO IL GOUACHE E L'ACQUERELLO. OPERE QUASI SEMPRE DI MODESTE DIMENSIONI: LE GRANDE TELE AD OLIO ERANO SOLO APPANNAGGIO DEGLI ARTISTI MASCHI. LE DONNE DOVEVANO ESPRIMERSI CON PIÙ MODESTIA...”

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Antonio Riello per Dagospia

 

cardiff castle

Siamo a Cardiff, la capitale del Galles. Un tempo terra di elfi, castelli, prodigi e miniere di carbone. Oggi luogo ossessionato da sogni di indipendenza.

 

Il Galles è stato inglobato nella Corona Inglese fin dal tempo di King Edward I (siamo quasi alla fine del 1200): forse potrebbe suonare come un nazionalismo un po' in ritardo nella Storia. E poi il titolo di "Prince of Wales" dove va a finire? Ma almeno con la lingua l'hanno spuntata: il gaelico (in versione Welsh) trionfa e va pure di moda tra i giovani. Le indicazioni stradali sono tutte rigorosamente bilingui.

 

figure in church by gwen john

Il National Museum ospita una mostra di Gwen John, pittrice nata nel 1876 ad Haverfordwest ad un centinaio di miglia a Nord-Ovest di Cardiff. Il - quasi obbligatorio - tributo all'autonomismo locale, in qualche forma, è quindi assolto. Poco importa se l'artista ha passato quasi tutta la sua vita in Francia (è morta a Dieppe nel 1939, dove è anche sepolta).

 

Dal natio Galles Gwen si spostò giovanissima a Londra seguendo le tracce del fratello Augustus che divenne presto un pittore di enorme successo: una "rock star" della buona società londinese. Il suo volto non mancava mai nei party più esclusivi della capitale. Si dava parecchio da fare il giovanotto: pare abbia avuto circa 100 figli sparsi per tutta l'Inghilterra.

 

Lei invece conduceva una vita molto ritirata e frugale, dedita allo studio dei grandi maestri. La si vedeva qualche volta nelle sale della National Gallery a copiare qualche quadro. Frequentava le lezioni di pittura dell'americano James Abbott McNeill Whistler (il suo stile in effetti avrà sempre una qualche affinità con quello di Whistler). Qualche storia amorosa comunque la ebbe, la più nota fu quella con un altro artista, Ambrose McEvoy, amico del fratello.

the cat watercolour by gwen john

 

Per un po' fa la spola tra Parigi e Londra. Finchè in Francia, a corto di quattrini, inizia a posare come modella di studio. Posa anche per Auguste Rodin, che era un grandissimo scultore ma anche un notevole (cattivo) esempio di Art-Machismo: oltre alla moglie frequentava una schiera di amanti (la più famosa, talentuosa ed infelice fu Camille Claudel). Anche la nostra Gwen, ad un certo punto, ebbe una lunga "affettuosa amicizia" con Rodin.

 

Gwen passerà il resto della sua vita tra Parigi e Meudon. Pur venendo a diretto contatto con la spumeggiate avanguardia parigina (Matisse, Picasso, Brancusi, etc. etc.) continuerà a dipingere in maniera piuttosto tradizionale. Una figurazione tardo-ottocento che qualche storico d'Arte definisce come "tonalista". D'altra parte le sue fragili atmosfere possono forse trovare eco in una versione morbida della pittura Metafisica (quella di Carrà in particolare).

 

cardiff

Rimase comunque una figura piuttosto isolata, in un Mondo in preda alla febbre della Modernità. Era una avida lettrice e una formidabile gattara. Negli ultimi anni di vita si convertì al Cattolicesimo.

 

Nella mostra, curata da Lucy Wood, sono presenti 120 opere (tra schizzi e quadri veri e propri). Il quadro più notevole è forse "The Pilgrim" (1924). Una silenziosa tensione avvolge la solitaria figura seduta: potrebbe succedere di tutto. Rachel Campbell-Johnston ne fa una bella recensione su The Times.

 

cat gwen john

L'autoritratto dell'artista del 1902 ce la mostra con quell'aria tipica delle donne della borghesia anglosassone: controllata, di buone maniere, con una sorta di innato understatement, di poche parole (quasi reticente, non necessariamente simpatica). Ma anche terribilmente determinata e con una vita interiore intensissima. Nei dipinti ricorda, forse non a caso, la poetessa americana Emily Dickinson.

 

In quel tempo le tecniche tipicamente "consigliate" (per non dire "concesse") ad una donna erano il gouache e l'acquerello. Opere quasi sempre di modeste dimensioni: le grande tele ad olio erano solo appannaggio degli artisti maschi. Le donne dovevano esprimersi con più modestia.

 

Ma non esistono "tecniche minori": esistono semmai pregiudizi. I suoi lavori su carta non rappresentano il classico stadio preparatorio, sono invece autonomi e definitivi. Gwen si adattava docilmente al canone di genere, ma riusciva a mettere nelle sue opere una incombente, imprevedibile e silenziosa minaccia (di nuovo Emily Dickinson...).

 

nun by gwen john

Strange Beauties non è solo il rituale omaggio del Sistema Arte all'artista-donna poco conosciuta (o dimenticata) a cui siamo ormai abituati. I suoi - in apparenza tranquilli - ritratti sono pieni di ineffabile allarme e profonda inquietudine. Rispecchiano abbastanza da vicino le vibrazioni del 2026.

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