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"I CAPORALI TI FANNO DIVENTARE UNO ZOMBIE" - I BRACCIANTI DI AMENDOLARA, DOVE QUATTRO LAVORATORI STRANIERI SONO STATI BRUCIATI VIVI, RACCONTANO DI DOVER ASSUMERE DROGA, ANTIDOLORIFICI ED ECCITANTI PER RIUSCIRE A LAVORARE ORE E ORE SOTTO AL SOLE: "MI HANNO PROPOSTO UNA SOSTANZA CHIAMATA 'ROYAL 225'. COSTA POCHI EURO. DICONO CHE SERVE A LAVORARE DI PIÙ" - LE SOSTANZE STUPEFACENTI SONO DIFFUSE IN TUTTA ITALIA: NEL 2021, LA PROCURA DI LATINA SCOPRI' LO SMERCIO DI 'DEPALGOS', UN POTENTE OPPIOIDE CHE VENIVA DISTRIBUITO AI BRACCIANTI INDIANI IMPIEGATI NEI CAMPI...

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Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per "la Repubblica"

 

SCENA DELLA STRAGE DI BRACCIANTI ARSI VIVI A AMENDOLARA IN CALABRIA

«Sì, Ali aveva fumato hashish. Succedeva spesso». Alaymar, il superstite della strage di Amendolara, lo racconta subito agli investigatori. Ali Raza, uno dei due uomini accusati di avere bruciato vivi quattro braccianti, aveva grande dimestichezza con la droga. E la droga, nel mondo del caporalato, non è una novità.

 

Da sempre è uno dei collanti tra schiavi e padroni. E infatti da mesi, tra attivisti, sindacalisti e operatori che lavorano nelle campagne del Sud, torna sempre la stessa voce: la diffusione di sostanze stupefacenti, antidolorifici ed eccitanti acquistabili per pochi euro e utilizzati per affrontare turni massacranti nei campi.

 

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«Ti fanno diventare uno zombie», raccontano alcuni braccianti. Non servirebbero a sballarsi. Servirebbero a lavorare. A non sentire la stanchezza. A reggere il dolore.

 

Una voce è quella di Soumaila Diawara che, quella droga, l'ha comprata davvero. Attivista maliano, da anni impegnato nella difesa dei lavoratori migranti, Diawara è entrato a Borgo Mezzanone e ha documentato quello che sostiene di avere trovato. Borgo Mezzanone è il più grande ghetto agricolo d'Italia.

 

IL MINIVAN IN CUI SONO STATI BRUCIATI VIVI I QUATTRO BRACCIANTI A AMENDOLARA IN CALABRIA

Decine di migliaia di persone vivono tra baracche di lamiera, container, roulotte e case costruite con materiali di fortuna attorno a una pista aeroportuale militare abbandonata. Una città invisibile nel cuore della Capitanata. Una città che tutti conoscono e che nessuno vede.

 

«Mi hanno proposto una sostanza chiamata Royal 225», racconta. «Costa pochi euro. Dicono che serve a lavorare di più, a non sentire la fatica». Diawara la compra, la mostra, la racconta. Ha anche il numero di targa dell'uomo da cui l'ha acquistata. Ha raccolto una serie di testimonianze molto chiare.

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Non sarebbe neppure la prima volta. Nel 2021 la Procura di Latina ha chiuso l'inchiesta «No Pain», nata proprio nelle campagne dell'Agro Pontino. Al centro c'era il Depalgos, un potente antidolorifico oppioide che, secondo gli investigatori, veniva distribuito a numerosi braccianti indiani impiegati nei campi non per curare, ma per continuare a lavorare. L'inchiesta portò a processo un medico e un farmacista ma soprattutto dimostrò una cosa: che il controllo dei lavoratori può passare anche dal controllo del loro corpo.

 

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Nel corteo che sabato ha attraversato le strade di Amendolara c'era anche chi racconta di avere provato sulla propria pelle gli effetti di quelle sostanze. Si chiama Kaur. Per diciotto mesi ha lavorato nell'Agro Pontino, tra raccolte di pomodori, broccoletti, angurie e meloni. A un certo punto si era fatto male a un braccio. [...]

 

«Mi hanno dato una medicina», racconta. «Mi hanno detto che mi avrebbe aiutato a continuare». Kaur dice di averla presa una sola volta. E di essersi spaventato. «Ho avuto paura, ho perso il controllo». Quando sente parlare della denuncia di Borgo Mezzanone non sembra sorpreso. «Nei campi succedono cose che chi non ci lavora non può immaginare». [...]

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