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IL TERRORE DI UNA GUERRA ALLE PORTE DI CASA – I CONFLITTI IN GIRO PER IL MONDO SONO LA PRINCIPALE PAURA PER IL 51% DEGLI ITALIANI - ILVO DIAMANTI: “LA MEDIATIZZAZIONE DELLE PAURE COSTITUISCE UN FATTORE IMPORTANTE DEL NOSTRO TEMPO. PERCHÉ TRASFORMA LE PAURE IN 'AUDIENCE'. COSÌ ALIMENTARE L'INCERTEZZA E L'INSICUREZZA PREOCCUPA, MA HA I SUOI INDUBBI VANTAGGI, SOPRATTUTTO SE SI TRATTA DI SOLLECITARE L'ATTENZIONE DELLE PERSONE SU ALCUNI ARGOMENTI...."
Estratto dell’articolo di Ilvo Diamanti per "la Repubblica"
SONDAGGIO DEMOS PER REPUBBLICA SULLE PAURE DEGLI ITALIANI - 18 MAGGIO 2026
La guerra, purtroppo, non è più una novità. È divenuta un aspetto che accompagna in modo corrente e ricorrente l'immagine del nostro tempo. […] Per questo motivo, però, rischia di venire sottovalutata.
Data per scontata. Normalizzata. Ma negli ultimi anni il sentimento è cambiato e la guerra ha nuovamente ripreso un ruolo importante nelle paure degli italiani, come mostra il recente sondaggio condotto da Demos per Repubblica.
Per la prima volta in questo decennio ha infatti coinvolto e coinvolge la maggioranza assoluta degli italiani. Il 51%. Un livello che era già cresciuto fra il 2022 e il 2023. All'inizio degli anni Venti, invece, l'attenzione e la tensione dei cittadini erano state attratte da altri motivi. Da altri eventi.
[…] Uno in particolare: il Covid, Che aveva coinvolto il Paese all'inizio del 2020 e si è sviluppato, con effetti pesanti e talora drammatici, fino a maggio 2023. […] E la "globalizzazione" ha non solo allargato, ma abolito i confini. Perché tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in ogni momento, ha effetti in ogni luogo. E dunque su ognuno di noi, come ha osservato il sociologo inglese Anthony Giddens.
La preoccupazione dei cittadini in questa fase, come mostra il sondaggio di Demos, riguarda sia gli effetti sull'economia nazionale sia il timore di "nuove guerre nel mondo". Ma questi sentimenti si estendono in misura diversa nella popolazione.
guerra in iran - inflazione e aumento del prezzo del petrolio negli stati uniti
Coinvolgono e sollecitano anzitutto e soprattutto i più anziani e le donne. E insieme a loro le categorie più deboli. Soprattutto i pensionati e i disoccupati. I più esposti alle crisi.
Ma l'inquietudine appare presente e ampia anche nelle categorie "produttive", come i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, che sono e si sentono esposti agli effetti della crisi globale. […]
La paura dei giovani e degli studenti, infatti, cresce maggiormente quando si parla di effetti economici, si ridimensiona se ci si riferisce all'estendersi dei conflitti su base globale.
La ragione plausibile di questo divario richiama, certamente, la maggiore "confidenza con il mondo", che fra i giovani è molto più ampia e diffusa rispetto alle altre generazioni. In quanto sono una "generazione globale", che non ha certo paura di ciò che avviene nel mondo.
O meglio, ne hanno timore ma al tempo stesso la loro visione va oltre i confini nazionali. E si adegua agli avvenimenti. Dovunque avvengano. Così riescono ad affrontare e a comprendere meglio gli avvenimenti internazionali. Cioè ne hanno paura ma al tempo stesso sono in grado di fare fronte ad essi. Certamente meglio dei "più anziani"[…]
vladimir putin volodymyr zelensky - guerra in ucraina
Si ripropone la questione che abbiamo già citato. La mediatizzazione delle paure, che costituisce un fattore importante del nostro tempo. Perché trasforma il significato delle paure. Che "fanno paura" ma al tempo stesso "audience". Così alimentare l'incertezza e l'insicurezza preoccupa, ma ha i suoi indubbi vantaggi.
Soprattutto se si tratta di sollecitare e incentivare l'attenzione delle persone su alcuni specifici argomenti. Per favorire gli ascolti. Così le preoccupazioni oscillano fra guerra ed economia. Ma in entrambi i casi funzionano sul piano degli ascolti, in quanto sono meccanismi che avviano e sostengono il sistema mediatico. Perché la paura fa paura. Ma anche spettacolo.
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