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I CONTI NON TORNANO PIÙ PER MELONI E GIORGETTI – NESSUNO SA QUANDO FINIRÀ IL BLOCCO DI HORMUZ, MA A GIUGNO SCADRÀ IL TAGLIO DELLE ACCISE SUI CARBURANTI E IL TESORO NON HA PIÙ FONDI PER FINANZIARE IL “BONUS”. CHE FARE? – SE L’UE NON CONCEDERÀ UNA DEROGA SUI CONTI PUBBLICI PER L’EMERGENZA ENERGETICA, LA SORA GIORGIA CHIEDERÀ AL PARLAMENTO UNO SCOSTAMENTO DI BILANCIO. E TANTI SALUTI ALL’OBIETTIVO DI PORTARE IL DEFICIT SOTTO IL 3% – NEL 2026 LA GUERRA DEL GOLFO DELL'EX “AMICO” TRUMP COSTERÀ ALLE FAMIGLIE ITALIANE OLTRE MILLE EURO: UNA GRANA PER LA DUCETTA A UN ANNO DAL VOTO...
Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”
giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse 2
Nei palazzi della politica tutti se lo chiedono e nessuno ha la risposta: il blocco dello stretto di Hormuz finirà? Allo stesso tempo circola una certezza: anche se accadesse in tempi rapidi, le conseguenze peseranno sull'economia mondiale almeno per sei mesi e a pagarne il prezzo saranno soprattutto i consumatori. [...]
Secondo le ultime stime delle associazioni industriali e artigiane, quest'anno la guerra per Hormuz costerà alle famiglie italiane almeno mille euro, millecinquecento se la famiglia usa più di un'auto e consuma molta luce. Nello scenario peggiore il Fondo monetario ha calcolato un costo fino a 2.270 euro.
stretto di hormuz - petrolio e gas
Per Giorgia Meloni - a un anno o poco più dalle elezioni politiche - è una grana. Margini di bilancio per finanziare sconti fiscali non ce ne sono più.
La Commissione europea al momento non è disponibile a sostenere la proposta italiana di introdurre una clausola di salvaguardia dalle regole di bilancio per l'emergenza, dunque la premier è stretta fra l'incudine e il martello: da una parte c'è da tenere a bada la spesa nel Paese che quest'anno avrà il debito pubblico più alto di quello greco, dall'altra la necessità di dare risposte agli elettori.
BENZINA E CARO CARBURANTI - VIGNETTA BY STEFANO ROLLI
Lo sconto sulle accise dei carburanti è la risposta più rapida ai rincari. Almeno la metà dei Paesi europei ha scelto di intervenire: c'è chi ha introdotto sconti, chi ha imposto limiti al numero di aumenti possibili, in alcuni casi si è persino imposto un tetto ai prezzi.
La Casa Bianca - è notizia di ieri - sta pensando di sterilizzare del tutto la componente fiscale, peccato negli Stati Uniti pesi sul prezzo del gallone per il 20 per cento, un terzo di quanto non costi agli italiani.
Dopo l'inizio della guerra il governo ha introdotto misure che costano quattrocento milioni al mese, ma si tratta di un palliativo, soprattutto per chi consuma benzina (lo sconto vale appena cinque centesimi) o per gli autotrasportatori, coloro dai quali parte l'aumento dei prezzi finali dei beni.
giorgia meloni e giancarlo giorgetti 2
Per far tornare i conti e rispettare gli impegni con Bruxelles il governo ha dovuto spezzare in due gli interventi normativi, e con tempi di scadenza degni di una bottiglia di latte: quelli per tutti (confermati sabato) valgono fino al 22 maggio, mentre il credito d'imposta agli autotrasportatori terminerà a fine mese.
Quest'ultimo è ciò che preoccupa di più: sono stati stanziati appena cento milioni per uno sconto che dovrebbe valere il venti per cento delle spese sostenute, e le cifre sui costi che circolano fra gli esperti sono molto più alte.
A precisa domanda su cosa accadrà a giugno la risposta di Palazzo Chigi e Tesoro è «attendiamo gli eventi», ma a meno di non ricorrere a tagli di spesa in corso d'anno per altre voci, i conti italiani sono già sul filo delle regole.
Ormai anche pubblicamente la premier e il ministro Giancarlo Giorgetti vanno dicendo che se necessario si derogherà alle regole e si rinuncerà al tre per cento. Quando? La risoluzione approvata dalla maggioranza il 30 aprile sull'ipotesi di scostamento di bilancio lascia aperta ogni porta. [...]
Secondo quanto ricostruito Meloni è decisa a chiedere uno scostamento in tempo per la legge di Bilancio dell'autunno. Che fare se nel frattempo la guerra non si fermerà? Per quanto tempo ancora il governo può raschiare il barile del bilancio pubblico?
La possibilità concreta è che il governo intervenga molto prima, al più tardi in giugno. L'attesa per il momento è tattica: il 22 e 23 maggio è previsto una riunione dei ministri finanziari europei a Cipro, il 12 giugno ne è prevista una seconda in Lussemburgo.
GIORGIA MELONI E LE ACCISE - VIGNETTA BY LELE CORVI - IL GIORNALONE - LA STAMPA
Fino ad allora il governo attenderà una risposta europea che permetta di spendere un po' di più senza violare apertamente le regole. Se non accadrà, si presenterà in Parlamento per la richiesta di scostamento.
L'opposizione ha già fatto sapere che a certe condizioni la voterà, e questa per Meloni potrebbe essere una ragione in più per farlo.
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