franco maria luisa dino ramponi

"I FRATELLI RAMPONI SI LAVAVANO UTILIZZANDO L'ACQUA RACCOLTA IN UNA VASCA POSTA SUL TETTO DELLA LORO CASA. C’ERA UN TUBO CHE SCENDEVA E CON QUELLO SI LAVAVANO" - UN CITTADINO DI CASTEL D’AZZANO RACCONTA LA VITA BUCOLICA DEI TRE FRATELLI-TERRORISTI CHE, LO SCORSO OTTOBRE, HANNO FATTO SALTARE IN ARIA IL LORO CASOLARE UCCIDENDO TRE CARABINIERI. I MILITARI ERANO INTERVENUTI PER SFRATTARE I RAMPONI (DINO, FRANCO E LUISELLA), CHE AVEVANO UN DEBITO CON LA BANCA PER 160 MILA EURO - LE MINACCE AL CUSTODE GIUDIZIARIO E ALLE FORZE DELL'ORDINE ("VI AMMAZZIAMO TUTTI") - LO SCARICABARILE DI FRANCO RAMPONI: "È STATA MIA SORELLA LUISELLA A FAR ESPLODERE LA CASA. IO E DINO ERAVAMO NEI CAMPI" - PRIMA DELL'OPERAZIONE, UN'AMICA-CARTOMANTE DI UN CARABINIERE AVEVA PREVISTO: "QUEI TRE VI ASPETTANO..."

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Estratto dell'articolo di Andrea Pasqualetto per il "Corriere della Sera"

 

CASA DEI FRATELLI RAMPONI

«Vi ammazzo tutti», urlava Luisella prima di innescare la fiamma che ha fatto esplodere il casolare saturo di gas. L’aveva promesso e l’ha fatto. Venti giorni prima il custode giudiziario Piergiorgio Bonini era andato a fare un sopralluogo con i carabinieri in vista dello sgombero: «Guardate che faccio saltare in aria l’immobile con una bombola di gas — aveva minacciato Luisella dal balcone — e se salto per aria io, Bonini è un uomo morto». Il fratello Dino era con lei: «Se muore mia sorella vedi cosa ti succede!».

 

FRANCO RAMPONI

Stesse scene nel novembre del 2024, quando c’era stato un primo tentativo di liberazione della grande casa di campagna e dell’azienda agricola a Castel D’Azzano, nella Bassa veronese, pignorate per via dei debiti e quindi in vendita. Quella volta c’era anche Franco, il fratello maggiore, che con Maria Luisa detta Luisella e Dino era salito sul tetto della stalla: «Se vi avvicinate andiamo tutti bruciati all’inferno».

 

Il 14 ottobre dello scorso anno, nel cuore della notte, dopo aver aperto il gas e piazzato tre molotov, Luisella ha appiccato il fuoco con un accendino e il casolare è esploso. È stata una strage: tre carabinieri morti, Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, e una ventina di feriti, quasi tutti uomini delle forze dell’ordine. I fratelli sono finiti subito in carcere e lo scorso 24 luglio la procura di Verona ha chiesto il rinvio a giudizio, sul quale deciderà il giudice il prossimo 17 settembre.

 

MARIA LUISA RAMPONI

Nelle carte depositate ci sono le testimonianze di chi ha operato, l’interrogatorio dell’unico fratello che ha finora risposto agli inquirenti, dei vicini di casa, dei parenti. Emerge l’incredibile vita dei fratelli Ramponi, Luisella, Dino e Franco, 60, 63 e 66 anni, tanto uniti e solidali fra loro quanto isolati dal resto del mondo.

 

«Non li ho mai visti andare in paese, a volte non rispondevano nemmeno al saluto», ricorda Raffaello Petterlini, 72 anni e famiglia contadina: «Iniziavano a lavorare i campi con il buio, verso le 23, non me lo sono mai spiegato». Antonello Danese abita da 27 anni a 50 metri dai Ramponi:

 

«Non ho mai visto la sorella mentre i due fratelli mi è capitato di scorgerli nelle campagne nelle ore notturne... Che io sappia non avevano rapporti con nessuno, non credo avessero amici».

 

Vivevano dei prodotti dei campi, avevano galline, un tempo le mucche, una capra. Qualche volta andavano a fare la spesa. «In bicicletta, passando per strade di campagna per non farsi vedere in paese», ricorda un loro cugino, Guglielmo, che cerca di spiegare l’origine di questo loro mondo chiuso:

DINO RAMPONI

 

«Zia Armida (madre dei fratelli, ndr ) non li lasciava mai liberi, non potevano giocare, dovevano aiutare i genitori». Quando madre e padre sono venuti a mancare si sono divisi i ruoli: Franco si occupava delle bestie, Dino lavorava i campi, Luisella era addetta al focolare. «Lei doveva prendersi cura della casa, mi diceva Franco».

 

Il compagno di classe di Dino, Marcello Fusini, è riuscito a vedere all’interno della corte: «Utilizzavano una vasca posta sul tetto per la raccolta dell’acqua piovana e c’era un tubo che scendeva e con quel tubo si lavavano». [...]

 

«La signora Ramponi era venuta a chiedermi 20 mila euro sotto forma di cambiale agraria — ricorda il direttore di filiale del Credito cooperativo — era molto fuori degli schemi, un po’ trasandata, siamo andati a trovarli e abbiamo visto che lavoravano, che l’azienda c’era e abbiamo erogato».

 

maria luisa ramponi tra le macerie

La crisi ha iniziato a mordere, i fratelli hanno chiesto un mutuo ipotecario da 160 mila euro ma non riuscivano a pagare le rate. Sono quindi scattati il pignoramento e l’ordine di sgombero. «Io non ce l’avevo con i carabinieri ma con il custode giudiziario, a lui avrei dato tante botte — ha precisato Franco, interrogato — In ogni caso non ho fatto esplodere la casa, c’era solo mia sorella lì, io e Dino eravamo nei campi dalle 23.30». [...]

 

Ma gli inquirenti la pensano in un altro modo: «Franco e Dino si sono dati alla fuga nei campi dopo aver preparato l’attentato», scrive la pm Elvira Vitulli. Arcudi lo sussurra: «Non dovevano entrare in una situazione così tesa».

 

Franco Maria Luisa DINO RAMPONI

Nei mesi scorsi la famiglia del luogotenente Piffari, assistita dagli avvocati Davide Adami e Marco Libardi, aveva fatto un esposto in procura per capire se tutti i rischi dell’operazione sono stati valutati fino in fondo.

 

Tre giorni prima della strage Piffari aveva confidato le sue paure a un’amica che gli aveva letto i tarocchi: «Questi sono pronti ad attenderci, sono preparati, è come se avessi un campanello d’allarme che suona dentro di me».