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Fulvio Fiano per Corriere della Sera
Da una parte «due ragazze spregiudicate, libere, e determinate nel raggiungimento dei loro scopi, alla ricerca di sensazioni forti, desiderose di beni costosi e disposte a tutto pur di averle. Bisognose di soddisfare la sete di apparire grandi, di essere desiderate, di eccitare, di essere belle ed anticonformiste».
Dall'altra, insieme a sfruttatori e clienti, una mamma «senza alcuno scrupolo, nemmeno per la posizione della figlia minorenne, che invece avrebbe dovuto essere tutelata». à uno scenario «di particolare squallore» quello che descrivono i giudici del Tribunale del riesame nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno confermato il carcere per Mirko Ieni, Riccardo Sbarra e la madre di una delle due minorenni che si prostituivano in un appartamento di viale dei Parioli, e altrove.
Un incontro ai Parioli intercettato dai carabinieri Per la stessa vicenda altre tre persone sono a Regina Coeli: l'imprenditore Marco Galluzzo (accusato di essere assieme a Ieni il pusher delle adolescenti), Nunzio Pizzicalla (il loro sfruttatore) e Michael Mario De Quattro,ricattatore a mezzo video. Questi ultimi due non hanno fatto ricorso, mentre la posizione di Galluzzo e di Ieni per lo spaccio verrà discussa giovedì.
Parte da una frase di una delle ragazze il filo logico e giuridico teso dal presidente Franca Amadori e dai giudici a latere Maria Viscito e Marco Genna a sostegno della decisione: «Io sono disposta a fare questa cosa, perché secondo me questo è il prezzo da pagare per tutte le cose che vogliamo noi», mette a verbale la più piccola delle due (15 anni compiuti ad ottobre), riferendosi alla prostituzione.
Una attività che avevano iniziato da sole e nel corso della quale hanno incontrato Ieni. La cui posizione - scrivono i giudici nelle 44 pagine di ordinanza - non è affatto ritenuta meno grave per il fatto che non sia stato lui a convincerle la prima volta: «Basta pensare che gli stessi futili motivi, quale spinta motivazionale all'esercizio della prostituzione - elemento inquietante nella vicenda in quanto chiaro sintomo della devastazione morale delle due minorenni - costituiscono espressione della immaturità delle due ragazze e della incapacità di operare scelte consapevoli».
Pur riprendendo la ricostruzione dell'avvocato difensore Raffaela Scutieri, induzione e sfruttamento a carico di Ieni non sono confutabili. «Entrambe le ragazze - continuano i giudici - lavoravano tre volte a settimana ma, da quando avevano conosciuto Ieni, lavoravano tutti i giorni». I testi di telefonate e sms allegati alle indagini raccontano di indicazioni, rimproveri, controlli sulla loro attività tali da offrire «una granitica prova indiziaria».
Nessun dubbio anche sulla consapevolezza della loro età . Lo dicono la marcia indietro di alcuni clienti, l'evasività delle due ogni volta c'era da mostrare i documenti, il fatto che lo stesso Ieni, «figura chiave» dell'inchiesta, le andasse a prendere a scuola e le chiamasse le «ragazzette», tanto da avere con loro «comportamenti più protettivi» di quelli assunti con le due prostitute maggiorenni che usavano lo stesso appartamento.
Ma sarebbe sbagliato pensare a delle remore di carattere morale. Ieni, per i giudici, non solo «non ha avuto alcun scrupolo nello sfruttare minorenni a fini economici», ma neanche alcun «senso di vergogna, di autocritica, di ripensamento». E scrupoli non ne ha neppure la mamma della quindicenne, la quale «sa che la figlia con tale attività guadagna molti soldi, perché anche lei ne usufruisce», scrive il Riesame.
Ancora, è lei che ha «indotto, favorito e sfruttato la prostituzione della figlia dandole precise indicazioni sulle modalità di svolgimento, facendosi pagare acquisti con il provento dell'attività . La particolare gravità della condotta della madre, la spregiudicatezza dimostrata nel violare le norme penali a fini di lucro» ne giustificano la permanenza in carcere. E quando l'altra madre la contatta per esprimerle i sospetti - da cui la denuncia che ha poi dato il via all'inchiesta - lei la liquida così: «Se non hai la prova provata vattene, altrimenti ti querelo».
Infine la posizione di Sbarra. Il commercialista rivela dalle intercettazioni «un interesse morboso» per le ragazze. Anche perché ha già dimostrato di voler cancellare le prove quando, durante una perquisizione in casa, «ha distrutto due computer, gettandoli dalla finestra, all'evidente scopo di impedire agli inquirenti di scoprire ulteriori elementi e circostanze quanto meno per lui scomodi». Un episodio sintomatico che «s'innesta in uno scenario più ampio e complesso in cui molte sono le posizioni di rilievo investigativo, ancora da individuare». Il primo capitolo può chiudersi così, in attesa del processo. Altri sono destinati ad aprirsene.
2. FRECCERO: "NÃ VITTIME NÃ VIOLENTATE, OGGI LA PROSTITUZIONE Ã VISTA COME UN'OPPORTUNITÃ PER ASCENDERE LA SCALA SOCIALE E RAGGIUNGERE IL SUCCESSO"
Carlo Freccero per il mensile Pocket-Parioli
Nel recente scandalo delle baby prostitute, la cosa che ha fatto più impressione sull'opinione pubblica è stata l'atteggiamento spavaldo delle ragazze. Le baby prostitute sono state per legge oggetto di violenza in quanto minori. Ma la cosa che sconcerta è che loro non si ritengono né vittime né violentate e soprattutto non provano nessun tipo di vergogna sociale per quanto hanno fatto.
Ed arriviamo al nocciolo del problema. Ieri la prostituzione era emarginazione, non portava da nessuna parte ed era motivo di vergogna. Oggi la prostituzione è vista come un'opportunità per ascendere la scala sociale e raggiungere il successo.
Ieri la mobilità sociale era legata al titolo di studio. Oggi l'ascensore sociale si è bloccato per chi studia, ma questo blocco sembra non valere per chi si prostituisce, per chi corrompe, per chi si muove ai margini della legalità .
E' bastato cambiare nome alle cose. Oggi una prostituta che si chiama escort è una ragazza elegante con tutti gli status symbol del caso. Nel suo futuro c'è lo spettacolo, persino la carriera politica. A questa visione del mondo ci ha abituato la cronaca di processi come il Rubygate o l'apparizione televisiva di ragazze che rivendicano una superiorità sulle coetanee basata sull'avvenenza fisica. Del resto quelle meno avvenenti sono oggetto di pesanti ironie, indipendentemente dai loro meriti intellettuali.
Anche il femminismo o la percezione della femminilità hanno subito un ribaltamento Le femministe storiche misero al rogo i reggiseni e sostituirono i tacchi a spillo con gli zoccoli. Il loro messaggio era: vogliamo la parità con gli uomini e non accettiamo di essere considerate donne oggetto. Oggi le ragazze vivono la loro femminilità come una forma di potere sull'uomo, un potere che le rende non uguali, ma superiori, perché rappresenta un mezzo di controllo. Se non posso raggiungere il potere, posso controllare chi il potere lo detiene.
In un mondo dalle opportunità bloccate, in cui i giovani dotati di competenze devono forzatamente emigrare, l'ascensore sociale è costituito da una serie di talenti a cui ci si affida per sbancare la lotteria della vita. C'è chi sa cantare, chi sa ballare, chi è semplicemente bella. La bellezza è il talento universale, perché anche chi canta, balla, presenta, deve essere bella.
I concorsi di bellezza sono dei talent, e lo sono i concorsi per modelle, i casting per il "Grande Fratello" o La "Pupa e il Secchione". La cosa più sconcertante non è l'adesione delle adolescenti a questa visione del mondo, ma piuttosto l'impegno delle famiglie, dei padri e delle madri, a promuovere la visibilità delle figlie.
La prima ad avere percepito il potere della bellezza è Marilyn Monroe de "Gli uomini preferiscono le bionde", che candidamente esclama: "Per un uomo la ricchezza è quello che è la bellezza per la donna". Quest'equazione, che fa della bellezza un'opportunità , è percepita dalle famiglie, che non puntano più sull'istruzione dei figli, ma sulla chirurgia estetica, i corsi di ballo, i concorsi di miss.
Oggi solo due cose contano: essere visibili ed avere successo. E chi non ha un talento specifico identifica le proprie potenzialità in quella che è ormai la forma di talento universale: la bellezza.
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