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I PISCHELLI SI STANNO RINCOGLIONENDO O SIAMO NOI CHE STIAMO INVECCHIANDO? – IL NUOVO TORMENTONE DELLA GENERAZIONE ALFA (I NATI DAL 2010 IN POI) È “SIX SEVEN”, UN MEME NONSENSE IN CUI SI ESCLAMA “6-7” IN INGLESE MENTRE SI AGITANO LE MANI COME DUE PIATTI DELLA BILANCIA – IL MEME È ARRIVATO PERSINO IN VATICANO: LO SCORSO 16 MAGGIO, DURANTE L’INCONTRO DI LEONE XIV CON 600 CRESIMANDI DI GENOVA, UN GRUPPO DI ADOLESCENTI HA MIMATO IL GESTO AL PONTEFICE, CHE HA RISPOSTO IMITANDOLI – IL “SIX SEVEN” NON HA UN SIGNIFICATO CHIARO E STA FACENDO IMPAZZIRE GENITORI E INSEGNANTI. MA PER GLI ESPERTI L’IMPORTANTE NON È IL MESSAGGIO CHE CERCA DI TRASMETTERE: È UNA SORTA DI “RICONOSCIMENTO GENERAZIONALE” PER… - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Elvira Serra per il “Corriere della Sera”

 

Se digitate su Google le parole «six-seven», sul monitor sbucherà una serie di contenuti.

il meme six seven 4

Di diverso dal solito, però, c’è che lo schermo per qualche secondo ballerà. Effetto mal di mare assicurato. Colpa (o merito) del «6-7», «six-seven» in inglese, fenomeno che sta spopolando tra la generazione Alfa (i nati dal 2010 a oggi).

 

Ragazzini di ogni Paese provano un gusto ingiustificato a pronunciare queste due parole con la mimica dei due piatti della bilancia che si alzano e si abbassano. Il tormentone è arrivato perfino in Vaticano. Il 16 maggio, durante l’incontro di Leone XIV con 600 cresimandi di Genova, un gruppo di adolescenti, incoraggiato dal prete influencer don Roberto Fiscer, ha salutato il pontefice al grido di: «Six-seven!», agitando i palmi delle mani. Il Papa, dopo un momento di perplessità, ha replicato imitando il gesto.

PAPA LEONE E IL MEME 6-7 - 1

 

[…] Non c’è più religione? Manteniamo la calma. E andiamo alle origini del fenomeno.

Inutile avventurarsi nella ricerca di possibili significati. Per la sociolinguista Vera Gheno si va dal «vabbè» a «ok» a «nessun significato».

 

Una cosa pare certa: gli studenti hanno capito il potenziale diabolicamente snervante del tormentone. Basta che un ingenuo docente chieda di aprire il libro a pagina 67, e giù risatine, con lo slogan del demonio urlato in faccia al prof. […]

 

Il binomio appare per la prima volta alla fine del 2024 nel ritornello di una canzone del rapper americano Skrilla, secondo alcuni riferito al codice radio della polizia per comunicare il ritrovamento di un cadavere (il cantante ha smentito qualunque senso: ognuno può pensare quel che vuole). Il brano — «Doot Doot (6 7)» — è stato poi usato dal campione di basket Taylen Kinney in alcuni video su TikTok: e lì si pensa fosse riferito alla sua altezza, 6 piedi e 7 pollici.

 

Poi, il tredicenne Maverick Trevillian è diventato testimonial universale dell’assoluto nonsense gridato davanti alla telecamera di uno youtuber durante la diretta di una partita di basket: 1 milione di visualizzazioni in pochi giorni (ora il «67 Kid», cioè Maverick, ha 212 mila follower su Instagram).

 

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A questa follia collettiva hanno aderito diversi brand: McDonald’s con un «menu 6 7», Pizza Hut con le alette di pollo a 67 centesimi l’una, Zara con le magliette a tema. Dobbiamo preoccuparci? «Forse sì, del fatto che stiamo invecchiando», provoca Lorenza Alessandri, filosofa prestata alle lettere, autrice di grammatiche italiane e di saggi di didattica creativa, che insegna al liceo delle scienze applicate Cardano di Pavia.

 

«Nella mia scuola il tormentone sta arrivando adesso ed è singolare che abbia seguito il percorso inverso: in genere sono i più piccoli a emulare i fratelli maggiori per sentirsi più grandi». Vera Gheno spiega che «six-seven più che un significato specifico ha la valenza di una sorta di segno di riconoscimento generazionale, un “simbolo segreto” per riconoscersi parte della Gen-Alfa».

 

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E Patrick Facciolo, analista della comunicazione, aggiunge: «Il potere del six-seven risiede proprio nella sua opacità semantica. I ragazzi non stanno comunicando un contenuto, quanto un senso di appartenenza. L’espressione funziona come parola d’ordine, come marcatore generazionale che permette di riconoscersi all’interno della stessa comunità. L’opacità del significato è proprio l’elemento chiave in grado di creare un confine: chi comprende l’apparente irrazionalità di questo codice è dentro, chi non lo capisce resta fuori». Il fatto, poi, che sia irritante, diventa per Alessandri «un marcatore di estraneità molto forte». […]

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