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I PREDATORI DOVRANNO TROVARSI UNA NUOVA PIATTAFORMA - CHIUDE OMEGLE, IL POPOLARE SITO DI CHAT E VIDEOCALL CON SCONOSCIUTI: FONDATO NEL 2009, ERA DIVENTATO POPOLARE DURANTE LA PANDEMIA TRA I GIOVANISSIMI, MA ERA STATO SOMMERSO DALLE DENUNCE DI ABUSI DA PARTE DI TANTI UTENTI CHE RACCONTAVANO DI ESSERE FINITI NELLA TRAPPOLA DEI PEDOFILI - ALLA FINE IL CREATORE, LEIF K. BROOKS, SI È ARRESO: “LO STRESS E LE SPESE SONO SEMPLICEMENTE ECCESSIVI. NON VOGLIO AVERE UN INFARTO A 30 ANNI...”
Da “Agi”
Omegle, il popolare sito di chat e videocall dal vivo, con sconosciuti, chiude dopo 14 anni. Decisive sono state le tante denunce di abusi da parte degli utenti che hanno costretto il fondatore ad annunciare il definitivo stop. Il servizio di messaggeria, che consentiva agli utenti di socializzare online con utenti casuali, era cresciuto in popolarità, soprattutto tra gli adolescenti, durante la pandemia. Sul sito è apparsa l'immagine di una lapide e un messaggio, finale, del suo creatore, Leif K. Brooks.
Leif K. Brooks fondatore di omegle
Brooks, originario del Vermont, aveva lanciato la piattaforma nel 2009, poco più che maggiorenne. Oggi spiega che la gestione del sito web "non è più sostenibile, né finanziariamente né psicologicamente". La fine di Omegle arriva in un periodo storico difficile per le piattaforme di social media che si trovano ad affrontare un sempre più crescente controllo da parte delle autorità di regolamentazione di tutto il mondo.
Il social è stato oggetto di polemiche, come ricorda la BBC, incluso un caso epocale in cui una giovane americana ha accusato la piattaforma di averla accoppiata casualmente con un pedofilo. L'utente era minorenne quando è avvenuto l'incidente e la causa contro Omegle è stata intentata 10 anni dopo, nel novembre del 2021. Il team legale di Omegle ha sostenuto in tribunale che il sito web non era responsabile di quanto accaduto e ha negato che fosse "un rifugio per i predatori". L'emittente inglese ha però scoperto che Omegle è stato menzionato in più di 50 casi contro i pedofili in paesi tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Australia.
Brooks ha spiegato che "non può esserci un giudizio onesto su Omegle senza riconoscere che alcune persone ne hanno abusato, anche commettendo crimini indicibilmente atroci". Senza però fornire dettagli specifici, ha sottolineato anche la "costante raffica di attacchi contro i servizi di comunicazione" come Omegle da parte di "un gruppo di utenti dannosi". "Per quanto vorrei che le circostanze fossero diverse, lo stress e le spese" contro tutto ciò "sono semplicemente eccessivi", ha aggiunto. "Francamente, non voglio avere un infarto a 30 anni", ha concluso, desolatamente.
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