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I RICCHI SONO UN PROBLEMA…AMBIENTALE - LO 0,1% PIÙ RICCO DEL PIANETA (CIRCA 8 MILIONI DI PERSONE) EMETTE PIÙ CO2 DI QUASI 3,5 MILIARDI DI ESSERI UMANI APPARTENENTI ALLA METÀ PIÙ POVERA DELL'UMANITÀ - IN MEDIA, IL CONTRIBUTO DI UN SINGOLO SUPER-RICCO ALLE ONDATE DI CALORE CHE AFFLIGGONO IL PIANETA È 400 VOLTE SUPERIORE A QUELLO DI UNA PERSONA COMUNE (NEL MIRINO CI SONO SOPRATTUTTO I JET PRIVATI) - E MENTRE I PIÙ POVERI RESTANO INERMI DI FRONTE A EVENTI CLIMATICI SEMPRE PIÙ ESTREMI, I SUPER-RICCHI TROVANO VIE D'USCITA: BUNKER SOTTERRANEI IPERTECNOLOGICI, SQUADRE ANTINCENDIO PRIVATE O POLIZZE A COPERTURA DELLE PROPRIE PERDITE…

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'CRISI CLIMATICA D'ORO PER I PAPERONI, FANNO 400 VOLTE LA CO2 DI UNA PERSONA COMUNE'

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(ANSA) - ROMA, 27 OTT - A qualcuno la crisi climatica conviene: secondo Oxfam in un solo anno, lo 0,1% più ricco del pianeta — circa 8 milioni di persone — emette più CO2 di quasi 3,5 miliardi di esseri umani appartenenti alla metà più povera dell'umanità. In media, il contributo di un singolo super-ricco alle ondate di calore che affliggono il pianeta è 400 volte superiore a quello di una persona comune.   

 

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È la fotografia scattata dal nuovo report di Oxfam, diffuso alla vigilia della Cop31 sul clima, in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia. "La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l'intera umanità, ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta", spiega Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. Lo 0,1% più facoltoso del mondo produce oggi emissioni tripli rispetto a quelli dell'intera Africa sub-sahariana, 1,3 miliardi di persone.

 

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E mentre i più poveri restano inermi di fronte a eventi sempre più estremi, i super-ricchi "trovano vie d'uscita: bunker sotterranei ipertecnologici, squadre antincendio private o polizze a copertura delle proprie perdite". Secondo Petrelli "i super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori".

 

I numeri del dossier diono che l'1% più ricco ha causato da solo il 20% del riscaldamento globale registrato dal 1990 a oggi. Entro il 2050 i danni economici attribuibili al top 1% sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari. Simbolo estremo della disuguaglianza è il jet privato: in due secondi di volo, emette più CO2 di quanta ne generi in un anno una persona della metà più povera del mondo.   

 

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Il report denuncia poi il rovescio della medaglia: il profitto. Il mercato globale della gestione dei disastri potrebbe crescere da 70 a 92 miliardi di dollari l'anno entro il 2029. Il nuovo "Destroy & Rebuild Index" di Oxfam ha analizzato 217 grandi aziende capaci di guadagnare su entrambi i fronti: prima alimentando la crisi con i combustibili fossili, poi incassando su prevenzione, risposta e ricostruzione.

 

Fondi come BlackRock e Vanguard detengono partecipazioni nel 92% di queste aziende, per oltre 1.000 miliardi di dollari. Sul fronte delle vittime pesa anche il fattore di genere: a pagare di più, nei paesi più fragili, sono quasi sempre donne e ragazze, tra insicurezza alimentare, lavoro di cura non retribuito, abbandono scolastico e matrimoni precoci.   

 

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Oxfam rilancia la campagna "Climate Justice Is Gender Justice", che culminerà il 5 novembre a Firenze, a 60 anni esatti dall'alluvione del 1966. L'appello alla Cop31 è netto: tassare i grandi patrimoni e i beni di lusso inquinanti secondo il principio "chi inquina paga", triplicare i fondi per l'adattamento del Sud globale entro il 2035 evitando prestiti che accrescono il debito, rafforzare il welfare contro i nuovi rischi climatici e fermare la speculazione sui disastri. La crisi climatica, conclude il rapporto, non colpisce tutti allo stesso modo: e finché chi la genera ne trarrà profitto, la sfida "che dovrebbe accomunare l'umanità" resterà una beffa per chi la paga in prima persona.