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"IL KILLER E I MANDANTI DELL'OMICIDIO DI MIO PADRE RESTANO ANCORA SENZA NOME" - LO RACCONTA DANTE CHICHIARELLI, FIGLIO DEL "FALSARIO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA" TONY: "MIO PAPÀ HA VISSUTO IN UN AMBIENTE CRIMINALE DI ALTISSIMO PROFILO E IL DRAMMATICO EPILOGO RIENTRA IN QUESTA STORIA CARICA DI INTERROGATIVI E MISTERI" - SU NETFLIX E' ARRIVATO IL FILM "IL FALSARIO", IN CUI SI RACCONTANO I LEGAMI DI TONY CON I SERVIZI SEGRETI DEVIATI (SAREBBE STATO LUI A STAMPARE IL COMUNICATO FARLOCCO DELLE BR DURANTE IL RAPIMENTO MORO) E CON LA BANDA DELLA MAGLIANA... - VIDEO

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(Adnkronos) - "Ero nell'auto con i miei genitori quella notte, avevo appena un mese, e solo per un miracolo nessun proiettile mi ha ferito. A distanza di oltre 40 anni dall'agguato in cui mio padre è stato ucciso, sono più gli interrogativi che le risposte. Di lui mi restano i quadri che sono più di un lascito: sono la sua eredità". Lo afferma, in un'intervista a Flaminia Savelli su 'il Messaggero', Dante, oggi 42enne e figlio di (Antonio) Tony Chichiarelli, figura che ha ispirato 'Il falsario', la pellicola disponibile su Netflix con l'attore Pietro Castellitto.

 

Come ricorda 'il Messaggero', la vita del 'Falsario', ucciso da una scarica di proiettili la notte tra il 27 e il 28 settembre del 1984 in zona Talenti a Roma, "è legata a doppio filo a quella della Banda della Magliana". "C'è la firma del Falsario - ricorda il quotidiano - dietro la rapina milionaria alla sede romana della Brink's Company ed è sempre di Chichiarelli, il (falso) comunicato n. 7 delle Brigate Rosse che annunciava l'esecuzione del presidente Aldo Moro e dove trovare il corpo, nei fondali del Lago della Duchessa".

 

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Nell'intervista Dante Chichiarelli ricorda l'omicidio del padre: "Spararono prima a mia mamma. Come poi lei mi ha raccontato, ha spostato la testa quel poco che le ha salvato la vita. Un movimento impercettibile ma decisivo.

 

Lei ricorda nel tumulto, quasi incosciente, mio padre che urla contro il killer e poi i colpi di pistola che lo centrano. In molti, negli anni, hanno scritto che mio padre provò a scappare. In realtà non fu così: era posizionato con la macchina in maniera tale che, se avesse voluto, avrebbe potuto ingranare la marcia e salvare la sua e la mia di vita. Invece, scese dall'auto cercando di affrontare il suo assassino".

 

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"Mio papà - osserva il figlio - ha vissuto in un ambiente criminale di altissimo profilo e il drammatico epilogo rientra in questa storia carica, ancora oggi, di interrogativi e misteri. Ecco perché il killer e i mandanti restano, ancora oggi, senza nome". "È stato un lungo viaggio quello che mi ha portato a capire, per quanto possibile, la storia della mia famiglia. Per molti anni mi è stato detto che i miei genitori erano stati coinvolti in un incidente stradale. Gradualmente ho scoperto la verità.

 

E in questo lungo viaggio proprio i quadri di mio papà mi hanno aiutato", sottolinea Dante Chichiarelli al quotidiano: "Ho iniziato a cercare tutto quello che era possibile recuperare negli archivi, nei libri. Mi sono concentrato sulle sue opere e il primo pezzo del puzzle che sono riuscito a inserire riguarda proprio la sua arte. Non era un semplice falsario, non solo un esecutore per capirci. Nelle opere che ha riprodotto è riconoscibile il suo stile".

 

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Quanto alla pellicola su Netflix il figlio di Tony Chichiarelli osserva: "Nella narrazione c'è un aspetto che è fedele alla realtà ed è lo stesso su cui ho a lungo riflettuto. Mio papà è nato a Magliano de' Marsi, un piccolo paese abruzzese. Arrivato nella Capitale non conosceva nessuno e aveva un solo talento e cioè quello della pittura. Proprio questo talento però lo ha messo in contatto con una realtà criminale ad altissimo livello come poi la storia ci racconta.

 

Senza voler entrare nel merito di vicende giudiziarie, questa narrazione è fedele alla realtà. Ma c'è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare". "È importante ricordare che dietro i film e le fiction, c'è la realtà. Nel mio caso, quello che è accaduto quella notte ha segnato la vita di mia mamma anche fisicamente perché ha perso un occhio", conclude.

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