DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO…
L’EX TOGA COLPITA NEL PORTAFOGLI – TOMMASO MIELE, L’EX MAGISTRATO DELLA CORTE DEI CONTI, INDAGATO NELL’INCHIESTA SUL PONTE SULLO STRETTO, HA LASCIATO GRAN PARTE DEGLI INCARICHI CHE AVEVA ASSUNTO DA PENSIONATO: SI È DIMESSO DA PRESIDENTE DEL COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI DEL CSM (27 MILA EURO L’ANNO) E HA ABBANDONATO IL RUOLO DI GARANTE DELL'OPERA SULL’ALTA VELOCITÀ IN VENETO DEL CONSORZIO WEBUILD (LO STESSO INTERESSATO AL PONTE) E RFI. UN IMPIEGO CHE GLI GARANTIVA 300 MILA EURO L’ANNO – MIELE SI TIENE LA CONSULENZA DA 40 MILA EURO L’ANNO COME ESPERTO DELLA REGIONE ABRUZZO, GUIDATA DAL MELONIANO MARSILIO...
Estratto dell’articolo di Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”
Il lungo addio a incarichi strategici e consulenze remunerative è già iniziato. Tommaso Miele, l’ex magistrato contabile indagato per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, oggi sotto accusa per le manovre lobbistiche sul ponte dello Stretto di Messina, fa un passo indietro e formalizza la propria rinuncia.
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Lascia, ad esempio, la nomina al Csm che, negli ultimi anni, più dei soldi (27 mila euro l’anno), gli aveva fruttato relazioni spendibili. Quindi, con qualche rammarico in più forse, abbandona anche il ruolo di garante di un’opera monumentale in Veneto, la tratta dell’alta velocità che impegna il consorzio Webuild (lo stesso interessato al ponte) e Rfi nella realizzazione della Verona- Vicenza-Padova.
Quest’ultimo impegno — assunto a cavallo con la pensione — fruttava trecentomila euro l’anno ed era vissuto come una gratificazione personale, un punto di arrivo. L’esperienza del collegio consultivo tecnico (cct) del Veneto si conclude così su suggerimento del suo difensore, l’avvocato Pierpaolo Dell’Anno.
Resta, invece, la consulenza da quarantamila euro l’anno (lordi) come esperto della Regione Abruzzo per la ricostruzione «dei territori fra Chieti e Bucchianico».
giorgia meloni marco marsilio a pescara 2
Il governatore Marco Marsilio, al telefono, contestualizza la nomina ma, in simultanea, la rivendica sotto il profilo politico: «Una Regione ha necessità di esperti che sappiano, all’occorrenza, come gestire somme nel modo migliore. Miele è il migliore. Non avessi avuto lui avrei dovuto pescare comunque tra i magistrati della Corte dei Conti. Infine: la presunzione di innocenza vale ancora in questo paese, no?».
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Un ulteriore incarico a Leonardo, da mille euro a seduta del consiglio di amministrazione, si era concluso nel 2025. Anche qui un impegno regolare, previsto dalla legge che sottopone Leonardo al vaglio contabile.
I gettoni passano, le relazioni restano. Forse con questo convincimento Miele aveva sommato su di sé nomine e incombenze e, per utilizzare, le parole dei pm che indagano si mostrava «interessato a continuare a rivestire cariche apicali in organismi di diritto pubblico successivamente al collocamento a riposo». Ma le accuse sono severe e le indagini lo costringono, ora, a dolorose rinunce.
Tommaso Miele - ex presidente aggiunto della Corte dei Conti
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