DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO…
L’INCHIESTA PER CORRUZIONE SUL PONTE SI ALLARGA: QUANTI ERANO I MAGISTRATI CONTABILI INFEDELI CHIAMATI A ESPRIMERSI SULL'OPERA? CE N'ERA PIU' DI UNO? – TOMMASO MIELE, L’ALLORA PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI (INDAGATO) PROMETTEVA DI “ARRUOLARE” I COLLEGHI ALLA CAUSA GOVERNATIVA DEL PONTE SULLO STRETTO: MILLANTAVA O SI E' MOSSO DAVVERO? – IL METODO DELL’IMPRENDITORE VIRGIGLIO (INDAGATO) PER “ARRUOLARE” I GIUDICI CONTABILI ALLA CAUSA DEL PONTE SULLO STRETTO: “VIENI, TI PRESENTO 3 TOP MANAGER PUBBLICI” - IL CASO DIVENTA POLITICO, L’OPPOSIZIONE CHIEDE DI FERMARE IL PROGETTO DEL PONTE. CIUCCI (AD DI STRETTO DI MESSINA SPA): “LA SOCIETÀ E’ ESTRANEA. L’EX CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE SACCOMANNO (ANCHE LUI INDAGATO) NON HA ALCUNA DELEGA NÉ POTERI DI RAPPRESENTANZA”
1 - PONTE, I PM CERCANO NEI TELEFONINI GLI AGGANCI CON ALTRI MAGISTRATI
Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera” - Estratti
Ora si vuol sapere se i magistrati infedeli fossero più d’uno. La lettura delle intercettazioni trasmesse dalla Procura di Catanzaro ai colleghi romani (e confluite in parte nel decreto di perquisizione notificato ai tre indagati), autorizza a pensare che le manovre di «condizionamento» della magistratura contabile chiamata a esprimersi sul Ponte sullo Stretto di Messina fossero più ampie e invasive.
Secondo l’ipotesi investigativa l’ambizione dell’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio, accusato di corruzione, sarebbe stata quella di infiltrare, in qualche modo, l’assemblea dei magistrati addetti ai controlli di legittimità sulla delibera Cipess relativa al Ponte. «In tale contesto si inserisce anche il tentativo di arruolamento agli interessi del gruppo favorevole al Ponte di altri magistrati», scrivono i pm e citano un’intercettazione:
«Tra l’altro ho altri due membri che quella sera te li porto io», annunciava l’imprenditore a Tommaso Miele, l’allora presidente aggiunto della Corte dei conti, indagato e assistito dall’avvocato Pierpaolo Dell’Anno. Miele prometteva di «arruolare» i colleghi alla causa governativa del Ponte sullo Stretto, ma avrebbe potuto rivelarsi una tattica insufficiente. Il magistrato contabile appare, a tratti, più chiacchierone che risoluto e dunque per realizzare i propri obiettivi l’imprenditore reggino avrebbe potuto rivolgersi ad altri. Quello che, ad oggi, appare un semplice ragionamento investigativo domani potrebbe trovare conferma nella lettura dei supporti informatici sequestrati agli indagati.
GIACOMO SACCOMANNO MATTEO SALVINI
Sulle accuse formalizzate dai pm, a breve, si esprimeranno anche i giudici del Tribunale del Riesame ai quali gli indagati, incluso Virgiglio, assistito dall’avvocato Giuseppe Belcastro, si sono rivolti.
Il caso continua a infiammare il dibattito politico. Pd, M5S e Avs chiedono alla premier Giorgia Meloni una informativa urgente sul Ponte. Il capogruppo Pd in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, chiede «al governo di fare marcia indietro».
(...) Un'ulteriore precisazione viene dai vertici della società «Stretto di Messina Spa» il cui amministratore delegato Pietro Ciucci ribadisce la propria estraneità all’inchiesta: «L’ex consigliere di amministrazione Saccomanno (Giacomo Saccomanno, il terzo indagato, ndr ) non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società.
Da lui non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Il nostro progetto è valido, strumentali gli attacchi su molta stampa».
2 - «VIENI, TI PRESENTO 3 TOP MANAGER PUBBLICI» COSÌ L’IMPRENDITORE «ARRUOLAVA» LE TOGHE
Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera” - Estratti
Per i pubblici ministeri che lo accusano di corruzione e utilizzazione di segreti d’ufficio, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio aveva un metodo preciso e sperimentato per «arruolare» i giudici contabili alla causa del Ponte sullo Stretto. Un approccio che i pm descrivono così: «Avvicinare il magistrato, assicurarsene l’appoggio, garantirgli il coinvolgimento in associazioni, convegni, presentazione di persone poste in ruoli apicali pubblici in grado di favorirne gli sviluppi professionali». Allo scopo di chiederne la collaborazione al perseguimento dei propri interessi. Nelle vesti, sembra di capire, di ipotetico mediatore e quindi complice dei presunti corruttori.
MATTEO SALVINI GIACOMO SACCOMANNO
(…) Un esempio del «metodo» che Virgiglio avrebbe applicato non solo a Miele, gli inquirenti lo hanno estratto dalla registrazione di un colloquio con un altro magistrato della Corte dei conti in aspettativa, nella quale presumibilmente lo invitava a un incontro pubblico: «...Così facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi, perché vengono tre A. D. (amministratori delegati, ndr )... vengono Ferrovie, Autostrade, hai capito?... Però se vieni è importante prima perché lo sai com’è, ci sono i convenevoli prima, gli incontri con questo e con quello... È importante».
Indagini in Calabria Le intercettazioni da cui è scaturita l’indagine romana sono state avviate dalla Procura antimafia di Catanzaro, all’interno di un fascicolo sulle possibili infiltrazione dei clan locali di ’ndrangheta nell’affidamento dei lavori necessari alla realizzazione del ponte. E quando i carabinieri del Ros hanno ascoltato e riferito le conversazioni tra Virgiglio e Saccomanno — con i riferimenti alla Corte dei conti a partire dall’autunno scorso, quando si avvicinava l’udienza in cui i giudici contabili dovevano concedere o negare il proprio assenso al progetto governativo per la realizzazione dell’opera — i pm calabresi le hanno trasmesse per competenza alla Procura di Roma. Che ha proseguito gli ascolti anche dopo la bocciatura della Corte arrivata il 29 ottobre. Fino al mese scorso. Registrando gli interessamenti di Miele prima e dopo il verdetto.
Prima i contatti servivano a cercare di ottenere un esito positivo del controllo di legittimità, come quando il 10 ottobre Saccomanno chiedeva Virgiglio di riparlare con Miele perché «a me interessa che quella cosa, che ti ha detto, viene confermata, capito?»; oppure quattro giorni dopo, quando Saccomanno informava Virgiglio che la società Stretto di Messina aveva «mandato tutte le documentazioni alla Corte», e quello rispondeva ridendo: «Sì, lo so... Poi ti dico... Vieni al più presto a Roma».
(...)
Da presidente aggiunto però, Miele non avrebbe fatto parte del collegio che ha deciso sul Ponte, e dunque non sarebbe vero nemmeno quello che, in un’altra telefonata, si confidarono Saccomanno e Virgiglio: «Lui se n’è andato per non votare».
È prevedibile che nel seguito dell’inchiesta accusa e difese si troveranno a duellare anche sulle ipotetiche millanterie registrate dai carabinieri.
ponte sullo stretto
GIACOMO SACCOMANNO
Tommaso Miele - ex presidente aggiunto della Corte dei Conti
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