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L’ITALIA, UN PAESE DI CORROTTI E CORRUTTORI – IL RAPPORTO DELL’ANAC SUGLI APPALTI TRA 2020 E 2026: SONO STATI 141 I PROCEDIMENTI PENALI SU APPALTI E AFFIDAMENTI DIRETTI, QUASI DUE AL MESE – IN TOTALE, L’ANAC HA OFFERTO QUASI 6MILA PARERI ALLE AMMINISTRAZIONI, SU 1600 AFFIDAMENTI PER OLTRE 2 MILIARDI E MEZZO DI EURO DI VALORE, E SOLO 72 “MISURE STRAORDINARIE” EX POST – IL BOOM DEGLI AFFIDAMENTI DIRETTI E LA CONDOTTA ILLECITA PIÙ FREQUENTE: NON LA CORRUZIONE, NÉ LA CONCUSSIONE, MA LE ALTERAZIONI DELLE EGARE (TURBATIVA D’ASTA O TURBATA LIBERTÀ DEL PROCEDIMENTO DI SCELTA DEL CONTRANTE)
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
La corruzione in Italia è poco donna e molto impresa medio-grande, viaggia al ritmo di due rinvii a giudizio al mese, si tiene buono più un piccolo tecnico comunale che il sindaco o l’assessore, e pascola felice l’erba voglio dell’oasi di affidamenti diretti appena sotto soglia di gara:
è la fotografia scattata dall’Anac-Autorità nazionale anticorruzione nel rapporto «Corruzione e appalti in Italia: analisi gennaio 2020-maggio 2026», che aggiorna il precedente 2016-2019 e conclude il mandato del presidente Giuseppe Busia in scadenza a settembre.
[…] Il vero valore dell’Anac, la prevenzione, in questa radiografia basata sui procedimenti penali comunicati non si vede, perché sta invece nei 5.773 pareri alle amministrazioni su 1.687 affidamenti di opere e servizi per oltre 2 miliardi e mezzo di euro di valore; e nelle 72 «misure straordinarie di gestione» ex post, cioè proposte dopo che un bubbone è scoppiato, e a quel punto finalizzate alla prosecuzione del contratto (già inquinato dalla corruzione) nell’interesse pubblico del completamento dell’opera, attraverso un regime di legalità «controllata».
Invece il pallottoliere penale, nei rinvii a giudizio e arresti e sequestri comunicati al Nucleo della Guardia di Finanza in Anac, dal 1° gennaio 2020 al 15 maggio 2026 conteggia 141 procedimenti, quasi due al mese, istruiti da 100 Procure — capitanate da Roma (10), Napoli, Catania e Messina (8), Milano e Benevento (7), Palermo (6) — a carico di 944 imputati di 490 imprese e 212 stazioni appaltanti 530 contratti o concessioni per un valore di 2,9 miliardi.
[…] Quasi il 24% dei procedimenti è in Sicilia, in Campania il 18%, in Lombardia il 10,4%, nel Lazio il 9,6%, in Puglia l’8,1%. In rapporto alla popolazione la Sicilia ha 5,4 casi per milione di abitanti, Abruzzo 4,7, Campania 4,5, Puglia 2,6, Piemonte 1,9, Lazio 1,6, Emilia-Romagna e Lombardia 1,1. E se il parametro penale fosse l’unico o il più significativo, festeggerebbero regioni quasi da percorso netto (zero casi o uno solo): Veneto, Sardegna, Basilicata, Marche, Molise e Valle D’Aosta.
Nelle stazioni appaltanti pubbliche, specie dei Comuni, solo il 21% degli imputati risultano figure apicali appartenenti agli organi elettivi, come sindaci o assessori, mentre ben il 79% sono dipendenti, tecnici, commissari, responsabili di procedimento, insomma non apicali e tuttavia cruciali negli snodi degli appalti.
[…] La condotta illecita più frequente non è la corruzione (22%), e tantomeno la concussione (appena 1%, raro un privato davvero forzato dal pubblico), ma è nel 28% dei casi il mettersi d’accordo in partenza: cioè sono i reati di turbativa d’asta (art. 353 c.p.) o turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), ossia le alterazioni del «vestito» delle gare già in «sartoria», in modo da ritagliare il bando su «misura» del vincitore predestinato. E qui si affaccia una voragine senza presidio.
Nel 2021, quando le gare erano obbligatorie per appalti sopra i 75.000 euro, gli affidamenti diretti che andavano a finire appena sotto erano il 28% di tutti gli appalti tra 50.000 e 100.000 euro, mentre le procedure tra 135.000 e 140.000 euro erano solo l’8%.
Ma quando la legge è cambiata ed è diventato possibile per gli amministratori pubblici non fare gara ma dare i lavori in affidamento diretto sino a un valore di 140.000 euro, ecco guarda caso che appena sotto, fra i 135.000 e i 140.000 euro, si sono addensati nel 2024 non più solo l’8% ma ben il 31% di questi lavori, per un valore di 1 miliardo e mezzo di euro, oltre sei volte i 212 milioni del pari parametro del 2021.
Un mare di soldi oggi sprovvisto — salvo casi mitologici di corruzioni autoevidenti — di effettiva tutela penale: se infatti per definizione quando non c’è gara non ci può essere reato di turbativa, il reato che restava (l’abuso d’ufficio) è stato abolito due anni fa.
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