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“LA FRASE DI TRAVAGLIO È INDEGNA” – MARIA FALCONE, SORELLA DEL MAGISTRATO UCCISO DALLA MAFIA, ATTACCA IL DIRETTORE DEL “FATTO QUOTIDIANO”: “COMMENTANDO UN ARTICOLO NEL QUALE VIOLANTE, GRASSO E AYALA AFFERMANO CHE 'FALCONE NON AVREBBE CENATO CON LAVITOLA', TRAVAGLIO LIQUIDA LA QUESTIONE CON UNA BATTUTA: ‘LAVORAVA SOLO NEL GOVERNO DI GIULIO ANDREOTTI’. È UN ESEMPIO DI CATTIVO GIORNALISMO, COSTRUITO SULLA BATTUTA ANZICHE' SULLA VERITA' DEI FATTI. MIO FRATELLO NON LAVORAVA PER IL GOVERNO DI GIULIO ANDREOTTI. GIOVANNI FALCONE LAVORAVA PER LO STATO ITALIANO…”

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Ranucci: Maria Falcone, indegno Travaglio su mio fratello

maria falcone

(AGI) - Roma, 17 ago. - "Ho letto oggi sul Fatto Quotidiano, nella rubrica di Marco Travaglio 'Ma mi faccia il piacere', un passaggio dedicato a mio fratello Giovanni che mi ha profondamente amareggiata. Commentando l'articolo del Foglio del 14 agosto, nel quale Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala affermano che 'Falcone non avrebbe cenato con Lavitola', Travaglio liquida la questione con una battuta: 'Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti'.

 

E' una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziche' sulla verita' dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano". Cosi' Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone in relazione al commento del giornalista Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano. 

 

LUCA SOMMI - SIGFRIDO RANUCCI - ANDREA SCANZI - MARCO TRAVAGLIO

"Quando, nel 1991, Giovanni accetto' l'incarico di Direttore generale degli Affari penali al ministero della Giustizia, non lascio' Palermo per avvicinarsi alla politica: fu Palermo, in qualche modo, a costringerlo ad andare via.

 

Era stato progressivamente isolato, delegittimato e ostacolato oltreche' per timori delle loro piu' diverse amicizie e connivenze anche per una certa ampia invidia, proprio mentre conduceva la battaglia piu' difficile contro Cosa nostra. A delegittimarlo contribuirono una certa politica, un cattivo giornalismo che anche allora come ora preferiva il sospetto alla verita' dei fatti e, dolorosamente, anche una parte della stessa magistratura e diversi suoi colleghi - spiega -.

 

Giovanni non abbandono' la lotta alla mafia: la porto' nel cuore dello Stato. Porto' con se' l'esperienza enorme e la consapevolezza che, per sconfiggere Cosa nostra, non bastavano il coraggio e la capacita' dei singoli magistrati: bisognava cambiare gli strumenti, le strutture e il modo stesso con cui lo Stato organizzava la propria risposta alla criminalita' mafiosa. E i risultati di quei quindici mesi parlano piu' di qualsiasi polemica".

 

giovanni falcone

"Giovanni realizzo' in maniera determinante la costruzione di una nuova architettura dell'antimafia italiana: la Direzione nazionale antimafia, le Direzioni distrettuali antimafia, la Direzione investigativa antimafia, un piu' efficace coordinamento delle indagini e il rafforzamento degli strumenti legislativi contro la criminalita' organizzata e della collaborazione con la giustizia.

 

Quello che qualcuno oggi maldestramente tenta di rappresentare con una battuta come una vicinanza a un Governo fu, in realta', uno dei periodi piu' importanti della sua vita istituzionale, un anno e mezzo o poco meno nel quale riusci' a trasformare anni di esperienza nella lotta alla mafia in strumenti concreti dello Stato contro Cosa nostra.

 

MARCO TRAVAGLIO

Giovanni non apparteneva a un Governo. Non apparteneva a un partito, mentre oggi molti rincorrono il consenso della politica. Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani.

 

Ed e' proprio per questo che considero ancora piu' doloroso vedere il suo nome utilizzato, trentaquattro anni dopo la strage di Capaci, come argomento di una polemica politica - conclude -. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte sono tra i morti che piu' onorano l'Italia e se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio e' la scelta piu' dignitosa". 

maria falcone

 

 

 

giovanni falconemaria falcone giorgia meloni