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“LA SCARCERAZIONE DI MORETTI E’ SCANDALOSA. A CRANS MONTANA COMANDA UNA CRICCA. TUTTI SI CONOSCONO E FREQUENTANO GLI STESSI AMBIENTI” - GIUSEPPE TAMBURI, PADRE DI GIOVANNI, SCOMPARSO NELL’INCENDIO DEL LOCALE CONSTELLATION, ACCUSA: "LA SVIZZERA HA DELLE LEGGI CHE FATICO A CAPIRE E CHE NON FUNZIONANO POI COSÌ BENE. VORREMMO CHE SI POTESSE CAMBIARE IL GIUDICE, FACENDONE ARRIVARE UNO DA UN'ALTRA GIURISDIZIONE. VORREMMO LO STESSO ANCHE PER IL PROCURATORE, MA A QUANTO PARE QUESTO NON PUÒ ESSERE SOSTITUITO…”
Da leggo.it
Giuseppe Tamburi ha cambiato tono, ma non determinazione. Dopo i giorni dell’attesa angosciosa a Crans-Montana, quando dal centro congressi Le Regent sperava ancora di ricevere notizie del figlio Giovanni, e dopo il dolore composto ma straziante del funerale celebrato il 7 gennaio nella chiesa di San Pietro a Bologna, oggi parla con fermezza.
La decisione delle autorità svizzere di rimettere in libertà Jacques Moretti, proprietario del discobar Le Constellation teatro del rogo di Capodanno, è per lui «scandalosa», dice a La Stampa. Ancora più difficile da accettare, sottolinea, il fatto che la moglie dell’uomo non sia mai stata arrestata.
Imprenditore nel settore degli alcolici di alta gamma, Tamburi ha ripreso a lavorare, ma parallelamente ha avviato una battaglia legale insieme ad altri genitori che hanno perso i figli nell’incendio. L’obiettivo è uno solo: accertare tutte le responsabilità. Non solo quelle dei gestori del locale, ma anche di chi avrebbe dovuto effettuare controlli e non lo ha fatto. «La negligenza è anche loro», è il convincimento che lo spinge ad andare avanti.
Tamburi guarda con diffidenza al sistema giudiziario svizzero e chiede maggiore terzietà, auspicando un cambio del giudice e l’arrivo di figure esterne a un contesto che definisce troppo chiuso.
«La Svizzera ha delle leggi che faccio fatica a capire e che evidentemente non funzionano poi così bene - dice -Vorremmo che si potesse cambiare il giudice, facendone arrivare uno da un'altra giurisdizione.
Vogliamo che almeno il giudice non appartenga alla cricca di Crans-Montana, dove tutti si conoscono e frequentano gli stessi ambienti. Vorremmo lo stesso anche per il procuratore, ma a quanto pare questo non può essere sostituito».
In questo quadro, accoglie con favore la presa di posizione del governo italiano e l’ipotesi di una task force di esperti a supporto dell’inchiesta. Sa che il percorso sarà lungo e complesso, ma non intende fermarsi: come padre e come cittadino, dice di «pretendere giustizia» per Giovanni e per tutti i ragazzi morti quella notte.
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