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CROLLA IL CASTELLO DI MENZOGNE DI VALTER LAVITOLA – PER I GIUDICI DEL RIESAME, CHE HANNO NEGATO I DOMICILIARI AL FACCENDIERE, “L’AMICO FRATERNO DI RANUCCI” HA RACCONTATO ALMENO TRE BUGIE AI MAGISTRATI IN MERITO ALL'ATTENTATO CONTRO IL GIORNALISTA – LA PRIMA È RELATIVA AL SOPRALLUOGO, DEL 15 SETTEMBRE, PRESSO CASA DELL'EX CONDUTTORE DI “REPORT”: LAVITOLA SOSTIENE DI NON AVER PARTECIPATO ALL'ISPEZIONE INSIEME TAVARES, MA I TABULATI DEL SUO CELLULARE LO SMENTISCONO – LA SECONDA BUGIA È QUELLA SECONDO LA QUALE IL PRIMO “INPUT” DATO A GOMES ERA DI "SPARARE TRE, QUATTRO COLPI DI PISTOLA" E NON DI PIAZZARE L'ORDIGNO. INFINE, VI SONO LE OMISSIONI RELATIVE AL MOVENTE. PER I GIUDICI SI TRATTEREBBE DI UNA PISTA “POLITICA” – RESTA ANCHE L'AGGRAVANTE DEL METODO MAFIOSO PERCHÉ...
RANUCCI: RIESAME, DA LAVITOLA CASTELLO DI BUGIE
Clesio Tavares Gomes - Sigfrido Ranucci - Valter Lavitola
(AGI) - Roma, 17 ott. - Sono almeno tre le 'bugie' che Valter Lavitola avrebbe raccontato ai magistrati - nel corso dell'interrogatorio e delle dichiarazioni spontanee di agosto e settembre -, dopo l'arresto con l'accusa di essere il mandante della bomba del 16 ottobre 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci.
Lo si apprende dalle 31 pagine di motivazioni con cui il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dall'avvocato Arturo Cola, noto penalista e avvocato dell'imprenditore.
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
La prima e' relativa al famoso sopralluogo del 15 settembre presso casa Ranucci a Pomezia. Lavitola, accompagnato da Gomes Clesio Tavares, volle essere certo che l'attentato esplosivo, in progettazione, andasse a buon fine. Di fronte ai magistrati ha sempre negato, invece, sostenendo di avere avuto "altri impegni quel giorno".
E' pacificamente accertato - grazie alle celle telefoniche -, che nel primo pomeriggio di quel giorno Lavitola e Gomes si trovavano sotto quella casa. Impossibile sostenere, in alternativa, di aver incontrato l'amico Ranucci, il cui smartphone agganciava celle di altre localita'. Nessun appuntamento fra i tre dunque. Quella trasferta "non era finalizzata a incontrare Ranucci", ma a mostrare a Gomes dove avrebbe dovuto compiersi l'attentato dinamitardo.
VALTER LAVITOLA DURANTE UNO DEI SUOI SAFARI IN AFRICA
Altra bugia e' quella secondo la quale il primo input dato a Gomes era non gia' di far mettere una bomba (reato specifico) ma di "sparare tre, quattro colpi di pistola". Ebbene, se si assume come dato di fatto la lealta' assoluta del factotum Gomes non si puo' poi fare marcia indietro sostenendo che fece di testa sua facendo collocare la "gelatina da cava": e' "inverosimile" spiega il collegio, che Clesio Tavares abbia modificato gli ordini. E, d'altra parte, se davvero si fosse pensato a semplici colpi di pistola perche' mai fare un sopralluogo?
Infine vi sono le omissioni relative al movente, al motivo per il quale fu progettato l'agguato. I giudici sembrano accreditare - ma manca una conferma definitiva -, la pista "politica" quella cioe' che sembra convincere maggiormente il pm di Roma Edoardo De Santis, il gip Iole Moricca e i carabinieri del Nucleo Investigativo.
LE TRE MENZOGNE DI LAVITOLA “DA LUI VERSIONE INVEROSIMILE”
Estratto dell’articolo di Giuseppe Scarpa per “la Repubblica”
Prima ha detto di aver ordinato soltanto qualche colpo di pistola contro un muro. Poi ha ammesso di aver lasciato carta bianca al suo uomo di fiducia. Ha negato di essere andato a fare un sopralluogo davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, ma i tabulati telefonici raccontano il contrario. E ha sostenuto di aver organizzato l'attentato per proteggere il giornalista da una minaccia dei servizi segreti israeliani.
Tre versioni che, una dopo l'altra, si scontrano con le prove raccolte dalla procura di Roma. Sono le contraddizioni di Valter Lavitola, l'ex direttore dell'Avanti! che ha confessato di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre 2025. Il Riesame le passa al setaccio e conferma il carcere, ritenendo «del tutto inverosimile» il racconto dell'indagato.
La prima crepa riguarda Gomes Clesio Tavares, il suo uomo di fiducia. Lavitola sostiene inizialmente di avergli chiesto di sparare tre o quattro colpi contro il muro dell'abitazione di Ranucci, senza coinvolgere altre persone. L'esplosivo sarebbe stata un'iniziativa autonoma di Tavares.
[...]
Per il Riesame è inconcepibile che un collaboratore legato a Lavitola da un rapporto di fiducia «quasi filiale» abbia deciso da solo di organizzare un attentato dinamitardo, assumendosene rischi e costi.
A smentirlo ci sono anche i telefoni. Il 15 settembre 2025 Lavitola e Tavares raggiungono Torvajanica, dove abita Ranucci, e tornano a Roma. Gli agganci alle celle telefoniche documentano la loro contemporanea presenza nella zona. Lavitola nega il sopralluogo, ma per il Tribunale fu proprio lui ad accompagnare Gomes per mostrargli il luogo dell'attentato. [...]
La terza contraddizione, per il Riesame, investe il movente. Lavitola sostiene di aver voluto proteggere Ranucci da un attentato israeliano. Ma i giudici richiamano i messaggi con cui cercava di convincere il giornalista a entrare in politica, fino a immaginarlo premier nel 2027. Per la Procura, l'attentato doveva trasformare la solidarietà pubblica in consenso elettorale.
E dopo l'esplosione Lavitola avrebbe alimentato sospetti sui servizi stranieri, sollecitando maggiore protezione per Ranucci. Il gip definisce quella condotta «un vero e proprio depistaggio».
Resta anche l'aggravante del metodo mafioso. Per i giudici, la bomba davanti all'abitazione aveva una forza intimidatoria inequivocabile, destinata a evocare la criminalità organizzata e ad amplificare l'attenzione sul giornalista. Una messinscena che avrebbe dovuto favorire l'ascesa politica di Ranucci, ritenuto estraneo al progetto. Proprio Ranucci domani dovrà scegliere tra le tre proposte avanzate dalla Rai per il suo futuro in azienda dopo lo stop alla conduzione di Report.
VALTER LAVITOLA
valter lavitola bersaglio mobile 2011 .
VALTER LAVITOLA IN AFRICA - 3
VALTER LAVITOLA - AVANTI
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