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LAVORATORI, NON SCHIAVI! - A STABILIRE SE UN RIDER E’ UN “FINTO LAVORATORE AUTONOMO” NON SARA’ PIU’ SOLTANTO UN GIUDICE: ANCHE L’ISPETTORATO DEL LAVORO AVRA’ VOCE IN CAPITOLO - SONO IN ARRIVO DELLE NUOVE REGOLE SUI CICLOFATTORINI PAGATI CON STIPENDI DA FAME E ASSUNTI COME AUTONOMI ANCHE SE DI FATTO DIPENDENTI - LA CESSAZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO CHE LEGA I RIDER A PIATTAFORME COME GLOVO O DEELIVERO NON POTRA’ ESSERE AFFIDATA ALL’ALGORITMO...

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Estratto dell’articolo di Valentina Conte per “la Repubblica” 

 

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L'algoritmo non potrà licenziare. E se lo fa, licenziamento nullo. A stabilire poi se un rider, o altro lavoratore per piattaforma, è un finto autonomo non sarà più solo un giudice. La sua subordinazione potrà essere accertata anche «in sede amministrativa», con un possibile ruolo dell'Ispettorato del lavoro. Oppure rimessa alle commissioni di certificazione previste dalla legge Biagi, su istanza dell'interessato o dei suoi rappresentanti.

 

Sono i due assi dello schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue del 2024 sul lavoro mediante piattaforme digitali, atteso oggi in Consiglio dei ministri. La bozza, che Repubblica ha potuto visionare, entra in vigore il 2 dicembre, entro il termine fissato da Bruxelles. [...]

RIDER DELIVEROO

 

Dietro l'algoritmo dunque deve sempre esserci un umano. Sospensione o cessazione del rapporto di lavoro, chiusura dell'account e misure equivalenti non possono essere affidate soltanto a un sistema automatico. Sulla subordinazione, il decreto richiama la presunzione di lavoro dipendente introdotta dal decreto Primo maggio e limitata però ai soli rider autonomi e giudicata blanda dai sindacati.

 

Ora il campo si allarga a tutti coloro che lavorano tramite piattaforma, anche da remoto. Tornano alcuni indicatori previsti da quel provvedimento, poi scomparsi, che fanno presumere un lavoro alla dipendenza: l'organizzazione e le istruzioni su contenuti, modalità e tempi della prestazione.

 

SCIOPERO DEI RIDER

Non ricompaiono invece il rating, l'accesso agli incarichi e soprattutto la fissazione della retribuzione. Il decreto apre poi la scatola nera degli algoritmi. Le piattaforme dovranno spiegare quali dati raccolgono e quali parametri incidono su incarichi, compensi, orari, sospensioni e account.

 

L'informazione scatta già durante la fase di selezione dei candidati e i rappresentanti dei lavoratori devono essere consultati prima di introdurre o modificare i sistemi. Previsto anche il diritto alla portabilità di valutazioni e recensioni quando si passa a un'altra piattaforma.

 

Si introducono alcune strette. Vietato raccogliere dati quando la persona non lavora, analizzare conversazioni private e scambi sindacali o ricavare informazioni su salute, origine etnica, opinioni politiche, orientamento sessuale, stato emotivo o psicologico, religione e appartenenza sindacale. [...]

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