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UN MARE DI SANGUE – ALLE ISOLE FAROE PROSEGUE IL ''GRINDADRÀP'', IL MACABRO RITO TRADIZIONALE DEL MASSACRO DELLE BALENE: NON MENO DI 150 ESEMPLARI SONO STATI ATTIRATI NELLA BAIA PER ESSERE UCCISI CON GROSSI COLTELLI – DOPO CHE AGLI ANIMALI VIENE RECISA LA SPINA DORSALE VENGONO LORO PERFORATI GLI OCCHI – LO “SPETTACOLO” DESTA POLEMICHE, MA… (VIDEO)
Remo Sabatini per “www.ilmessaggero.it”
Prosegue il “tradizionale” massacro delle balene alle isole Faroe e l’oceano torna a tingersi di rosso. Era cominciato di nuovo, il 22 maggio scorso. Quel giorno, non meno di 150 esemplari di balene pilota erano state sospinte dalle imbarcazioni all’interno della piccola baia dove si affacciano le pittoresche casette dei pescatori, e dove le attendeva buona parte della popolazione.
Quasi duecento persone, con bambini al seguito, pronte a rinnovare un macabro e sanguinoso rito vecchio di secoli. Così, si era dato il via alla prima Grindadràp, un massacro che, di stagione in stagione, vede uccidere centinaia di cetacei nelle acque di quell’oceano che sta a metà strada tra Regno Unito e Islanda.
Il rituale dell’uccisione, documentato dalla organizzazione di Sea Shepherd da anni, è sempre lo stesso. Una volta spiaggiati, gli animali non hanno via di fuga né modo di sfuggire a quei grossi coltelli che, con un colpo secco, gli recideranno la spina dorsale.
Moribondi, poi, saranno oggetto di ulteriori ingiurie che li vedranno colpiti negli occhi, perforandoli. Nel frattempo, tra le urla di quella popolazione che continuerà ad aggirarsi nella baia fino a quando tutti i cetacei non saranno uccisi, il rosso del sangue avrà cancellato il blu intenso dell’oceano. Lo spettacolo, però, non finisce qui. La tradizione, infatti, vuole che al massacro siano presenti anche i bambini. Così, non è affatto raro osservare i piccoli abitanti dell’isola a cavalcioni sugli animali morenti, oppure farsi strada in mezzo a quel sangue e quella spuma, per osservare da vicino, imparare.
Dal canto loro, nonostante le proteste internazionali dell’opinione pubblica e dei movimenti come quello già citato e capitanato da Paul Watson, le autorità a protettorato danese, minimizzano e ricordano come, le specie animali oggetto delle uccisioni, non siano in pericolo di estinzione. Così, ignorando la moratoria internazionale che vieta la caccia alle balene, le isole Faroe si uniscono a Paesi come Giappone e Islanda che, sulle balene, la sanno lunga. E allora, si va avanti. Come nulla fosse, come se quelle balene fossero nulla.
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