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MAY DIRE BREXIT: LONDRA E LA UE PENSANO AL RINVIO – SECONDO "THE GUARDIAN" BRUXELLES ATTENDE SOLO LA RICHIESTA BRITANNICA PER SPOSTARE LA SCADENZA DEL 29 MARZO - IL NODO DELLE ELEZIONI EUROPEE NEL CASO IN CUI LO SLITTAMENTO VADA OLTRE LUGLIO - DOMANI VOTO IN PARLAMENTO: DRAMMATICO APPELLO DELLA PREMIER BRITANNICA

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Cristina Marconi per il Messaggero

 

 

THERESA MAY

IL NEGOZIATO Con la scadenza del 29 marzo 2019 ormai vicina e l' incertezza che circonda fin nei minimi dettagli il modo in cui il Regno Unito uscirà dall' Unione europea, Bruxelles si starebbe preparando a concedere qualche mese in più a Londra, almeno fino al mese di luglio. È quanto ha scritto ieri il Guardian in tarda serata, citando un funzionario europeo secondo cui «se la premier dovesse sopravvivere e informarci che ha bisogno di più tempo per ottenere l' approvazione del Parlamento sull' accordo, verrà offerta un' estensione tecnica fino a luglio».

 

Questo darebbe il tempo alla premier per ratificare e rivedere il testo dell' accordo una volta chiarito che tipo di piattaforma potrebbe incontrare una maggioranza a Westminster: punto cruciale, quest' ultimo, perché la Ue vuole certezze per poter fare concessioni. Ma se e appena arriverà la richiesta di rinvio, i Ventisette sono pronti a convocare un vertice.

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IL VOTO Il voto di martedì a Westminster, rimandato dopo che era stato programmato inizialmente per l' 11 dicembre scorso, non ha al momento molte possibilità di portare a un' approvazione, visto che la premier Theresa May continua a dover fronteggiare l' opposizione dei pro-Brexit scettici per le implicazioni della clausola di salvaguardia per evitare un confine fisico tra Irlanda e Irlanda del nord e degli europeisti che sperano che dalla confusione si creino le condizioni per un secondo referendum.

 

BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER

In questo caso, o qualora venissero indette elezioni anticipate come sperato dal Labour, secondo le fonti citate dal Guardian potrebbe essere offerto un rinvio più lungo. Un diplomatico fa presente come, dopo le elezioni europee di maggio, «la prima sessione del nuovo Parlamento è a luglio» e «ci sarebbe bisogno di deputati europei se il paese è ancora uno stato membro», sebbene le cose «non siano bianche e nere per l' Unione europea».

 

LA LETTERA Intanto oggi la Commissione pubblicherà una lettera per rassicurare circa la natura temporanea della clausola di salvaguardia irlandese nella speranza di aiutare la May, anche se la situazione appare molto compromessa. Dopo che la settimana scorsa il governo ha subito pesanti sconfitte a Westminster, è stato approvato un emendamento in base al quale la premier avrà solo tre giorni per presentare una strategia alternativa in caso di bocciatura dell' accordo. Nessuna delle ipotesi caldeggiata dalle varie fazioni in parlamento è in grado di ottenere una maggioranza, salvo quella di evitare che il paese finisca con l' uscire con un no deal, ossia trattando con l' Unione europea in base alle regole del Wto, e con una frontiera fisica tra le due Irlande in grado di incrinare l' equilibrio geopolitico dell' isola e rendere più probabile, in prospettiva, un referendum sulla riunificazione.

BATTIBECCO TRA THERESA MAY E JUNCKER

 

L' ipotesi di dover chiedere più tempo a Bruxelles circola da giorni a Londra, anche perché la decisione di invocare l' articolo 50 del Trattato di Lisbona il 29 marzo 2017 senza un piano preciso, lasciando al paese due anni per organizzare l' uscita dalla Ue, è stata tra le più criticate tra quelle prese dalla May nella prima fase del suo mandato. Da Downing Street sono arrivate varie smentite, mentre il lato continentale si è mostrato più accomodante, a condizione che da parte britannica arrivi un po' di chiarezza su quello che il paese intende fare, e approvare, in futuro.

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