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MELONI, PIÙ TRUMPIANA DI TRUMP – LA DUCETTA SI È SCAPICOLLATA A ESULTARE PER L’ATTACCO AMERICANO IN VENEZUELA PARLANDO, CON SPREZZO DEL RIDICOLO, DI “INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA”, SALVO POI ESSERE SMENTITA DALLO STESSO TRUMP, CHE HA RIDIMENSIONATO PUNTANDO SULLA QUESTIONE DEL PETROLIO – PER LA MAGGIORANZA ITALIANA, L’INTERVENTO DI TRUMP È UN CORTOCIRCUITO. I PUTINIANI DELLA LEGA PROVOCANO: “ORA MANDEREMO ARMI A MADURO?”. E SALVINI IMBARAZZATO RESTA IN SILENZIO PER ORE...

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SE IL CARROCCIO SI DISTINGUE ANCHE STAVOLTA

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

Paradossalmente, è destinato ad aprire più problemi nella maggioranza che all'opposizione, il blitz della Cia con cui Trump ha ottenuto il "prelievo-sequestro" di Maduro e della moglie, in barba a qualsiasi principio del diritto internazionale, e con la motivazione ufficiale che si tratta di un'operazione anti-traffico di droga.

 

A Palazzo Chigi che parla di «intervento legittimo», confermando subito il rapporto speciale tra Meloni e il presidente Usa, fa subito il controcanto Borghi, il leghista "mosca cocchiera" di Salvini che nei giorni scorsi aveva già annunciato che non avrebbe votato il nuovo decreto per gli aiuti in armi all'Ucraina, in arrivo alle Camere e concordato fin nelle virgole tra la premier e il vicepremier leader del Carroccio.

 

claudio borghi

«Ora manderemo pacchetti di armi a Maduro?», si chiede provocatoriamente Borghi, non si sa quanto in accordo con il suo segretario, paragonando il Venezuela all'Ucraina aggredita da Putin.

 

Sono posizioni destinate a riemergere nel prossimo dibattito parlamentare [...]. Il centrosinistra [...] è passato subito in modalità "yankee go home". Anche se, va detto, non è facile schierarsi con Maduro, e lontana è l'eco degli Anni Ottanta e della difesa delle leadership rivoluzionarie centroamericane di allora. A muoversi per primi, non a caso, sono stati Bonelli e Fratoianni, attaccando Trump e l'azione di forza a Caracas.

 

SALVINI PUTIN

Schlein, dopo il contatto con Tajani, ha riunito la segreteria, da cui è uscito un documento di condanna («aggressione») della manovra della Cia. E pure Conte, con i suoi tempi, con i suoi toni, ha preso le distanze dall'aperta violazione del diritto internazionale.

 

Anche in questo caso, nel mirino c'è Meloni che non ha atteso neppure di conoscere i dettagli di quanto è accaduto per dare il suo appoggio a Trump. Ed echi più sonori di queste critiche si potrebbero avere in Parlamento [...]

 

donald trump matteo salvini

MELONI PLAUDE A TRUMP MA LA DESTRA SI SPACCA SALVINI RESTA IN DISPARTE

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

Quando ci sono da prendere le difese di Donald Trump, Giorgia Meloni si precipita. Attende che nel caos degli aggiornamenti sull'attacco americano in Venezuela si faccia chiarezza sul destino di Nicolas Maduro, poi, appresa la notizia sul suo arresto, rilascia una nota da manuale, per esercizio di equilibrismo: «Il governo reputa che l'azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che favoriscono il narcotraffico».

 

conte putin

Meloni si trova in Spagna, ospite del leader di Vox Santiago Abascal. È tra i primi leader europei a commentare[...].  La premier sposa la tesi trumpiana usata per dare copertura giuridica a un'ingerenza militare senza precedenti recenti. Tesi che poi è lo stesso tycoon a ridimensionare puntando, davanti alle telecamere, tutto sul petrolio, sugli interessi delle multinazionali Usa e sulla gestione amministrativa del dopo-Maduro che Washington vorrebbe eterodirigere come a Gaza, o come è il sogno di Vladimir Putin a Kiev, attraverso un governo amico.

 

[...] Per capire gli imbarazzi e le contorsioni politiche, basta la posizione del leader leghista Matteo Salvini. Resta in silenzio per ore, evita l'esultanza in altre occasioni puntualmente riservata a Trump e si limita a far sapere di «seguire gli sviluppi» e di «aver ascoltato pareri qualificati di analisti, esperti e dirigenti di partito».

 

DELEGAZIONE M5S A CARACAS: MANLIO DI STEFANO, ORNELLA BERTOROTTA E VITO PETROCELLI

Tra questi potrebbe esserci Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega che con sarcasmo e fare provocatorio ora sfida l'Europa a punire Trump come Putin e «a congelare i beni finanziari come fatto con i russi». Le opposizioni premono, chiedono a Meloni una condanna dell'aggressione e l'immediata informativa in Aula del ministro degli Esteri Antonio Tajani. [...[

 

Ci sono anni di parole contraddette, di posizionamenti ideali messi da parte, dietro la dichiarazione di Meloni, in passato sempre critica verso la politica dei "regime change", come nel caso della Libia e di Gheddafi. Ma la politica estera è il luogo dove nulla è definitivo e la coerenza ancor più relativa.

 

Meloni ricorda che l'Italia ha sempre sostenuto l'aspirazione «del popolo venezuelano a una transizione democratica», contro «la repressione del regime di Maduro» e non ha mai riconosciuto «l'autoproclamata vittoria elettorale» del 2024, ma con il passare delle ore diventa consapevole dell'impatto che l'azione di Trump avrà sull'architettura del diritto internazionale che faticosamente si sta cercando di tenere in vita in Ucraina, contro le pretese imperialistiche di Putin.

 

MEME SULL ARRESTO DI NICOLAS MADURO

C'è un prima e un dopo, infatti, nell'evoluzione della giornata politica italiana. Dagli artifici retorici usati e dal cambio di tono dei commenti si intuisce di un giro di telefonate tra i leader e i vertici di partito della destra. Il Venezuela conta una delle comunità italiane più numerose e vivaci al mondo. La questione della sicurezza dei connazionali, sostiene Meloni, «è una priorità assoluta». Ne parla con Tajani che la raggiunge telefonicamente a Madrid. I parlamentari di FdI che d'istinto avevano esultato vengono frenati. I diplomatici e i servizi riportano che il corpaccione del regime resiste e ha già spedito in strada le milizie paramilitari. I rischi di rappresaglia sono molto alti. E assieme al cooperante Alberto Trentini, una dozzina di italiani si trovano ancora nelle carceri di Caracas.

IL MARCHIO ORIGIN SI FA PUBBLICITA CON MADURO MEME SUL LOOK DI MADURO DOPO LA CATTURA

IL LOOK DI MADURO DOPO LA CATTURA MEME SULL ARRESTO DI NICOLAS MADURO