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UN PROF SOTTO STRESS – PER GLI INSEGNANTI È FINITA LA LUNGA ESTATE SENZA LEZIONI E STIPENDI. E QUASI IL 50% DEI DOCENTI DELLE MEDIE DENUNCIA DI VIVERE SITUAZIONI DI STRESS CRONICO PER LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE E LA RIPRESA DELLE LEZIONI, CHE ERANO TERMINATE A INIZIO GIUGNO – IL 24% DEL PERSONALE SCOLASTICO AMMETTE CHE LA PROFESSIONE INCIDE NEGATIVAMENTE SULLA SALUTE MENTALE, UN 22% SULLA SALUTE FISICA – TRA I PROBLEMI EVIDENZIATI CI SONO LA GESTIONE DEI CONFLITTI TRA STUDENTI E I RAPPORTI SEMPRE PIU’ COMPLICATI CON GENITORI E COLLEGHI...
Estratto dall’articolo di www.orizzontescuola.it
“La riapertura delle scuole è il momento più temuto dal corpo docente”. A dirlo è la linguista Beatrice Cristalli, autrice della voce “Burn-out” sul portale Treccani, nella nuova rubrica L’alfabeto del lavoro.
E i numeri danno ragione a questa lettura: quasi il 50% degli insegnanti delle secondarie di primo grado dichiara di vivere situazioni di stress cronico. Una docenza che pesa. Il 24% del personale scolastico ammette che la professione incide negativamente sulla salute mentale, un ulteriore 22% sulla salute fisica.
I dati emergono da un approfondimento dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, ripreso dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. L’ansia da rientro non risparmia le vacanze: il pensiero del ritorno in cattedra compromette il riposo estivo di molti insegnanti. Le cause del malessere sono molteplici e strutturali.
Dalla gestione dei conflitti tra studenti ai rapporti sempre più complessi con genitori e colleghi. La burocrazia soffoca: aumentano gli adempimenti amministrativi, i messaggi professionali invadono il tempo libero. [...]
Lo stress lavoro-correlato non è un fenomeno improvviso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo definisce come “conseguente a uno stress cronico sul luogo di lavoro non gestito con successo”. I segnali sono progressivi e spesso sottovalutati: insonnia, affaticamento persistente, irritabilità, difficoltà di concentrazione. Si aggiungono sintomi fisici come cefalea, tensioni muscolari, tachicardia e disturbi gastrointestinali.
Il fenomeno va oltre i confini nazionali. Il 29% dei lavoratori europei soffre di stress, depressione o ansia collegati all’attività professionale, mentre oltre il 40% opera costantemente sotto pressione per tempi e carichi eccessivi. A rivelarlo è l’indagine Osh Pulse 2025 dell’agenzia europea Eu-Osha.
In Italia il quadro si aggrava. L’Inail ha registrato 98.463 denunce di malattia professionale nel 2025, con un incremento dell’11,3% rispetto all’anno precedente. La sesta Indagine Inapp sulla Qualità del lavoro, condotta su 20mila occupati, evidenzia che il 57% è esposto a un significativo carico psicologico ed emotivo. Il 18% ritiene che il proprio lavoro rappresenti un rischio per la salute.
La trasformazione digitale aggiunge pressioni. Lo studio segnala livelli di stress superiori alla media tra chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale: 76,2% contro il 70,6%. I cambiamenti organizzativi e tecnologici rendono sempre più strategica la prevenzione dei rischi psicosociali. [...]
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