DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA…
DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…
Carlo Tarallo per Dagospia
Il veleno sta nel mezzo: quando la scorsa settimana Edmondo Cirielli è stato (a sorpresa) scalzato dalla guida di Fratelli d’Italia in Campania, con il ruolo di coordinatore regionale affidato da Giorgia Meloni a Gennaro Sangiuliano, ha scritto un post su Facebook per ringraziare Antonio Iannone, predecessore di Genny e fedelissimo del viceministro degli Esteri:
“Caro Antonio”, ha scritto Cirielli rivolgendosi a Iannone, “sei stato un ottimo coordinatore regionale e hai consegnato a Giorgia Meloni e al Partito un risultato straordinario: 5 anni fa fummo tra i primi a divenire, in un’elezione regionale, primo partito leader della coalizione”.
“Alle ultime regionali – proseguie Cirielli - siamo stati gli unici in tutta Italia a triplicare quasi il voto in percentuale, nonostante una sconfitta annunciata che, al Sud, sappiamo tutti cosa significhi anche in termini di consenso. A Gennaro Sangiuliano è affidato il compito di riportare anche la città di Napoli ai risultati raggiunti nel resto della Regione. Di noi si potrebbe dire, come disse qualcun altro:
<Siamo uomini per i tempi della semina, non della raccolta>; noi, invece, alle politiche confermeremo, con le preferenze, quanto il nostro peso e il tuo lavoro siano stati utili al Partito. Per me sei sempre un fratello”. Doppia la frecciata a Sangiuliano.
La prima, quella relativa ai risultati che l’ex ministro della Cultura, attualmente capo dell’opposizione del centrodestra in Consiglio regionale, dovrà portare a Napoli città: tutti sanno che nel 2027 tra la ricandidatura di Gaetano Manfredi e quella dell’ex sindaco Luigi De Magistris per il centrodestra si prospetta una disfatta epocale; la seconda, quella relativa a chi semina e chi raccoglie.
Detto ciò, però, va sottolineato pure che il grande risultato rivendicato da Cirielli è il 35% che ha raccolto alle regionali del novembre 2025 contro il 60% di Roberto Fico, con Fdi inchiodato sotto il 12%: il fatto che questo dato sia raccontato come ottimo vi offre la misura della disperazione del partito di Giorgia Meloni in Campania.
Ma perché Cirielli è stato ridimensionato dalle sorelle Meloni? I motivi sono diversi.
La sua apertura in pieno agosto all’alleanza con Roberto Vannacci ha provocato una smentita immediata dei vertici di Fdi.
Sempre ad agosto, c’è stata una dichiarazione di sostegno (in realtà in chiave anti De Luca) a Fico. E poi Cirielli è finito spesso sui giornali per motivi “familiari”, con la moglie Maria Rosaria Campitiello, già al centro di polemiche per la nomina a Capo del Dipartimento Prevenzione del Ministero della Salute, in cerca di una nuova collocazione; il figlio Renato eletto consigliere comunale a Cava dei Tirreni (ha preso il posto del fratello Italo, che figura come assistente dell’eurodeputato di Fdi Alberico Gambino).
GUIDO CROSETTO - EDMONDO CIRIELLI
Infine, ma non in ordine di importanza, l’incontro di Cirielli nel febbraio scorso, con l'ambasciatore di Mosca, Alexei Paramonov, che irritò la premier e scatenò le critiche dell’opposizione. Parlò di “polemica inutile” il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che offrì a Cirielli, suo vice, una poco convinta copertura politica: i rapporti tra i due sono sempre stati tesi.
Ma a proposito di Tajani: il leader di Forza Italia sembra aver vinto la sua battaglia contro i ribelli tendenza-Marina Berlusconi, i vari Roberto Occhiuto, Giorgio Mulè e Alberto Zangrillo, grazie anche al sostegno del consuocero Paolo Barelli, che pur privato dello scranno di capogruppo di Forza Italia alla Camera continua a spadroneggiare nel partito.
Della “rivoluzione liberare di Marina B.”, che ha prodotto solo il cambio dei capigruppo alla Camera e al Senato, con Enrico Costa al posto di Barelli e Stefania Craxi che ha sostituito Maurizio Gasparri, non v’è più traccia.
MARIA ROSARIA CAMPITIELLO E EDMONDO CIRIELLI
Prova regina? Il congresso di Fi in Campania ha incoronato (di nuovo) leader il capodelegazione di Fi al Parlamento europeo Fulvio Martusciello, contro il quale si era mossa, anche apertamente, l’ala anti-Tajani, sempre ventilando una “copertura politica” di Marina Berlusconi, che in realtà non c’è mai stata: Martusciello, unico candidato, è stato riconfermato per acclamazione.
La battaglia degli avversari interni di Tajani si è conclusa con una sconfitta pure in Basilicata, dove Elisabetta Casellati ha ceduto il ruolo di coordinatore regionale al presidente della Regione Vito Bardi: niente collegio lucano, quindi, per la ex presidente del Senato, che ora dovrà trovare una collocazione nel suo Veneto, prospettiva che agita un’altra ministra forzista, Annamaria Bernini.
maria elisabetta alberti casellati foto lapresse
Stesso destino toccherà a Alberto Zangrillo, che verrà sostituito in Piemonte dal Presidente della Regione Alberto Cirio.
Il ruolo di Marina Berlusconi nella vita del partito è stato mitizzato, enfatizzato, sopravvalutato: la primogenita del Cav, al netto di qualche episodico intervento a mezzo stampa, non ha il coraggio, la voglia e forza neanche la “cazzimma” per riprendersi Forza Italia e rilanciarlo.
Marina ha alzato la voce in poche occasioni ma per il resto ha rinculato, lasciando il partito nelle mani del suo amministratore condominiale, cioè Tajani, che via via ha rinsaldato la presa su Forza Italia e isolato oppositori interni, dissidenti e non allineati. Un controllo capillare più sovietico che liberale.
Va anche detto che Marina, in questa Forza Italia, non si riconosce: ormai è un partito radicato soprattutto al Sud, lontano dai ceti produttivi lombardi, dall’imprenditoria meneghina, dal rampantismo della Milano che fu. Oggi gli azzurri sopravvivono grazie ai portatori di voti come Fulvio Martusciello in Campania, Roberto Occhiuto in Calabria, Renato Schifani in Sicilia, politici di lungo corso ben lontani da quell’animo meneghino del 1994.
Una volta accettato, e forse subìto, il disimpegno dal partito di Marina, è iniziato il fuggi fuggi: non a caso il siculo Tommaso Calderone, fiutata l’aria, si è accasato con Roberto Vannacci. Deborah Bergamini e lo stesso Gianni Letta, vicini alla primogenita del Cav, sono spariti dai radar. Tacciono e si dolgono.
Marina e Piersilvio, ormai è evidente, non hanno tempo, né voglia, né interesse a impelagarsi in dinamiche che non appartengono alle loro attitudini. Gestire un partito vuol dire impelagarsi in trattative, discussioni, battaglie che richiedono tempo, attenzione e dedizione.
Tra l’altro, in Germania, è assai il codice etico che impone di separare la politica dall’informazione, e i Berlusconi hanno il controllo di ProsiebenSat1, colosso privato della tivù tedesca.
Pier Silvio e Marina Berlusconi
Tra pochi giorni si tirano le somme: in programma le suppletive in Calabria per il seggio alla Camera lasciato libero da Francesco Cannizzaro dopo essere stato eletto sindaco di Reggio Calabria. Il centrodestra candida Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia e vicinissimo a Marina Berlusconi, ma deve fare i conti con Domenico Giannetta, ex capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, candidato da Roberto Vannacci. La spaccatura rischia di favorire il candidato del centrosinistra, Frank Benedetto.
E la Sicilia?
Terra complicatissima: si credeva blindato per il bis, ma a Palermo pure i muri ormai sussurrano che Renato Schifani è arrivato ai titoli di coda. L’attuale Governatore, in rotta di collisione ormai persino col suo segretario Tajani, starebbe cercando disperatamente un’exit strategy prima del botto finale.
ignazio la russa francesco lollobrigida edmondo cirielli maria rosaria campitiello
La scialuppa di salvataggio? Una nomina a membro del Csm. Ma Schifani, con la solita flemma da navigatore di lungo corso, nelle ultime ore ha alzato la posta: punterebbe, a quanto ci risulta, direttamente al trono di Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Operazione a dir poco spericolata.
La partita si gioca sull’asse Palermo-Roma. A tifare con la claque per lo sbarco di Schifani al Csm c’è Giorgio Mulè, che sogna di prenderne il posto. Peccato che, a detta dei beninformati di Palazzo, Mulè abbia toppato alla grande il timing per lanciare la propria candidatura alla guida della Regione.
In casa Forza Italia, del resto, i coltelli sono affilatissimi. Tra i tanti pretendenti il più agguerrito è Marco Falcone: dopo aver fatto l’assessore proprio con Schifani, era stato di fatto “esiliato” da Palermo. Tajani lo ha impacchettato e spedito in Europa e il buon Falcone ha ingoiato il rospo, facendosi eleggere a Strasburgo con un unico obiettivo: far dimenticare il suo passato da fedelissimo di Schifani.
Ma attenzione: Fratelli d'Italia non resta alla finestra. Il delfino di La Russa, Gaetano Galvagno (oggi a capo dell’Assemblea Regionale Siciliana), scalpita per la poltrona da Governatore. Ma è la stessa Giorgia Meloni a tirare il freno a mano. La Ducetta preferisce tenere FdI a debita distanza dal timone dell'Isola: troppe inchieste velenose in giro che rischiano di danneggiare il partito.
L’idea della Premier sarebbe quella di cedere la candidatura alla Regione agli alleati, incassando in cambio il via libera per lanciare la fedelissima Carolina Varchi nella corsa a Sindaco di Palermo. E in questo ginepraio chi si infila? Cateno De Luca, ovviamente. Negli ultimi tempi sempre più vicino al centrodestra, "Scateno" viene visto da molti come uno dei jolly capaci di tenere a distanza di sicurezza il centrosinistra, che vorrebbe schierare come candidato Governatore l'ex "Iena" Ismaele La Vardera.
Per ora Cateno De Luca fa il misterioso, non si scopre e tira dritto da battitore libero. Ma sul suo tavolo è appena arrivato un endorsement da novanta: quello di Davide Faraone, proconsole di Matteo Renzi in Sicilia, che ha sganciato la bomba: “Tra La Vardera e De Luca scelgo Cateno tutta la vita!”. Risultato? Carte di nuovo rimescolate e nervi a fior di pelle.
Occhio, però: la Sicilia non è solo una noiosa e barocca faccenda locale, è da sempre un laboratorio della politica nazionale. Se a Roma balenasse l’idea del voto anticipato, Giorgia Meloni potrebbe tentare il colpaccio: trascinare la Sicilia alle urne insieme alle Politiche, riproponendo lo schema vincente del 2022.
Se invece Mattarella dovesse 'obbligare' la Meloni all’Election Day in primavera (maggio/giugno) abbinando le Regionali alle Amministrative, per la Premier spingere sulla Sicilia diventerebbe vitale: l'unico modo per bilanciare le probabili caporetto del centrodestra nelle grandi città (Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino).
antonio tajani - fabio roscioli
gaetano galvagno renato schifani
roberto fico
arianna e giorgia meloni
GENNARO SANGIULIANO CORRISPONDENTE RAI DA PARIGI
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gaetano manfredi foto mezzelani gmt 228
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Antonio Tajani Renato Schifani
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