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“NAVALNY È SEMPRE STATO IL NEMICO PUBBLICO NUMERO 1 DEL REGIME RUSSO” - NIKOLAJ LJASKIN, IL PIÙ STRETTO COLLABORATORE DELL’OPPOSITORE DI PUTIN, COMMENTA LA CONFERMA SECONDO CUI NAVALNY È STATO UCCISO CON IL VELENO DELLA RANA FRECCIA: “NON IMPORTA QUALE SIA STATA LA VERA CAUSA, SE IL VELENO, GLI ANNI IN CARCERE IN CONDIZIONI DURE O UN COLPO IN TESTA. TUTTE LE IPOTESI SAREBBERO PLAUSIBILI PERCHÉ CONDUCONO SEMPRE ALLO STESSO RISULTATO: ELIMINARE ALEKSEJ. È CHIARO CHE SI È TRATTATO DI UN ASSASSINIO. PUTIN INVIDIAVA LA CAPACITÀ CHE LUI AVEVA DI RIUNIRE LA GENTE ATTORNO A SÉ. UN EREDE DI NAVALNY? LUI È UNICO, MA LE SUE IDEE NON SONO MORTE” - DALLE FORESTE TROPICALI DELL'ECUADOR AL GELO DELLA RUSSIA: IL VIAGGIO DEL VELENO CHE HA UCCISO IL DISSIDENTE

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1. "ERA IL PRINCIPALE PERICOLO PER I POTENTI E L'HANNO TOLTO DI MEZZO"

Estratto dell’articolo di Rosalba Castelletti per “la Repubblica”

NIKOLAJ LJASKIN

 

È l'unico stretto collaboratore di Aleksej Navalny a non aver lasciato la Russia. E, come tutti i pochi dissidenti rimasti, soppesa ogni frase. «Anche se, nel nostro Paese, non sai mai per quale parola o azione finirai nei guai», dice in videocollegamento da Mosca. Con Navalny dal 2010, capo del quartier generale moscovita della sua campagna presidenziale nel 2018, uno dei dirigenti della sua Fondazione anti-corruzione Fbk e del suo partito "Bella Russia del futuro", a soli 43 anni Nikolaj Ljaskin ha subito innumerevoli fermi e detenzioni e persino un'aggressione con una spranga di ferro.

 

alexei navalny

Nel 2021 è stato arrestato e condannato a un anno di "libertà vigilata" insieme al fratello, alla portavoce e al braccio destro dell'oppositore morto in carcere. I suoi ex compagni di lotta hanno lasciato il Paese quando Fbk è stata dichiarata fuorilegge. Ljaskin no. E nonostante cinque Paesi occidentali sostengano che Navalny sia stato ucciso dallo «Stato russo» con una tossina letale rivenuta nelle rane freccia sudamericane, resta un incrollabile ottimista: «Le autorità hanno fallito. Le idee di Navalny vivono».

 

Dopo il Novichok, la rana freccia. Che cosa ne pensa?

L UOMO CHE SUSSURRAVA AI NAVALNY - MEME BY EMILIANO CARLI

«Non ci vedo niente di strano o di nuovo. Aleksej Navalny è sempre stato il nemico pubblico numero 1 del regime russo. Non importa quale sia stata la vera causa della sua morte, se il veleno di una rana, gli anni in carcere in condizioni dure o un colpo in testa. Tutte le ipotesi sarebbero plausibili perché conducono sempre allo stesso risultato: eliminare Aleksej, fare semplicemente in modo che non ci sia più.

 

Perché il potere collettivo, Vladimir Putin e i siloviki (gli uomini dei servizi di sicurezza, ndr), da un lato temevano Aleksej, dall'altro ne invidiavano la capacità di riunire la gente attorno a sé. Perciò, qualunque sia stata la causa della morte di Aleksej, è chiaro che si è trattato di un assassinio».

 

[…]

 

Navalny stava scontando 19 anni di carcere. Perché ucciderlo?

«Pur in carcere, Navalny era la migliore fonte di ispirazione per tutte le forze di opposizione. Ogni parola che arrivava da lui era una specie di lanterna nel buio. […] Pur da dietro le sbarre, Aleksej parlava non solo a titolo personale, ma a titolo di tutta la Russia. Ne aveva il diritto morale. E lo ascoltavano tutti […] anche i suoi nemici».

funerale di navalny 11

 

A due anni dalla sua morte, qualcuno è riuscito a prenderne il testimone?

«Non c'è e non ci potrà mai essere un erede di Navalny. Era unico. Non ci sarà nessuno come lui. Ma Aleksej ha fatto molto di più che passare il testimone. Ha dato a milioni di persone la consapevolezza che si può andare contro il sistema, che si può lottare perché la Russia diventi un Paese libero e normale. Ora Navalny è in ciascuno di noi. […]».

 

[…]

JUST NAVALNY - MEME BY EMILIANO CARLI

 

A molti russi, però, manca un punto di riferimento. La morte di Navalny ha ucciso la speranza?

«In un certo senso sì e in un certo senso no. Le autorità pensavano che, eliminando Navalny, avrebbero risolto tutti i loro problemi. Sì, lui non c'è più, ma le sue idee vivono. Perché c'è ancora parecchia gente che crede nelle sue idee e può agire come lui. E finché esisteranno queste persone, le autorità non avranno raggiunto il loro obiettivo al cento per cento».

 

Esiste, dunque, la "bella Russia del futuro" che Navalny sognava?

«Certo. Non è un concetto astratto. La Bella Russia del Futuro è la gente che è rimasta e continua a lottare».

[…]

 

RANA FRECCIA

Lei teme per la sua incolumità?

«Sì. Come tutti in Russia».

 

2. L'ARMA LETALE DELL'EPIBATIDINA DALLE FORESTE AI LABORATORI SEGRETI

Estratto dell’articolo di Enrico Franceschini per “la Repubblica”

 

Dalle foreste tropicali dell'Ecuador al gelo della Russia. Ne ha fatta di strada il siero della rana freccia, il vertebrato più velenoso del mondo, con cui i servizi segreti del Cremlino hanno assassinato in carcere il leader dell'opposizione russa Aleksej Navalny.

 

alexei navalny e vladimir putin by edoardo baraldi

Scoperta nel 1974 da John Daly, un biochimico americano, ma probabilmente sviluppata in laboratori top secret dalla Russia per almeno vent'anni, l'epibatidina è una neurotossina sintetizzata dalla famiglia dei dendrobatidi, note come rane freccia, originarie del Sud America: una specie di anfibi considerata più velenosa di qualsiasi serpente. Il siero letale si trova sulla pelle e ricopre il corpo come una sottile pellicola di liquido, conferendo un aspetto brillante ai colori già vivaci.

 

Le comunità indigene dell'Ecuador estraggono il veleno dalle rane e lo utilizzano per la caccia: l'epibatidina agisce sul sistema nervoso, provocando paralisi muscolare e arresto respiratorio, con effetto mortale.

alexei navalny 1

 

A caratterizzare la rana freccia sono le dimensioni di pochi centimetri e i colori intensi, dal rosso all'arancione, dal giallo fino al blu, che le rende difficile nascondersi o mimetizzarsi. Ma procurarsi la tossina in quantità sufficienti a produrre un veleno non è affatto semplice. Dal 1984 la rana freccia è una specie protetta. Inoltre, l'anfibio acquisce il veleno dal consumo di insetti che contengono alcaloidi tossici, e per tali ragioni non è in grado di produrlo in cattività.

 

La prima sintesi chimica dell'epibatidina è stata creata in un laboratorio di ricerca nel 1993. E produrla richiede laboratori altamente sofisticati. «Questo veleno non è qualcosa che puoi ordinare online», dice uno specialista a Insider, […] Il numero di Paesi capaci di sintetizzare la epibatidina e di utilizzarla come un'arma è estremamente piccolo».

 

RANA FRECCIA

La Russia di Putin è diventata specialista in avvelenamenti: nel 2006 uccise a Londra l'ex-agente del Kgb dissidente Aleksandr Litvinenko con gocce di polonio radioattivo nel tè e nel 2018 un altro ex-agente, Sergej Skripal, è sopravvissuto a stento insieme alla figlia a un avvelenamento con il gas nervino a Salisbury. Anche Navalny fu avvelenato in Russia con il gas nervino, prima di andare in Germania per curarsi, rientrare in patria ed essere sbattuto nella prigione in cui è misteriosamente morto.

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