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NÉ GUERRA NÉ PACE: TRUMP RESTERA’ ANCORA A LUNGO NEL PANTANO DEL GOLFO – LA TREGUA USA-IRAN È FRAGILE, CON RIPETUTI RAID E LA NAVIGAZIONE DI HORMUZ A SINGHIOZZO. MA È SERVITA A ENTRAMBE LE PARTI PER CANTARE VITTORIA E PRENDERE TEMPO. RESTANO IRRISOLTI I NODI DELLO STRETTO E DEL NUCLEARE IRANIANO – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “IL MONDO SI STA ADATTANDO A QUESTA SITUAZIONE DI INCERTEZZA, CON PROGETTI PER VIE DEL PETROLIO E DEL GAS ALTERNATIVE AL GOLFO. CONSEGUENZA DEL ‘METODO TRUMP’ NELLE CRISI INTERNAZIONALI. PRETENDE DI RISOLVERLE, SOMMARIAMENTE, E PASSA AD ALTRO (TURNO DI CUBA?) PER NASCONDERE IL FALLIMENTO DIPLOMATICO…”

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Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

donald trump - stretto doi hormuz

Artefice di ben otto paci nel mondo dall'Etiopia alla Serbia, sua statistica, Donald Trump sta scoprendo che è difficile fare pace nella "sua" guerra con l'Iran. Per cui tira avanti con un né guerra né pace.

 

[...] Questo stato di cose nel Golfo è destinato a durare a lungo, per lo meno fino all'accordo "storico" finale con Teheran – se e quando. Pace, guerra, negoziato e navigazione a singhiozzo. Il tutto si regge su un'intesa fragile, negoziata per intermediari, e volutamente approssimativa per accontentare entrambe le parti, che avevano bisogno di cantar vittoria, e chiuderla entro scadenze esogene – inizio dei Campionati del Mondo di calcio, G7 di Evian.

 

STEFANO STEFANINI

Trump può vantare una sfilza di successi diplomatici eclatanti, osannati da tutti – che finiscono nel cimitero degli elefanti. [...] Adesso tocca all'Mou (memorandum d'intesa) con l'Iran, firmato in pompa magna – a Versailles! – il 17 giugno. Chiaramente Trump vuole condurlo in porto. Ci ha messo la faccia oltre che la firma.

 

 

L'alternativa, riprendere la guerra, avrebbe pessime ricadute interne. Altrettanto, se non di più, vale per i nuovi (generazionalmente non ideologicamente) padroni di Teheran. Intanto, per leccarsi le ferite dopo i martellamenti subiti da Usa e da Israele.

 

il transito di petrolio e gas per lo stretto di hormuz

[...] Ma militarmente il mese di guerra ha confermato l'inferiorità di Teheran rispetto agli avversari. Danni, costi e perdite di vite umane (un'intera dirigenza! ) ci sono stati. Inoltre, e soprattutto, gli iraniani sono riusciti a "leggere" Trump molto meglio di quanto lui non "leggesse" loro e hanno capito che il Presidente aveva bisogno del "deal" con loro. Non a tutti i costi ma quasi. Il che lo metteva in una posizione negozialmente debole.

 

CARTELLONE SULLA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ A TEHERAN

Il più giovane Trump dell'Art of the Deal si sarebbe complimentato con loro: ne hanno capito il senso. Con Hormuz in mano, Teheran ha capovolto l'inferiorità militare in superiorità negoziale. Hanno così ottenuto un Mou da cui, se attuato, incassano molto più di quanto cedono, con tre grosse cose a loro favore sul piatto della bilancia: allentamento/rimozione delle sanzioni; scongelamento dei fondi iraniani detenuti da banche Usa; pretesa di mantenere un controllo sulla navigazione via Hormuz.

 

Su quest'ultimo, l'equivocità del punto 3 del Memorandum con la trasparente captatio benevolentiae dell'Oman è critica. Cosa concede in cambio l'Iran? Il ritorno allo status quo ante la guerra: riapertura di Hormuz, con riserva di futura amministrazione; negoziato con Usa sul programma nucleare. L'Iran ha ancora più interesse degli Usa a che il Mou vada a buon fine.

 

IRAN NUCLEARE

Tant'è che sta persino chiudendo non uno, ma entrambi gli occhi, sull'incapacità degli Usa di fermare Israele in Libano. Tornare alla guerra significa veder dissipati tutti i dividendi. Questo retroscena spiega come dopo lo scambio di attacchi dei giorni scorsi, Teheran e Washington abbiano deciso di sospenderli. Il passaggio delle navi attraverso Hormuz può riprendere.

 

Tutto bene quel che finisce bene, o benino. Oltre questo non si andrà: attacchi "sospesi". In qualsiasi cessate il fuoco le violazioni sono fisiologiche. In questo caso fanno anche da reciproco puntello alla tregua, pronte ad essere usate, infatti solo "sospese", se scricchiola sul versante opposto. [...]

 

DONALD TRUMP - FOTO LAPRESSE

Ma non va dimenticato che l'Mou è solo strumentale ad un accordo organico di pace Usa-Iran. Entro 60 giorni. Accordo il cui oggetto principale è il programma nucleare iraniano. Qui le prospettive si fanno ben più nebulose. Intanto scordiamoci i 60 giorni. Ne sono già passati 13.

 

I negoziatori americani ed iraniani parlano di Hormuz. Il complesso dossier nucleare non è stato toccato. L'Mou prevede la proroga quindi il negoziato potrà continuare; e, in parallelo, la proroga. Ma fino a quando? E poi?

 

meme sul cartonato di mojtaba khamenei a teheran

Il rischio è che due nodi chiave, controllo di Hormuz e nucleare iraniano, si trascinino senza intesa e che su entrambi sopravvenga la stanchezza negoziale – con la ripresa della guerra sempre in agguato. Iran e Usa, e altri interessati regionali, si adagerebbero in continuazione a tempo indeterminato dell'attuale né guerra né pace – e navigazione a rischio.

 

Cui il mondo si sta già adattando, vedi progetti per vie del petrolio e del gas alternative al Golfo cui stanno pensando in molti nella regione, specie in Turchia, punto di passaggio quasi obbligato. Conseguenza del "metodo Trump" nelle crisi internazionali. Pretende di risolverle, sommariamente, e passa ad altro (turno di Cuba? ) per nascondere il fallimento diplomatico. Da immobiliarista quale è stipula contratti preliminari senza concludere il rogito.

donald trump - stretto di hormuz

 

STRETTO DI HORMUZ - INGORGO DI IMBARCAZIONI - 23 GIUGNO 2026