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NELL'INDAGINE DELLA PROCURA DI ROMA SULLA “SQUADRA FIORE” C'È UN TEMA CRUCIALE: COSA C'ERA NELL'ARCHIVIO DI GIUSEPPE DEL DEO, DI ROSARIO BONOMO, DI FRANCESCO “CICCIO” ROSSI, DELL’EX GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA LUIGI CIRO DE LISI E DI TUTTI GLI ALTRI? – DALLE INTERCETTAZIONI E DAI VERBALI DEI TESTIMONI EMERGE IL SOSPETTO CHE IL GRUPPO CONTASSE SU UN SOLIDO ARCHIVIO, DA UTILIZZARE PER “FINALITÀ DI PROFITTO”, SU RICHIESTA DI COMMITTENTI CHE VOLEVANO “INFLUENZARE SETTORI DELLA POLITICA E DELL'IMPRENDITORIA” – IL GRUPPO REALIZZAVA DOSSIER CONTENENTI INFORMAZIONI ABUSIVAMENTE RACCOLTE, "NASCOSTE" SOTTO FORMA DI NOTIZIE GIORNALISTICHE: SONO STATE INDIVIDUATE INFATTI ALMENO DUE TESTATE CHE PUBBLICAVANO, SU RICHIESTA DEL GRUPPO, DOSSIER PER COLPIRE QUALCUNO? QUALI SONO QUESTE TESTATE?

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Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

GIUSEPPE DEL DEO

Intercettazioni abusive. Centinaia di intercettazioni effettuate autonomamente dai Servizi, non sempre con l'autorizzazione della Procura generale, ma soltanto con quella dell'Autorità delegata. E ancora: le banche dati delle intercettazioni autorizzate da quasi tutte le procure italiane.

 

Nell'indagine della procura di Roma sulla squadra Fiore c'è un tema cruciale su cui si giocheranno i prossimi mesi: cosa c'era nell'archivio delle persone indagate. In quello di Giuseppe Del Deo, evidentemente. Così come nei computer e nei dispositivi di Rosario Bonomo, Francesco «Ciccio» Rossi, Luigi De Lisi e di tutti gli altri che emergeranno nelle indagini.

giuliano tavaroli

 

Dalle intercettazioni telefoniche e dai verbali dei testimoni c'è infatti il fondato sospetto che il gruppo potesse contare su un solido archivio, da utilizzare per «finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell'imprenditoria e che realizzi, anche su sollecitazione di altri sodali, report e dossier contenenti informazioni abusivamente e illecitamente raccolte, "nascoste" sotto forma di notizie giornalistiche».

 

Sono state individuate infatti almeno due testate che pubblicavano, su richiesta del gruppo, dossier per colpire uno piuttosto che un altro. Per farlo il gruppo poteva contare su attrezzature di primo livello, le stesse sequestrate ieri a Bonomo, Rossi e De Lisi dai carabinieri.

DOSSIERAGGIO

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