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“VIVO SOTTO SCORTA DA 37 ANNI E ANDRO’ IN PENSIONE TRA DUE ANNI” – NICOLA GRATTERI: “LA PAURA MI COSTRINGE A NON SOTTOVALUTARE NULLA. NON TENGO UNA CONTABILITÀ DEGLI ATTENTATI A CUI SONO SOPRAVVISSUTO. CI SONO STATI PROGETTI DI MORTE, DISCUSSI ANCHE ALL'ESTERO, MINACCE, PREPARATIVI E CIRCOSTANZE SULLE QUALI HANNO LAVORATO LE AUTORITÀ COMPETENTI. NON MI PIACE TRASFORMARE QUESTI FATTI IN UNA LEGGENDA PERSONALE – IO E MIA MOGLIE SIAMO SPOSATI DAL 1990. LE SONO GRATO PER AVERE TENUTO UNITA LA FAMIGLIA. I MIEI FIGLI LI VEDO POCHE ORE AL MESE E I MIEI FRATELLI OGNI TRE QUATTRO ANNI – SUL REFERENDUM MI SONO ESPOSTO PERCHÉ RITENEVO CHE LA RIFORMA POTESSE INCIDERE SULL'AUTONOMIA DELLA GIUSTIZIA. POSSO AVERE USATO ESPRESSIONI TROPPO NETTE. MA NON MI PENTO DI AVERE PARTECIPATO AL DIBATTITO - LE MIE PERPLESSITÀ SUL PONTE DI MESSINA RIGUARDANO LE PRIORITÀ: LA CALABRIA E LA SICILIA HANNO BISOGNO DI ALTRO”
Estratto dell’articolo di Elvira Serra per “Sette – il Corriere della Sera”
Nicola Gratteri, quando ha fatto l'ultimo bagno al mare?
nicola gratteri nel 1995 quando era procuratore aggiunto di reggio calabria
«Sono passati circa 30 anni. Quando si vive sotto scorta, anche un gesto semplice, come andare in spiaggia, diventa complicato: bisogna controllare il luogo, organizzare gli spostamenti e coinvolgere molte persone. A quel punto preferisco rinunciare. Non avrebbe senso trasformare un momento di svago in un impegno per troppe persone».
Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, 68 anni, si prepara a un agosto dei suoi. Pochi giorni liberi […]
Lei come convive con la paura?
«La paura è utile quando non ti paralizza. Ti rende prudente, ti costringe a non sottovalutare nulla. Io non mi considero coraggioso. Cerco […] di fare il mio dovere, prestando attenzione. […]».
nicola gratteri e carlo nordio
E che cosa farebbe se non avesse paura?
«[…] Forse farei alcune cose semplici: camminare da solo, fermarmi in un bar senza organizzare nulla, andare al mare o ad un concerto, entrare in un negozio senza creare difficoltà. La libertà è fatta soprattutto di gesti normali e ce ne accorgiamo soltanto quando non possiamo più compierli».
Vive sotto scorta da 37 anni. Che cosa le manca di più?
«Decidere all'ultimo momento dove andare, guidare una moto. Sono sotto scorta dall'aprile del 1989 […]».
NICOLA GRATTERI - OTTO E MEZZO
La proteggono stabilmente otto-dieci persone. Sente ancora quelli che si sono avvicendati?
«Si crea inevitabilmente un rapporto umano profondo. Trascorrono con me più tempo di quanto ne trascorrano con le loro famiglie. […] Quando condividi per anni tensioni, viaggi e pericoli, il rapporto non finisce con un trasferimento».
A quanti attentati è sopravvissuto?
«Non tengo una contabilità. Ci sono stati progetti di morte, discussi anche all'estero, minacce, preparativi e circostanze sulle quali hanno lavorato le autorità competenti. Non mi piace trasformare questi fatti in una leggenda personale. Il punto è quanto sia ancora forte il potere di intimidazione delle organizzazioni criminali nei confronti di un potere dello Stato».
Sua moglie l'ha raggiunta a Napoli?
«Lei ha la sua vita e il suo lavoro in Calabria. Non le ho mai chiesto di annullare la propria esistenza per seguire la mia. […]».
Di cosa le è più grato?
«Siamo sposati dal 1990. Le sono grato per avere tenuto unita la famiglia e per avere cresciuto i nostri figli in condizioni molto difficili. […]».
carlo nordio e nicola gratteri
[…] I suoi figli sono specializzati uno in dermatologia e l'altro in chirurgia plastica e ricostruttiva. Quando riesce a vederli?
«[…] Li vedo meno di quanto vorrei, poche ore al mese. Quando riusciamo a stare insieme, cerchiamo di vivere quel tempo con semplicità […]».
E riesce mai a vedere insieme tutti i suoi fratelli?
«È difficile, in media ogni tre quattro anni, perché ciascuno ha la propria vita. […]».
[…] Ha cambiato idea sulle serie tv che hanno per protagonisti i boss?
nicola gratteri a piazzapulita
«No. Continuo a pensare che alcune produzioni rischiano di rendere seducenti il linguaggio, l'abbigliamento e lo stile di vita dei criminali. Non chiedo censura. Chiedo responsabilità. Se il boss occupa tutta la scena e le vittime restano sullo sfondo, il racconto rischia di consegnargli un supplemento di mito».
[…] Nel 2014 sfumò la sua candidatura a Guardasigilli, nel 2022 quella a procuratore nazionale antimafia. In quale ruolo preferisce immaginarsi?
«Andrò in pensione tra due anni. Non mi immagino in nessuno dei due ruoli. […] Oggi sono procuratore della Repubblica di Napoli e cerco di fare bene questo lavoro. Quando terminerà, vedremo».
[…] Si è pentito di essersi esposto durante la campagna referendaria?
«No. Mi sono esposto perché ritenevo che la riforma potesse incidere sull'autonomia e sull'efficienza della giustizia. Posso avere usato espressioni troppo nette. Ma non mi pento di avere partecipato al dibattito, anche se ogni osservazione veniva trasformata in uno scontro personale o vista come espressione di una collocazione politica […]».
Le è dispiaciuto di più sentire Nordio parlare del Csm come di un sistema «paramafioso» o Giusi Bartolozzi definire la magistratura un «plotone di esecuzione»?
«Sono entrambe espressioni gravi. Le parole contano, soprattutto quando vengono pronunciate da chi occupa ruoli istituzionali. Si può criticare duramente un'istituzione senza delegittimarla».
Le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro le hanno dato soddisfazione?
«Non vivo la vita istituzionale come una partita nella quale qualcuno deve vincere e qualcun altro perdere. Mi interessa che chi esercita una funzione pubblica comprenda il peso delle proprie parole e delle proprie responsabilità».
Rimane il problema delle correnti nella magistratura. Come si può risolvere?
«Le correnti sono nate come luoghi di elaborazione culturale e sono degenerate quando si sono trasformate in strumenti per distribuire incarichi. Le nomine devono essere fondate su criteri verificabili: capacità organizzativa, esperienza, risultati, correttezza e attitudine alla direzione. Occorre inoltre responsabilizzare chi decide, rendendo chiare le motivazioni delle scelte».
[…] Non ha nascosto la sua contrarietà al progetto del Ponte sullo Stretto. Le inchieste le stanno dando ragione?
«[…] Le mie perplessità sul Ponte riguardano le priorità. La Calabria e la Sicilia hanno bisogno di ferrovie efficienti, strade sicure, porti collegati, ospedali funzionanti, servizi essenziali e soprattutto l'acqua, tutti i giorni, nelle case e nelle campagne».
Tre anni fa mi disse che non piange mai. È ancora così?
«Piango molto raramente. Non significa che non provi dolore. […]».
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