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“NON HO CAMBIATO IDEA SULL’INNOCENZA DI ANDREA SEMPIO” – MARCO POGGI, IL FRATELLO DI CHIARA, ROMPE IL SILENZIO A 19 ANNI DAL DELITTO DI GARLASCO E PARLA A “QUARTO GRADO”: “ESSERE ACCUSATO DI ESSERE COINVOLTO NELL’OMICIDIO DI CHIARA È UNA COSA CHE DIFFICILMENTE MI ANDRÀ VIA” – PARLA DELL’“IMPRONTA 33”, PER I CARABINIERI RICONDUCIBILE A SEMPIO, CHE SI TROVA SUL MURO DELLA SCALA CHE CONDUCE ALLA CANTINA DOVE È STATO TROVATO IL CADAVERE DI CHIARA: “HO UN RICORDO CHE CON GLI AMICI SIAMO SCESI ALCUNE VOLTE. MA CHIARA E ANDREA NON RICORDO SI SIANO MAI INCROCIATI IN CASA” – I VIDEO INTIMI DELLA SORELLA CON ALBERTO STASI: “MAI VISTI, SAPEVO SOLO CHE C'ERANO MA NON NE HO MAI PARLATO CON NESSUNO AMICO” – LIQUIDA COME UN’ASSURDITÀ LO SCENARIO SU UN PRESUNTO GIRO DI DROGA NEL QUALE MARCO, SEMPIO E STEFANIA CAPPA SAREBBERO STATI COINVOLTI E CHE CHIARA AVREBBE SCOPERTO: “MAI PROVATO LA COCAINA, SIAMO NELLA FANTASIA…”
CASO GARLASCO: MARCO POGGI, 'NON RICORDO L'ULTIMO SALUTO A CHIARA, ANNI DIFFICILI E DEVASTANTI'
(Adnkronos) - "Per quanto possa esser stato difficile e devastante quest'ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni, dopo quel 13 agosto". Lo afferma Marco Poggi in un'intervista rilasciata a 'Quarto grado' con cui rompe il silenzio durato quasi 19 anni dall'omicidio della sorella Chiara.
Quella dell'agosto 2007 era la prima vacanza in cui la ventiseienne rimaneva da sola a casa, ma la mattina della partenza "purtroppo è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. Non mi ricordo l'ultimo saluto" a Chiara, "non lo ricordo più".
La notizia raggiunge Marco Poggi e il padre Giuseppe mentre sono in un rifugio ad alta quota. E' il padre dell'amico Biasibetti a parlare al telefono con i soccorritori. "Lui, anziché dirci che era venuta a mancare Chiara, ci aveva detto che non si era sentita bene mia mamma e che era in ospedale.
Da lì, è arrivata una jeep del soccorso alpino a prenderci. Siamo scesi a valle e mio papà ha chiamato mia mamma per sapere come stava, in quel momento ho saputo quello che era successo. Poi siamo tornati a Garlasco" racconta. "E' stato un viaggio un po' interminabile, con un lungo silenzio, mi ricordo questo".
Otto mesi dopo la villetta di via Pascoli viene dissequestrata e la famiglia rientra a casa. "I ricordi di Chiara erano lì e noi volevamo tornare dove potevamo rivivere e alimentare questi ricordi" conclude Marco Poggi.
LA VERITÀ DI MARCO POGGI: «SEMPIO NON C’ENTRA, SPERO FINISCA QUESTO GIOCO SULLA VITA DI MIA SORELLA»
Estratto dell’articolo di Pierpaolo Lio per il “Corriere della Sera”
marco poggi INTERVISTATO A QUARTO GRADO
Pur per motivi opposti, con le sue cugine Marco Poggi condivide da quasi 19 anni il destino di vivere con addosso il «mirino» del tribunale dei social. Le «gemelle K» perché fin dal giorno uno si esposero a favor di telecamere.
Il fratello di Chiara per il motivo contrario. Per essersi «inabissato» lontano da attenzioni spesso morbose. La sua riservatezza, il web l’ha trasformata in «colpa». E in accuse infamanti. Di essere l’assassino. O il complice di Andrea Sempio, suo storico amico, lui sì indagato per l’omicidio.
«Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, di essere un autore, è una cosa che difficilmente mi andrà più via». E «tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso».
T-shirt nera. Testa rasata. Folta barba. Marco parla alle telecamere di Quarto Grado . È ormai un 37enne ben diverso dal 19enne ripreso ai funerali di Chiara. O dal ragazzo nelle foto della vacanza nei giorni del delitto. [...]
«Non ho mai sopportato tutta questa esposizione mediatica», spiega Marco alla trasmissione Mediaset. Disturberebbe anche sua sorella, che «non credo avrebbe mai voluto insinuazioni sulla sua doppia vita, o sulla sua vita privata». Finora, da lui, mai nessuna parola. Le sue immagini erano pochissime (aveva dribblato i flash anche in occasione delle tre convocazioni degli inquirenti).
Da tempo Marco sta in Veneto, dove vive e lavora. Dopo la chiusura delle indagini — «È giusto vadano avanti» — ha scelto di rompere il silenzio. Segnala il «dispiacere» per la scoperta che i genitori fossero intercettati, e l’«amarezza» per essere stati «tenuti sempre da parte, quasi non esistessimo»: «Mi aspettavo che all’apertura delle indagini ci convocassero per dirci banalmente “So che siete convinti di altro. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva, però siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire quest’indagine”».
In tv Marco ripercorre i temi dell’inchiesta. Dai video intimi di Chiara, che nega di aver visto e condiviso. All’impronta «33» sulle scale per la cantina, ribadendo di ricordare d’esserci andato con gli amici. E poi, i soliloqui di Sempio. «La mia reazione a caldo è stata di incredulità».
Quando glieli hanno fatti sentire «sono uscito abbastanza confuso». Poi, riascoltandoli «non riesco a essere sicuro vengano dette determinate parole», anche se «non sono io che devo giudicare».
Gli inquirenti, che hanno definito il suo atteggiamento a volte «oppositivo», «non mi hanno convinto». E sull’innocenza del suo amico «non ho cambiato idea». Perché Chiara non la conosceva. «Si saranno incrociati», ma non li ricorda averli mai visti parlare. E se Sempio avesse provato ad approcciarla, «non vedo perché non abbia dovuto chiamarmi per dirmi: “Guarda, questo mi sta veramente dando fastidio”».
I Poggi restano fermi sulla colpevolezza di Stasi e sul fatto che «le sentenze dei processi siano la verità». Però «non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti — chiarisce —. Quello che ci dispiace è che non ci sia rispetto». Se si potesse «mettere un punto» alla vicenda, «saremmo i primi a volerlo, perché siamo stanchi di rivivere tutto». [...]
marco poggi
marco poggi 1
marco poggi alberto stasi
marco poggi a quarto grado
marco poggi a quarto grado
andrea sempio
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