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“NON HA SENSO CONTINUARE” – IL MAGISTRATO DELLA PROCURA DI MILANO, FABIO DE PASQUALE, LASCIA LA TOGA. SI È DIMESSO A POCO PIÙ DI UN ANNO DALLA PENSIONE E POCHE SETTIMANE DOPO AVERE INCASSATO DALLA CASSAZIONE L’ASSOLUZIONE CON FORMULA PIENA DALL'ACCUSA DI RIFIUTO D'ATTI D'UFFICIO NEL CASO ENI-NIGERIA – A PERSONE A LUI VICINE HA CONFIDATO DI “NON RITROVARSI PIÙ IN QUESTA MAGISTRATURA” – NELLA SUA CARRIERA HA INDAGATO SU BETTINO CRAXI (PER LA TANGENTE ENI-SAI) E SILVIO BERLUSCONI (PER IL CASO MILLS), IN ENTRAMBI CASI OTTENENDO CONDANNE DEFINITIVE – MA IL SUO NOME È LEGATO ANCHE ALLA VICENDA DEL SUICIDIO IN CELLA DELL'ALLORA PRESIDENTE DELL’ENI, GABRIELE CAGLIARI, PER IL SUO PARERE NEGATIVO SULLA SCARCERAZIONE…
Estratto dell’articolo di Andrea Siravo per “la Stampa”
Nei corridoi della procura di Milano era solo una voce agostana che circolava tra i pochi pm, ufficiali di pg e amministrativi. «Ma è vero che Fabio De Pasquale si è dimesso dalla magistratura?». Quello che sembrava solo un pettegolezzo d'ufficio è risultata essere una notizia fondata.
Lo scorso 9 luglio uno dei magistrati più noti della recente storia della procura del capoluogo lombardo ha deciso di lasciare l'ordinamento giudiziario, di cui faceva parte dal 1987.
Lo ha fatto in silenzio, senza proclami, a poco più di un anno dalla pensione che avrebbe raggiunto nel settembre 2027 al compimento del 70° compleanno. E solo poche settimane dopo aver incassato dalla Cassazione un'importante sentenza. […]
I supremi giudici della quarta sezione penale il 19 giugno lo hanno assolto con formula piena, dopo due condanne di colpevolezza a Brescia, dall'imputazione di rifiuto d'atti d'ufficio.
Era accusato di non aver depositato delle prove favorevoli alle difese degli imputati del processo sulla presunta maxi tangente da 1,092 miliardi di dollari che i manager di Eni e Shell avrebbero versato nelle tasche di pubblici ufficiali nigeriani per aggiudicarsi i diritti di esplorazione del giacimento petrolifero Opl 245 a largo delle coste di Lagos.
SILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE
[…] De Pasquale, che dal 2017 è stato come procuratore aggiunto alla guida del pool di pm che indagano sulla corruzione internazionale, è rimasto fermo sulle sue convinzioni tanto da depositare in autonomia l'atto di appello poi non coltivato dalla procura generale milanese.
Dall'ottobre 2024 il pm messinese trapiantato a Milano era tornato a fare il sostituto procuratore dopo la mancata conferma da parte del plenum del Csm dell'incarico semidirettivo. Uno dei tanti strascichi del grosso guaio giudiziario, come il procedimento disciplinare congelato e ancora in attesa di definizione che ha caratterizzato gli ultimi anni di carriera De Pasquale.
«Non aveva più senso continuare e non mi ritrovo più in questa magistratura», il senso delle confidenze fatte a persone a lui vicine.
Il nome di De Pasquale è associato a due grandi nomi della politica italiana della Prima e della Seconda repubblica: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Su entrambi indaga fino a ottenere delle condanne definitive.
Accusa, non facendo parte del pool di Mani Pulite, lo storico segretario del Psi di aver intascato la tangente Eni-Sai assicurando con un accordo politico che Salvatore Ligresti avesse in gestione tutti gli assetti assicurativi dei 140 mila dipendenti del colosso petrolifero italiano.
L'interesse investigativo su Berlusconi arriva nel 2001 quando De Pasquale si imbatte nell'avvocato inglese David Mills e nel reticolo societario da lui creato per nascondere al Fisco italiano i costi dei diritti televisivi comprati negli Stati Uniti da Mediaset. Il fondatore di Forza Italia nell'ottobre del 2010 affibbia a De Pasquale l'attributo di "famigerato". Dopo tre anni, il primo agosto 2013, arriva la condanna definitiva per l'ex Cavaliere.
Ma è l'Eni il leitmotiv che si è legato a doppio filo alla carriera di De Pasquale. Anche in modo drammatico. A sei dall'ingresso in magistratura, nel luglio del 1993, De Pasquale finisce nel tritacarne mediatico per il suicidio in cella a San Vittore dell'allora presidente della multinazionale del Cane a sei zampe. Certa stampa lo arriva a chiamare «assassino». Gabriele Cagliari, già in carcere per le inchieste di Antonio Di Pietro, viene tirato in ballo da Ligresti.
Il 15 luglio Cagliari ammette di aver parlato con Craxi e Ligresti, ma nega di sapere qualcosa della tangente miliardaria. Il suo avvocato chiede la scarcerazione, che viene accompagnata da un parere negativo di De Pasquale. Con il giudice ancora in riserva Cagliari viene trovato morto a San Vittore.
i pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro -U43070110205349sDC-593x443@Corriere-Web-Sezioni
Per l'ormai ex pm non si esclude che si possano aprire le porte di incarichi internazionali. [...]
GABRIELE CAGLIARI 2
SILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE
FABIO DE PASQUALE SERGIO SPADARO
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