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NORDIO E LE TOGHE ALLO SCONTRO FINALE – ALL’INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO, ALLA PRESENZA DI SERGIO MATTARELLA, IL PRIMO PRESIDENTE DI CASSAZIONE, PASQUALE D'ASCOLA, DIFENDE “L’AUTONOMIA E L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA, UN CAPOSALDO”. UN MESSAGGIO CHIARO IN VISTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – CARLO NORDIO REPLICA ALZANDO I TONI: “RITENGO BLASFEMO SOSTENERE CHE RIFORMA TENDA A MINARE PRINCIPIO INDIPENDENZA E AUTONOMIA DELLE TOGHE”

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Estratto dell’articolo di Conchita Sannino per www.repubblica.it

 

Pasquale DAscola

L’“autonomia e l'indipendenza” della magistratura come "caposaldo". L'amarezza con cui si stigmatizza, da parte dei vertici della suprema Corte, "lo scontro tra politica e magistratura", la necessità di "non ferire" il volto della giurisdizione per evitare danni irreparabili ai cittadini e alle istituzioni.

 

Sono i temi che fatalmente occupano relazioni e discorsi dei massimi esponenti istituzionali all'inaugurazione dell'Anno giudiziario, cui partecipa il presidente della Repubblica (e del Consiglio superiore della magistratura) Sergio Mattarella, il rito solenne in corso alla Cassazione, e forse l'ultimo - ove passasse il sì alla riforma Nordio-Meloni - che vede uniti pubblici ministeri e giudici.

 

carlo nordio - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse

“Ritengo blasfemo sostenere che riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe", dice nel suo intervento il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

 

"Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia", sottolinea nella sua relazione il Primo presidente di Cassazione, Pasquale D'Ascola. [...]

 

sergio mattarella - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse

Poi affronta il tema della fiducia, che non può essere lesionata, dei cittadini nella magistratura: e cita, andando al 1959, insediamento del primo Csm, il ministro Gonella e l'allora presidente della Repubblica: "Gronchi, solennemente, ribadì che la Costituzione con la creazione dell’organo non ha voluto soltanto «riconoscere all’ordine giudiziario unicità ed autorità», ma «assicurare soprattutto l’autonomia dei giudici», intesa «nel senso di autogovernarsi», il tutto «inquadrato per logica necessaria nel sistema della divisione dei poteri che è presupposto e cardine insieme dello stato di diritto».

 

[...]

 

Il primo presidente della Corte di cassazione Pasquale DAscola

Sull'esigenza del rispetto reciproco fondato il perno del discorso del vicepresidente Pinelli. "L'esigenza di armonia - sottolinea il vicepresidente del Csm - deve essere affermata con ancora più forza in un periodo, qual è quello che stiamo vivendo, caratterizzato da tensioni, un periodo nel quale, dunque, è davvero necessario che gli attori istituzionali prestino ossequio a quel principio di leale collaborazione che è speculare al principio di separazione dei poteri".

 

Pinelli, nel ricordare "la dolorosissima scia di sangue" dei magistrati vittime delle mafie o della barbarie terroristica , ricorda: "La giustizia è un bene comune. E il bene comune vive di fiducia", fiducia quindi anche " nella Costituzione e nella giurisdizione. Senza una giustizia riconosciuta, non c'è fiducia e senza fducia non c'è comunità".

 

 

carlo nordio - inaugurazione anno giudiziario - foto lapresse

E' un intervento che non disdegna toni difensivi e parole forti, quello del ministro Nordio. Che definisce nell'Aula magna "ripugnanti le insinuazioni su interferenze illecite su magistratura".

 

ll Guardasigilli parte innanzitutto dall'impegno profuso "per colmare i vuoti in organico", difende le iniziative legislativa che introducono i nuovi reati e commenta: "Nell'ambito del diritto penale, non ci siamo accaniti in una proliferazione dissennata di indiscriminati interventi persecutori, piuttosto abbiamo inteso colmare alcuni vuoti di tutela determinati da intollerabili forme di aggressività, di sopruso e di frode soprattutto verso i soggetti più deboli e da nuove forme di criminalità connesse all'uso improprio delle innovative tecnologie informatiche e dell'intelligenza artificiale".

 

fabio pinelli - foro lapresse

Poi, affronta il tema delle tensioni sulla riforma che porta il suo nome e sostiene: ""Nessun reato di lesa maestà nel cambiare ciò che già è stato ritenuto suscettibile di cambiamento ", e ancora: "Ritengo blasfemo sostenere che questa riforma tenda a minare il principio di indipendenza e autonomia" della magistratura, augurandosi che si possa discutere della legge che modifica la Costituzione "senza rancore, senza retropensieri" [...]