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DIETROFRONT! IL RAGAZZO CON LO ZAINETTO DI PIAZZA SAN CARLO E’ STATO SCAGIONATO: “AGITAVO LE MANI? SI’, COI MIEI GESTI VOLEVO SOLO CALMARE LA GENTE- INTORNO A ME ERANO TUTTI IMPAZZITI. MI HANNO MASSACRATO MA NON HO FATTO NIENTE DI MALE"
Paolo Berizzi per la Repubblica
Forse l' unico vero problema, al netto delle buone intenzioni e dell' effetto contrario, è stato l' alcol. Pare che in previsione di una notte di festa ne avesse in corpo non poco Davide Buraschi, e un po' si capisce anche dal video.
Abbastanza ubriaco da non possedere l' esatta cognizione di quanto gli stava accadendo intorno: il vuoto improvviso, la folla che prima ondeggia e poi fugge dal punto in cui si trova lui, torso nudo e bermuda. «Coi miei gesti volevo solo calmare la gente, tutto qui. Non ho fatto niente di male e non mi sono accorto di niente: nessun botto, nessuno sparo».
Quarantotto ore dopo l' assurda notte di sangue e di delirio collettivo in piazza San Carlo, si sa chi è e che cosa (non) ha fatto il ragazzo con lo zainetto.
Ventitré anni, tifosissimo juventino ma non ultrà, da Cinisello Balsamo, hinterland milanese. Arrivato a Torino in auto con la fidanzata Sharon e poi in piazza assieme ad altri amici tra cui Luca, anche lui di Cinisello.
IL RAGAZZO CON LO ZAINETTO A PIAZZA SAN CARLO
Ugualmente patito per la squadra bianconera: partite in casa, partite in trasferta. «Io non c' entro, sono solo una persona informata sui fatti», ha detto Davide Buraschi domenica sera all' uscita della questura di Torino. Papà, mamma e fidanzata. Lei preoccupatissima e ancora scossa perché a vedere Juve-Real Madrid sul lastricato della piazza ricoperto di bottiglie di vetro c' era anche lei. A un certo punto ha provato a afferrare Davide e a toglierlo dalla "scena". Ma tant' è: per la folla lui era ormai un potenziale terrorista o comunque uno da cui allontanarsi in fretta.
«Mi hanno massacrato, sbattuto in tv su tutti i video - si è sfogato con gli amici il ventitreenne milanese - . Quando ho visto il caos intorno a me ho solo provato a calmare la folla». È la versione con cui ha convinto polizia e pm nelle diciassette ore trascorse in questura: dalle 4 di notte tra sabato e domenica - quando lo hanno fermato dopo averlo identificato - fino alle 21.
Chissà, forse il "botto" che Buraschi dice di non avere udito è risuonato lì, nell' area della piazza in cui si trovava. O magari è stato quello zainetto sulle spalle e lui che, fermo come un palo mentre tutti si agitano e corrono, allarga le braccia guardando la folla. Che col senno di poi e in quegli istanti concitati dice niente e anche il peggio.
Ma chi è il ragazzo con lo zainetto? Magro. Capelli con la riga di lato e baffetti. Lavoro, calcio, fidanzata. Ora che è emerso dall' anonimato di un fotogramma che, comunque sia, era un incubo personale dentro un dramma collettivo, la vita di Davide racconta la "normalità" di un giovane tifoso sfegatato che nella notte di Champions ha ecceduto con le birre ed è finita così.
Partito in macchina da Milano di buon' ora, il "puntello" con gli amici in piazza San Carlo e un posto conquistato vicino al maxischermo. C' è anche la fidanzata dal doppio cognome: bella ragazza che con foto e video presidia quei social da cui lui, Davide, dopo la diffusione del video delle braccia allargate, si è sfilato per evitare intrusioni. Sorridono Davide e Sharon nella loro vita pubblica, si scambiano affettuosità: le notti in discoteca a ballare la techno, il mare con gli amici, ci sono il Cocoricò e il Bolgia dove la musica picchia forte.
Niente Juventus tra i post di lei: a Torino c' era stata l' anno scorso ma per il Movement Torino Music Festival al Lingotto, dance elettronica. Ognuno ha i suoi amori. "Il più grande? La Juventus", twitta Luca, amico e compagno di calcio di Davide. L' altro che si scorge nel video, anche lui interrogato per ore. Il suo profilo in tre parole: "Calcio, tecnologia e un po' di digital".
Partite su partite allo Juventus stadium: Cardiff no, niente biglietti. «Mai visti con noi», dice Gianfranco Aprea, presidente dello Juventus Club Doc di Cinisello Balsamo: lui era allo stadio, insieme a tanti partiti dall' hinterland. Davide e Luca di solito vanno in curva, però non sono ultrà anche se qualcuno dei Viking di Milano lo conoscono. I Viking pluridaspati. Stanno a Milano. Sono quelli che hanno imposto lo sciopero del tifo nella curva Sud juventina. Gesti forti loro, non come Davide.
TORINO PIAZZA SAN CARLO 2
TORINO PIAZZA SAN CARLO 1
TORINO PIAZZA SAN CARLO 4
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