"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE…
PASSANO I GIORNI, MA NON SI TROVA IL KILLER CHE HA MASSACRATO A COLPI DI MANNAIA UNA FAMIGLIA DI BENGALESI A ROMA - IL RICERCATO SI CHIAMA SHAHADAT HOSSAIN, HA 43 ANNI, ED È NATO IN BANGLADESH - IL MOVENTE DELL'OMICIDIO POTREBBE ESSERE SPIEGATO DA UNA LETTERA FIRMATA "LAL SHAH ZAKAT" (UNA BANDA ARMATA) RICEVUTA DAL PADRE DI KAMAL UDDIN, UNA DELLE PERSONE UCCISE: "SAPPIAMO CHE HAI MOLTI GIOIELLI IN CASA. TRASFORMERÒ TUO FIGLIO E TUO NIPOTE IN UNA PIANTA E VIOLENTEREMO TUA MOGLIE DAVANTI A TE" - COSÌ È ACCADUTO: IL 40ENNE UDDIN E' STATO UCCISO INSIEME ALLA SUA CONSORTE 38ENNE MOMOTAJ HOSNE JAHAN E ALLA LORO FIGLIA ISLAM AROWA, 8 ANNI - L'IPOTESI DI UNA RITORSIONE PER UN PRESUNTO CREDITO ESCLUDEREBBE IL MOVENTE PASSIONALE (L'ASSASSINO AVREBBE AVUTO UN'OSSESSIONE PER LA DONNA UCCISA) - IL FRATELLO DEL KILLER E' STATO ASCOLTATO DAGLI INQUIRENTI
Estratto dell'articolo di Andrea Ossino, Luca Monaco per "la Repubblica"
Da un villaggio del sottodistretto di Companiganj, nel nord-est del Bangladesh, fino a un appartamento della periferia romana di Casalotti. La distanza è di oltre settemila chilometri.
Ma oggi c'è un filo che chi indaga sulla famiglia uccisa a colpi di mannaia prova a seguire. È scritto su un foglio arrivato un anno fa nelle mani di SirajMia, padre di Kamal Uddin. Riletto adesso, dopo il massacro di venerdì sera, quel foglio non assomiglia più a una semplice intimidazione. È l'annuncio di ciò che sarebbe accaduto.
La lettera è una minaccia. Esplicita. «Ci incontreremo presto a casa tua — si legge nel testo — sappiamo che hai molti gioielli in casa. Se non dovesse funzionare trasformerò tuo figlio e tuo nipote in una pianta del mondo e violenteremo tutti insieme tua moglie davanti a te».
Dodici mesi dopo, Kamal Uddin, 40 anni, è stato ucciso nella sua abitazione insieme alla moglie Momotaj Hosne Jahan, 38 anni, e alla loro figlia Islam Arowa, che di anni ne aveva appena compiuti otto. Tre corpi, una famiglia cancellata, un unico superstite: il figlio ventenne Amir Hossain Ayan, ricoverato in ospedale.
Un ricercato: Shahadat Hossain, 43 anni, attivista del Bangladesh Nationalist Party (Bnp), il principale partito nazionalista e conservatore del suo Paese d'origine. E poi quella lettera, che fino a pochi giorni fa poteva sembrare solo l'ennesimo episodio di intimidazione, che oggi assume invece il peso di un possibile movente o, quantomeno, di un indizio che gli investigatori — coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini — non stanno ignorando.
Il fratello del ricercato è stato ascoltato a Roma e ha fornito elementi utili agli agenti della squadra Mobile diretti da Roberto Giuseppe Pititto. Forse ha spiegato anche perché la famiglia delle vittime veniva perseguitata: «Siraj Mia, tieni bene in mente questo: presto verremo a casa tua e se vorrai salvare l'onore di tuo figlio, di tuo nipote e di tua moglie, allora dacci i soldi, i gioielli che desideriamo così non torneremo a mani vuote…
Kamal Uddin con la moglie Arzu e la figlia Alicia
E se non trovi tutto ciò, faremo morire tuo figlio e ci godremo tutti insieme il corpo di tua moglie». Ora questa minaccia, firmata da «i tuoi nemici Lal Shah Zakat (una banda armata, ndr)» e pubblicata da una tv locale, allarga l'inchiesta.
Si scontra con il movente che numerosi esponenti della comunità bengalese di Roma hanno sottolineato con insistenza: l'assassino avrebbe avuto una relazione con la donna uccisa.
La lettera invece combacia con quanto raccontato a Repubblica da un parente delle vittime. Si chiama Sajjad Mahmud, e sostiene che l'assassino «chiedeva sempre soldi a Kamal, cifre alte. Lo torturava, sia fisicamente che psicologicamente».
Ancora: «Ha provato a rapire per tre volte il figlio maggiore di Kamal», assicura. «Non so come abbia fatto a ottenere asilo in Italia — continua — perché ha sei accuse a suo carico in Bangladesh per violenza sessuale ed estorsione». Tutte circostanze da appurare. In Italia Shahadat Hossain, fino a venerdì sera, non aveva mai commesso reati. La priorità adesso è rintracciarlo. [...]
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