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UN PEDAGGIO CHIAMA L’ALTRO – IL DESTINO DELLO STRETTO DI HORMUZ INTERESSA COSÌ TANTO AI RUSSI NON SOLO PER L’ALLEANZA SENZA LIMITI CON GLI AYATOLLAH: MOSCA IMPONE GIÀ LICENZE E DAZI (700 MILA DOLLARI PER TRANSITO) ALLE NAVI CHE ATTRAVERSANO L’ARTICO, ANCHE SE IN ACQUE INTERNAZIONALI – FUBINI: “IL PRECEDENTE DI UN CONTROLLO DI HORMUZ, MAGARI CON PEDAGGIO, NON FAREBBE CHE ISTIGARE NUOVE PRETESE RUSSE SULL’ARTICO E SULLO STRETTO DI BERING O MAGARI, IN FUTURO, DELLA MALESIA SU MALACCA E DELLA CINA SULLO STRETTO DI TAIWAN. COSÌ LA LIBERTÀ DI NAVIGAZIONE È ENTRATA IN UNA NUOVA ERA PIÙ IMPERVIA…”
Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”
vladimir putin con medvedev nel 2008
Il 4 luglio Dmitry Medvedev è tornato da Teheran a Mosca su un aereo di Stato russo. Attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza costituito dal Cremlino, già presidente durante un interludio fra il 2008 e il 2012 al potere di Vladimir Putin, Medvedev era stato inviato in Iran il giorno prima per guidare la delegazione di Mosca ai funerali dell’ayatollah Ali Khamenei.
Nel volo di ritorno, il dirigente russo ha pronunciato poche frasi che lasciavano capire quanto fosse precario l’equilibrio raggiunto fra Teheran e Washington attorno a Hormuz.
STRETTO DI HORMUZ - INGORGO DI IMBARCAZIONI - 23 GIUGNO 2026
Con la guerra «l’Iran si è trovato in possesso di un’altra arma, non meno potente di una bomba atomica: lo Stretto di Hormuz. Bloccando il passaggio, ha dimostrato il suo potere — ha detto Medvedev —.
Sono in corso discussioni su come lo Stretto opererà in futuro. Credo che l’Iran abbia un asso nella manica oltre a questa “arma nucleare”: ha anche un’“arma termonucleare” e mi riferisco allo stretto di Bab el-Mandeb — ha continuato l’ex delfino di Putin —: può essere usato, nel caso di un conflitto, per creare una situazione in cui tutti i trasporti di petrolio o altro siano completamente bloccati. Spero non accada, ma tutti gli Stati che cercano conflitti lo devono tenere presente».
IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP
[…] L’ex presidente russo si era senz’altro appena informato presso i dirigenti di Teheran. Succedeva appena due giorni prima che la Guardia rivoluzionaria di Teheran tornasse a prendere di mira una nave gasiera del Qatar, una petroliera saudita e un terzo tanker da idrocarburi (di cui non si conosce l’identità). Nelle stesse ore un’altra petroliera indiana, la Lila Vadinar, si era avventurata verso l’uscita dello stretto, per poi invertire la rotta e tornare nel Golfo. Evidentemente si sentiva minacciata dai pasdaran.
La colpa di queste navi, con ogni probabilità, è di non aver chiesto una licenza di passaggio alla Guardia rivoluzionaria iraniana. Di non essersi registrate, nello specifico, alla «Autorità dello stretto del Golfo persico» che il regime di Teheran ha costituito in maggio per reclamare il diritto al controllo di quel tratto di mare. La nuova deflagrazione di guerra è infatti legata a questo equivoco che mina la tregua […]
donald trump - stretto doi hormuz
Teheran pretende di stabilire un sistema di licenze per l’accesso e l’uscita dal Golfo, se possibile con sistemi di pagamento. La Casa Bianca nei 14 punti del cessate-il-fuoco concordati a metà giugno aveva sottoscritto un passaggio decisivo: l’Iran — si legge al punto cinque — dialogherà con l’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi di Hormuz (…) in linea con i diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto.
GOLFO DI ADEN E STRETTO DI BAB EL MANDEB
[…] Già questa frase, accettata dagli americani, va vicina a violare i principi di libertà di navigazione che gli Stati Uniti stessi hanno fatto rispettare per 80 anni sulla base del diritto internazionale. L’Iran l’ha letta come un diritto di pedaggio […] o almeno come un potere di controllo sulle acque.
Il fatto stesso che Medvedev abbia esteso la minaccia anche allo stretto di Bab el-Mandeb, che mette Suez e il Mediterraneo in comunicazione con l’Asia e da cui passa oggi parte del greggio saudita, lasciava capire che i negoziati su Hormuz stavano andando male.
NAVE DA GUERRA IRANIANA SILURATA DA UNA SOTTOMARINO USA - 3
Del resto Teheran aveva già fatto le prove generali del blocco degli stretti proprio istigando nel 2023 la milizia yemenita degli Houthi a bloccare Bab el-Mandeb (da allora lì il traffico non si è più ripreso).
Gli altri stretti Inebriato dal relativo successo militare, è molto probabile che l’Iran abbia cercato di alzare la posta pretendendo forme di pagamento su Hormuz.
Ma non è un caso che la vicenda interessi tanto i russi: Mosca impone già licenze e dazi — fino a 700 mila dollari per transito — alle navi che, grazie al riscaldamento globale, sempre più spesso attraversano l’Artico (in acque internazionali) fra l’Atlantico e le coste asiatiche del Pacifico.
Il precedente di un controllo di Hormuz, magari con pedaggio, non farebbe che istigare nuove pretese russe sull’Artico e sullo Stretto di Bering o magari, in futuro, della Malesia su Malacca e della Cina sullo Stretto di Taiwan. Così la libertà di navigazione che ha sorretto il commercio globale nel dopoguerra è entrata in una nuova era più impervia.
STRETTO DI HORMUZ - SITUAZIONE AL 22 GIUGNO 2026
Lo ha fatto nel giorno in cui le prime bombe di Donald Trump sono cadute su Teheran, quattro mesi fa.
BANDIERA TRA LE MACERIE - GUERRA IN IRAN
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guerriere iraniane
ribelli houthi 4
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