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PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI - SE IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE NON RISPETTA I TEMPI PREVISTI DALLA LEGGE, I CITTADINI POSSONO RICHIEDERE LA VISITA DI UN MEDICO DI UN OSPEDALE PUBBLICO (FUORI DAL NORMALE ORARIO DI LAVORO) CON IL COSTO A CARICO DELLA ASL. IL CAVILLO E’ CONTENUTO IN UN PROVVEDIMENTO DEL 2000 CHE DA’ AL CITTADINO LA POSSIBILITA’ DI FARSI EROGARE LA PRESTAZIONE COME PRIVATA METTENDO PERO’ IN CARICO ALL’AZIENDA SANITARIA IL COSTO - L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"

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Estratto dall’articolo di Fiorina Capozzi per www.senzabavaglio.info

 

liste d'attesa sanità

Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il Servizio Sanitario Nazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000.

 

Intramoenia (o attività libero-professionale intramuraria) è il termine che indica le visite e le prestazioni mediche effettuate a pagamento, fuori dal normale orario di lavoro, dai medici di un ospedale pubblico.

 

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Dalla vaccinazione anti-Covid a IT-Alert, la Rai ha del resto già trasmesso numerose campagne di interesse pubblico, una attività che è alla base della sua stessa missione di informare i cittadini giustificandone il pagamento del canone.

 

Per questa ragione secondo Golino, lo stesso dovrebbe avvenire per far conoscere un diritto che, se fosse realmente noto, potrebbe incidere sulle liste d’attesa e sull’utilizzo delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale andando a vantaggio delle persone malate che hanno necessità urgente di effettuare esami. E che sempre più spesso pagano di tasca propria la lentezza del SSN.

 

“Ci si sente rispondere che la prestazione è disponibile a distanza di mesi, mentre privatamente – in regime di c.d. libera professione intramuraria – viene assicurata anche nelle ore immediatamente successive. Ovviamente a pagamento. Ed il paziente, che a dispetto del nome, non può pazientare perché la malattia non regredisce da sola, paga, di tasca propria: dai 70 ai 150 euro…Potrebbe evitarlo? Certamente! Ma nessuno glielo dice…” spiega l’avvocato Golino, che ha alle spalle anni di battaglie a vantaggio dei consumatori sia nel Codacons che come vicepresidente Adusbef.

 

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Da quasi trent’anni esiste una legge che pochi conoscono. Il decreto legislativo 124 del 1998 conferisce al cittadino il diritto, qualora l’azienda sanitaria non sia in grado di erogare la prestazione nei tempi di attesa previsti, di farsi erogare comunque la prestazione come privata ma mettendo in carico all’azienda sanitaria il costo di tale prestazione.

 

Sull’impegnativa è infatti, per legge, indicata una delle quattro classe di priorità: la più veloce – l’urgenza – indicata con la lettera U riservata agli esami che vanno eseguiti entro le 72 ore; quindi la lettera B di breve che fissa il termine entro 10 giorni; segue la lettera D di differibile – entro 30 giorni per visite e 60 giorni per esami diagnostici – ed infine la lettera P di programmabile da eseguire nei successivi 120-180 giorni.

 

ritardi nella sanita

L’obbligo al risarcimento scatta in caso di urgenza. Se il medico di base ravvisa la necessità di effettuare la prestazione in tempi brevi, se il CUP comunica che la prima data disponibile è successiva a quel termine mentre in privato sarebbe possibile entro quel tempo, l’azienda sanitaria deve erogare quella visita in regime privato facendosi carico del costo eccedente il ticket (se dovuto). [...]

 

Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione, l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione”, prosegue Golino.

 

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Quando una legge o un provvedimento di qualsivoglia origine e natura generano un diritto in capo al cittadino, l’amministrazione obbligata a erogare la relativa prestazione ha il dovere di assicurane la universale conoscenza. Lo prevede la legge 150 del 2000 che istituzionalizzando la comunicazione pubblica in funzione strumentale al perseguimento degli obiettivi di trasparenza e di efficacia dell’azione amministrativa (art.1) impone una precisa attività di comunicazione esterna verso cittadini, imprese ed altre amministrazioni che è diretta proprio, fra l’altro, a favorire la conoscenza delle leggi al fine di facilitarne l’applicazione.

 

poverta sanitaria 1

Sul punto la legge è assai chiara. E’ stabilito che le attività di informazione e di comunicazione siano attuate con ogni mezzo di trasmissione idoneo ad assicurare la necessaria diffusione di messaggi (Art. 2 c 2) e, tra questi anche i messaggi di utilità sociale e di pubblico interesse definiti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 3) e che la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo è tenuta a trasmettere a titolo gratuito (art. comma 3°).

 

Di qui la diffida ai ministri di salute, economia, funzione pubblica ed al dipartimento editoria della presidenza del consiglio (oltre che, per conoscenza anche a tutti i presidenti di regione) per attivare una campagna di stampa e comunicazione presso il concessionario del servizio pubblico (la RAI) idonea, dopo quasi trent’anni, ad informare la cittadinanza, finalmente che le visite intra moenia in ospedale possono essere a carico della ASL di competenza. Entro 90 giorni. Poi ricorso al TAR.

SPESA PER LA SANITA’ – LA STAMPASANITA PUBBLICA - CARENZA DI MEDICI E INFERMIERIliste d'attesa all'ospedale