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“PERCHE’ È USCITO DALLA CLINICA? ERA IN CURA, IMBOTTITO DI FARMACI, NON DOVEVA ACCADERE” – LA DENUNCIA DELLA SORELLA DI DAVIDE LIONELLO, FIGLIO DELL’ATTORE E DOPPIATORE ORESTE, MORTO SUICIDA DOMENICA POMERIGGIO A ROMA, INVESTITO DA UN CONVOGLIO DELLA METROPOLITANA CHE L’HA TRAVOLTO ALLA STAZIONE DI SUBAUGUSTA – IL 52ENNE ERA RICOVERATO IN CLINICA A CAUSA DI UNA PATOLOGIA PSICHIATRICA: SOFFRIVA DI BIPOLARISMO…
Erica DellaPasqua per corriere.it - Estratti
Davide Lionello, figlio dell’attore e doppiatore Oreste, è morto domenica pomeriggio a Roma, investito da un convoglio della metropolitana che l’ha travolto in una fermata periferica della città, Subaugusta, davanti a una folla di passeggeri. Un gesto volontario, hanno raccontato anche i testimoni sentiti dalla polizia: Davide ha aspettato che il treno si avvicinasse e si è lanciato sui binari, come hanno raccontato agli agenti le persone che erano in banchina.
Erano circa le 15. Atac, l’azienda che gestisce i trasporti nella Capitale, ha fermato tutto e le forze dell’ordine sono intervenute per i rilievi. Sulla dinamica e sull’intenzionalità non ci sarebbero dubbi. Non si esclude, però, che verranno esaminate le telecamere che riprendono gli ultimi spostamenti dell’uomo perché, il sospetto sollevato dalla famiglia, è che non sia stato sufficientemente monitorato dalla clinica in cui era ricoverato da tempo, a causa di una patologia psichiatrica.
Davide, 52 anni, separato e padre di una ragazza di 14 anni, come i suoi fratelli — il regista Fabio, i doppiatori Cristiana e Alessia e l’attore Luca — aveva seguito le orme del padre nel mondo dello spettacolo e del cinema. Lionello è molto noto al grande pubblico, anima del Bagaglino e tra i massimi doppiatori italiani, voce italiana di Woody Allen; i figli sulle sue orme.
Davide, tra gli altri, ha doppiato Charlie Custer nel cartone animato «Holly e Benji» e Lawrence “Chunk” Cohen dei «Goonies». Recentemente stava realizzando, assieme alla sorella Alessia, un docufilm per il centenario della nascita del padre, il 18 aprile del 2027.
E proprio Alessia, dopo la tragedia, si è sfogata, condividendo i suoi dubbi sulle ultime ore del fratello anche con le forze dell’ordine.
Interrogativi che sarebbero già stati ufficializzati in una denuncia per accertare eventuali omissioni o errori della struttura che aveva in cura Davide, villa Mendicini nel quartiere Alessandrino, periferia di Roma. Alessia ha raccontato che il fratello «soffriva di bipolarismo»: anni di ospedali, prima del ricovero nella clinica da cui l’altro giorno è uscito, solo e sotto l’effetto di medicinali.
«Mio fratello era imbottito di farmaci», ha raccontato ancora la donna che adesso chiede verità. Capire, soprattutto come sia possibile che Davide sia stato fatto uscire dalla struttura di cura, per «accertare le responsabilità».
Dalla clinica, in attesa dell’esito delle indagini, spiegano invece di non voler rilasciare dichiarazioni. (…)
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