SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE…
“COSI’ NON SI PUO’ ANDARE AVANTI” – PERSINO MICHELE SERRA S’ACCORGE CHE IL CASO MONTATO AL “PREMIO STREGA” CON LE PAROLE DI MICHELE MARI SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA. E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) E’ UN INUTILE POLVERONE: “HA DETTO QUELLA FRASE 'IN UN CONTESTO PRIVATO', COME TIENE A SPECIFICARE: ERA IN UN PULMINO CHE TRASPORTA GLI SCRITTORI DELLA CINQUINA QUI E LÀ PER L'ITALIA. COSÌ NON SI PUÒ ANDARE AVANTI. SPECIE IN SEDE LETTERARIA E ARTISTICA, LADDOVE CAPITA SPESSO DI BIVACCARE AI CONFINI DEL LECITO E DEL CONDIVISO, FORSE SAREBBE MEGLIO ESTRARRE IL CARTELLINO ROSSO SOLO IN CASI DI IRRECUPERABILE E RIVENDICATA VIOLENZA CONTRO IL PROSSIMO. QUANDO LEGGO MICHELA MURGIA O MICHELE MARI, PERCHÉ MAI DOVREI PRETENDERE CHE VADANO D'ACCORDO?” – ALDO CAZZULLO: “LE PAROLE DI MARI SONO STATE PRONUNCIATE IN UNA CONVERSAZIONE PRIVATA. E TRA PRIVATO E PUBBLICO UN MINIMO DI DIAFRAMMA DOVREBBE ESSERE SALVAGUARDATO…”
1 - LETTERATURA E CARTELLINO ROSSO
Estratto dell’articolo di Michele Serra per “la Repubblica”
Michele Mari, candidato al premio Strega, ha detto una cosa poco amichevole su Michela Murgia. L'ha detta "in un contesto privato", come tiene a specificare: era in un pulmino che trasporta gli scrittori della cinquina qui e là per l'Italia (fare lo scrittore, a volte, è peggio che lavorare).
La circostanza non ha impedito ai responsabili dello Strega di stilare un severo comunicato nel quale si puntualizza che "la Fondazione Bellonci ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega". […] mi sono anche chiesto se non sia il caso di codificare meglio la grande quantità di casi (ormai ce n'è uno al giorno) nei quali si biasima o si deplora o si censura qualcuno per avere detto qualcosa.
Badate bene: non sono tra quelli che pensano che "non si può più dire niente", e cerco nel mio piccolo di tenere conto, quando scrivo o quando parlo in pubblico, di sensibilità e di suscettibilità che ho imparato a conoscere, e a rispettare, proprio grazie al famigerato "politicamente corretto". Ma così, scusate, non si può andare avanti. Specie in sede letteraria e artistica, laddove capita spesso di bivaccare ai confini del lecito e del condiviso, forse sarebbe meglio estrarre il cartellino rosso solo in casi di irrecuperabile e rivendicata violenza contro il prossimo. […] quando leggo Michela Murgia o Michele Mari, perché mai dovrei pretendere che vadano d'accordo?
2 - LE PAROLE DI MICHELE MARI E LA FINE DELLA PRIVACY
Dalla rubrica delle lettere del “Corriere della Sera”
Caro Aldo, se mi posso permettere, Michela Murgia era una donna esteticamente piacevole. Aveva il carattere dei sardi che non è affatto «violento»: risulta «duro» e diffidente a coloro che non li conoscono o con i quali non hanno confidenza. E, forse, a coloro che non hanno una minima sensibilità. Questa è una mia opinione. Poi riferito a quello che è successo a proposito dello scrittore Mari, io credo che in generale definire una persona «brutta» non sia un’offesa...stiamo arrivando al punto che non si può dire più niente? È un’opinione legittima che si può condividere o no. Lei che ne pensa?
Filippo Galli
Estratto della risposta di Aldo Cazzullo
Caro Filippo, […] la memoria di Michela Murgia mi è cara, e non solo perché mi affidò la sua intervista di addio, che è stata letta da tre milioni di persone. Se Teresa Ciabatti, che a Michela era molto legata, ha sentito parlare male di lei, ha fatto bene a esprimere i suoi sentimenti e la sua sofferenza.
Michele Mari ha assicurato di non aver usato espressioni relative all’aspetto fisico di Murgia o di altre donne, e di essersi comunque scusato con Ciabatti. Peraltro non è stata Ciabatti a rendere pubblica la vicenda. C’è una cosa però che resta da aggiungere.
Le parole di Mari, sbagliate o meno, condivisibili o no, erano parole private. Pronunciate in una conversazione privata. Ora, non dico che sia bello dire una cosa in privato e il suo contrario in pubblico.
Non nego che per un personaggio pubblico, com’è uno scrittore favorito per lo Strega, sia difficile mantenere una propria considerazione nella sfera privata. Però insomma tra privato e pubblico un minimo di diaframma dovrebbe essere salvaguardato. […]
Nell’era dei social, dei microfoni accesi, delle intercettazioni telefoniche, il privato è abolito. È sempre più frequente che messaggi privati, destinati a restare tali, vengano resi pubblici, e — quel che è peggio — presentati come dichiarazioni pubbliche. Siamo oltre allo smantellamento dell’ipocrisia — «l’omaggio che il vizio rende alla virtù» —, siamo oltre l’abolizione della privacy; siamo al dileggio preventivo e sistematico.
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