jd vance arriva in svizzera per i colloqui con l'iran iran

O LA VANCE, O LA SPACCA – JD VANCE ARRIVA IN SVIZZERA PER I NEGOZIATI DI PACE CON I LEADER IRANIANI - IL VICEPRESIDENTE USA SI GIOCA IL SUO FUTURO POLITICO IN QUESTI GIORNI: UN SUCCESSO O UN FALLIMENTO NEI COLLOQUI POTREBBERO AIUTARLO O DANNEGGIARLO IN MANIERA DECISIVA NELLA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA NEL 2028 – VANCE HA CAPITO CHE LA SCELLERATA GUERRA PORTATA AVANTI DA TRUMP E NETANYAHU HA FATTO STORCERE IL NASO AI CONSERVATORI AMERICANI E USA TONI DURI CONTRO LO STATO EBRAICO, MA LE SUE DICHIARAZIONI HANNO FATTO INCAZZARE I FALCHI ISRAELIANI, CHE LO ACCUSANO DI…

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1 - MEDIA, VANCE ARRIVATO IN SVIZZERA PER I COLLOQUI CON L'IRAN

jd vance arriva in svizzera per i colloqui con l'iran

(ANSA) - Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è arrivato in Svizzera per l'avvio ufficiale dei negoziati con i leader iraniani volti a limitare il programma nucleare di Teheran e a consolidare il fragile accordo provvisorio per porre fine alla guerra in Iran. Lo riporta l'Ap.

 

2 -IL VICEPRESIDENTE ORA METTE LA FACCIA PER VENDERE L’INTESA E SI GIOCA IL 2028

Estratto dell'articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

Donald Trump ha scherzato al G7 che, se i colloqui con l’Iran vanno bene, «mi prenderò io il merito, mentre se vanno male darò la colpa a JD». In ogni battuta c’è qualcosa di vero. Ieri il vicepresidente JD Vance era atteso in Svizzera per partecipare ai colloqui e ad una foto ufficiale con i negoziatori iraniani.

 

JD VANCE

Questo ruolo di primo piano è una delle più grandi scommesse nella sua carriera politica e potrebbe aiutarlo o danneggiarlo in maniera decisiva nella sua probabile corsa come successore di Trump alla Casa Bianca nel 2028.

 

[…] Ovviamente i progressi nei negoziati dipendono anche da fattori esterni: un ostacolo fondamentale è diventato lo scontro tra Israele e Hezbollah in Libano.

 

Già il suo ruolo nei negoziati gli ha attirato l’ira dei falchi pro-Israele che lo definiscono «l’architetto» di un accordo che non li convince affatto e vogliono che vada a spiegarlo al Congresso. Ma la guerra è impopolare e le sue parole piacciono a una parte della destra «Maga» molto critica dell’influenza di Netanyahu sulla politica estera americana.

 

donald trump jd vance marco rubio

Da giorni il vicepresidente concede interviste sull’Iran a tutti i network americani ma anche a molti podcaster seguiti dalla destra «Maga». Giovedì Vance ha criticato, con una durezza difficile da ricordare in una conferenza stampa alla Casa Bianca, i ministri del governo di Netanyahu che hanno attaccato l’accordo con l’Iran, ammonendoli che Trump «è l’unico capo di Stato nel mondo intero che simpatizza con Israele in questo momento» e che «due terzi delle armi con cui Israele si è difeso sono state costruite con mani americane e pagate dai contribuenti americani».

 

[…] Ha detto che «è un buon partner, allo stesso modo in cui il Regno Unito o la Francia sono buoni partner, ma non significa che i nostri interessi sono sempre allineati» (lo hanno accusato di «degradare» la relazione «speciale» con Israele); ha affermato che gli alleati di estrema destra di Netanyahu «non possono uccidere per risolvere ogni problema»; ha spiegato che «gli alleati di Israele in America fanno due errori critici:

donald trump - jd vance

 

il primo è non differenziare tra gli interessi americani e israeliani, che non sono sempre gli stessi; il secondo è confondere ogni critica ad un particolare governo con l’odio per gli ebrei, che è una cosa molto grave e dobbiamo stare attenti a non generalizzare... come hanno fatto i progressisti che per vent’anni hanno definito ogni cosa razzismo». «Ti fidi di Israele?» gli ha chiesto il podcaster Steve Bartlett. «Non mi fido di nessuno» è stata la sua risposta.

 

JD Vance vuole «vendere» la situazione così, osserva il sito The Bulwark : «Sapevo che la guerra era una cattiva idea, appoggio completamente Trump, l’Operazione Furia Epica è stata un enorme successo, le nostre forze armate hanno distrutto il nemico e io sono quello che vi ha fatto uscire da questa situazione. Eleggetemi e non lancerò mai più un’altra guerra di successo» (non sono le sue esatte parole ovviamente). […]

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