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PIRELLI, LA CINA È MENO VICINA – SINOCHEM, PRIMO AZIONISTA DEL COLOSSO DEGLI PNEUMATICI CON IL 34,1%, REPUTA IMPROBABILE CHE IL GOVERNO ITALIANO APPLICHI DI NUOVO IL GOLDEN POWER ALLA SUA PARTECIPAZIONE, CONGELANDO I DIRITTI DI VOTO, COME IPOTIZZATO DAL “FINANCIAL TIMES” – IL GRUPPO CINESE PUNTA A UN’USCITA VOLONTARIA DA PIRELLI, MAGARI SCENDENDO SOTTO IL 10% DEL CAPITALE, DIVENTANDO COSÌ SOCIO “PASSIVO” E NON DI MAGGIORANZA RELATIVA – SINOCHEM GIÀ A NOVEMBRE HA DATO MANDATO A BNP PARIBAS PER CERCARE ACQUIRENTI INTERESSATI AL SUO PACCHETTO…
Estratto dell’articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica”
I cinesi di Sinochem, primo socio di Pirelli con il 34,1%, non ritengono di essere vicini a una riduzione forzata della loro quota Nè paiono temere una stretta sul golden power da parte di Palazzo Chigi.
Una stretta che di certo non spiacerebbe al secondo socio di Pirelli, la Camfin di Marco Tronchetti Provera, preoccupato che la presenza del governo di Pechino nel capitale blocchi lo sviluppo del gruppo negli Stati Uniti.
Così, pur nel riserbo che da sempre avvolge le mosse degli investitori controllati dallo Stato cinese, le ipotesi circolate negli ultimi giorni sulla stampa internazionale vengono accolte dal primo socio di Pirelli con un certo scetticismo. La strada maestra per Sinochem, resta infatti quella di una uscita volontaria, visto che già a novembre ha dato mandato a Bnp Paribas per cercare acquirenti interessati al suo pacchetto.
MARCO TRONCHETTI PROVERA E I CINESI DI SINOCHEM
I cinesi non paiono per il momento nemmeno troppo preoccupati dalla possibilità che il governo italiano applichi di nuovo il golden power alla partecipazione in Pirelli, congelando i loro diritti di voto, come ipotizzava martedì il Financial Times.
Una percezione che non deriva da contatti con il governo, ma dal fatto che contro l’ipotesi pesano sia l’assenza di fatti nuovi, sia l’atteggiamento equilibrato tenuto finora da Palazzo Chigi, che anche oggi potrebbe non avere interesse a inasprire i rapporti con Pechino.
Più coerente con la vendita sarebbe l’ipotesi riportata ieri dalla Bloomberg secondo cui Sinochem potrebbe scendere sotto il 10% del capitale, diventando così socio “passivo” e non di maggioranza relativa.
La soglia del 10%, che è quella sotto la quale in Italia un investitore extra-Ue non è obbligato a notificare un’acquisizione per l’eventuale applicazione del golden power, potrebbe avere un senso politico, ma probabilmente non economico: difficile capire perché Sinochem a quel punto, invece di vendere l’intera partecipazione, dovrebbe restare socio silente e di minoranza.
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Ma anche sui tempi per sciogliere il nodo della partecipazione ci sono visioni diverse. Per Pechino il termine del prossimo marzo, quando entrerà in vigore la normativa Usa sui “veicoli connessi” non pare ultimativo, mentre si guarda come momento decisivo alla scadenza di maggio del patto di sindacato tra Sinochem, Camfin e altre due società che fanno riferimento a Marco Tronchetti Provera. Pirelli, invece, anche alla luce delle comunicazioni del governo Usa sul rischio che la presenza cinese nel capitale blocchi la commercializzazione dei suoi Cyber Tires, punta a una soluzione più veloce. […]
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