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IL PIÙ GROSSO GUAIO DEL CASO RANUCCI-LAVITOLA È CHE NESSUNO PARLA – “DOMANI”: “NESSUNO TRA I COINVOLTI VUOLE SPEZZARE QUELLO CHE APPARE COME UN DIABOLICO SISTEMA DI PROTEZIONE. IL ‘TRADIMENTO’, IN QUESTA BRUTTA VICENDA, NON È AMMESSO: IL COMMANDO COPRE TAVARES, TAVARES COPRE LAVITOLA E VICEVERSA. MA NON FINISCE QUI PERCHÉ, A NON DUBITARE DI LAVITOLA È LA VITTIMA DELL’ATTENTATO. RANUCCI HA PIÙ VOLTE RIBADITO DI ESSERE ‘SCONCERTATO’, MA SOPRATTUTTO CHE ‘LAVITOLA NON AVREBBE MAI VOLUTO FAR MALE’. NÉ A LUI NÉ ALLA SUA FAMIGLIA. SE NESSUNO PARLA, SE NESSUNO CHIARISCE I RAPPORTI E LE RELAZIONI CHE LEGANO GLI UNI AGLI ALTRI SARÀ DIFFICILE CAPIRE E CRISTALLIZZARE IL MOVENTE DELL’AZIONE’ CONTINUANO A DIRE LE FONTI INFORMATE…”
Estratto dell’articolo di Enrica Riera e Nello Trocchia per “Domani”
SIGFRIDO RANUCCI E SEMPRE CARTABIANCA
Qualcuno l’ha denominata il “giallo dell’estate” questa storia fatta per lo più di silenzi, atteggiamenti omertosi, messaggi in codice e depistaggi.
Una storia che si sta trasformando in un nodo gordiano, un’intricata matassa che i pubblici ministeri di Roma, coadiuvati dai carabinieri, stanno provando con grande serietà e determinazione a sbrogliare. Ma è difficile.
«Ed è difficile – dicono fonti informate a Domani – se qua nessuno parla e tutti proteggono tutti». Parliamo dell’indagine sulla bomba piazzata il 16 ottobre scorso al conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Considerati i non-detti delle persone coinvolte, probabilmente solo le carte finora raccolte possono aiutare a ricostruire gli eventi.
valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma
Proprio grazie agli eventi messi insieme dagli inquirenti, questi ultimi sono arrivati a sospettare del presunto mandante Valter Lavitola, perché in contatto con Clesio Tavares Gomes, l’«intermediario», che in Africa lavorava per il faccendiere. Faccendiere che sentiva al telefono sia il suo factotum sia la moglie di quest’ultimo (è da un’intercettazione con la donna che gli inquirenti sono risaliti all’identità di «Walter L.», presente nella sua rubrica).
Lavitola e Tavares si sono sentiti 14 volte in chiaro tra l’11 giugno 2024 e il 27 dicembre 2025. Sotto osservazione però non sono finite solo queste telefonate. Gli investigatori, si scopre ora, hanno monitorato il Cefalù Bistrot di Monteverde Vecchio, dove Lavitola si è reinventato oste, nonché «la dimora» di una collaboratrice di Ranucci, dove il conduttore era solito lavorare.
Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok
È il 17 aprile quando la donna chiama l’ex faccendiere. «(La donna, ndr) aveva contattato l’amico Lavitola Valter con l’intento di poter parlare con Sigfrido Ranucci che era in compagnia dello stesso Lavitola». Gli inquirenti aggiungono: «Risultava infatti che Ranucci non rispondesse».
[…] Mentre intorno, come detto, vige il più assoluto silenzio.
La catena di omertà
Partiamo da quello degli esecutori materiali, arrestati e interrogati (alcuni anche due volte). Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Marika De Filippis e Saverio Mutone – componenti del gruppo di fuoco dell’agro nolano – non parlano. La scena muta davanti ai magistrati capitolini è stata interrotta solo da mere dichiarazioni spontanee. «Io non sapevo che era Ranucci. Pensavo fosse una sciocchezza», ha detto Passariello, padre di Pellegrino D’Avino, sebbene le intercettazioni dicano altro.
Proprio dalle registrazioni con alcuni dei suoi familiari (è indagata anche la compagna Benita Marotta) è infatti emerso con chiarezza che Passariello conoscesse l’identità dell’uomo a cui avrebbe dovuto piazzare, insieme al gruppo, l’ordigno dinamitardo. «Hai visto n’gopp a Google ’o fatt’ e’ Ranucci? (Hai visto su Google il fatto riguardante Ranucci?, ndr)», dirà l’uomo registrato subito dopo la vicenda.
antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci
Dalle captazioni emergerà anche altro in riferimento a Passariello e al resto di quello che può essere definito il livello più basso della catena di comando. «Che so’ dieci anni, o vint’ann, a me che mi cagn’, sto là, sto bell ’rorm, mang’ e bevo (Che siano 10 anni o 20 anni, a me cosa cambia? Sto là, sto bello, dormo, mangio e bevo», ndr), commenterà sempre Passariello in seguito all’azione.
Una frase pronunciata da chi pare abituato a delinquere e non ha niente da perdere. Bocche cucite «Non volevo fare del male a nessuno», ha detto invece, come dichiarazione spontanea, D’Avino, classe 1999, una vita nei rioni Gescal della provincia di Napoli, un figlio di 7 anni e ora un altro in arrivo dalla compagna De Filippis, classe 2004. Per chi investiga è proprio per D’Avino che il gruppo, su promessa o dazione di una esigua somma di denaro, viene assoldato. Lo ha ammesso anche il giovane arrestato: «Conoscevo Clesio Gomes Tavares».
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 10
Entrambi lavorano nell’ambito della security. Ma perché Tavares lo ha e li ha coinvolti nell’attentato? Con quale motivazione? E per conto di chi agiva il bodyguard camerunense? Le bocche sono, ancora una volta, cucite. Il commando sembrerebbe proteggere Tavares. Che a sua volta protegge il livello più alto dell’attentato: il presunto mandante Lavitola. Tra i due, e cioè tra Lavitola e il suo factotum Tavares, vicino ai clan, il favore è reciproco.
A legarli – hanno detto entrambi a Domani durante le rispettive interviste – è un rapporto personale strettissimo. «Lavitola? È più di un amico, come un padre», ha detto il bodyguard dall’Africa da cui pare non voler tornare. «Tavares? Per me è come un figlio», ha raccontato, al contempo, il faccendiere. Che, anzi, ha aggiunto: «Se la bomba l’ha messa Clesio, allora l’ho messa anche io».
Messaggi da decodificare? Per gli inquirenti la risposta è positiva. Per loro è evidente che, almeno al momento, nessuno tra i coinvolti voglia spezzare quello che appare come un diabolico sistema di protezione. Il “tradimento”, in questa brutta vicenda, non è ammesso: il commando copre Tavares, Tavares copre Lavitola e viceversa.
Gomes Clesio Tavares con antonio passariello
[…] Ma non finisce qui perché, come emerso nelle ultime settimane, a non dubitare di Lavitola è la vittima dell’attentato. Ranucci ha più volte ribadito di essere «sconcertato» dalle risultanze investigative, ma soprattutto che «Lavitola non avrebbe mai voluto far male». Né a lui né alla sua famiglia. «Se nessuno parla, se nessuno chiarisce i rapporti e le relazioni che legano gli uni agli altri sarà difficile capire e cristallizzare il movente dell’azione», continuano a dire le fonti informate a Domani. […]
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gomes clesio tavares
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