giuseppina martin

“PORTERO’ IL SENSO DI COLPA PER TUTTA LA VITA. SPERO CHE MIA MADRE MI PERDONI DA LASSU’” - GIUSEPPINA MARTIN, LA DONNA ASSOLTA DAI GIUDICI CHE UCCISE AD AREZZO LA MADRE, GRAVEMENTE MALATA DI ALZHEIMER, RACCONTA IL CROLLO PSICHICO CHE L’HA PORTATA A COMPIERE IL GESTO ESTREMO: "COM'È POSSIBILE CHE PROPRIO IO CHE LE VOLEVO COSI’ BENE, HO POSTO FINE ALLA SUA VITA?” -  MARTIN ERA ANDATA IN PENSIONE IN ANTICIPO PER POTER ACCUDIRE LA MADRE, RITROVANDOSI A VIVERE UNA SITUAZIONE DI GRAVE STRESS CONTINUO...

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

1 - ASSOLTA DOPO AVER UCCISO LA MADRE CON L’ALZHEIMER “STRESS DA ASSISTENZA” 

Estratto dall’articolo di Andrea Vivaldi per “la Repubblica” 

 

Processo a Giuseppina Martin

Aveva ucciso sua madre dopo essersi presa cura di lei per vent'anni. Un gesto provocato dal logoramento. Dalla stanchezza per l'assistenza continua e per le condizioni di salute sempre più gravi del genitore, malato di Alzheimer e segnato da un decadimento cognitivo ormai profondo e inarrestabile.

 

Dopo un anno di processo, in cui non ha mai negato le responsabilità ma ha sempre chiesto «perdono», Giuseppina Martin, 67 anni, è stata adesso assolta. Nessuna condanna per aver soffocato con un foulard Mirella Del Puglia, di 93 anni [...]. 

 

Il gesto della figlia non fu uno scatto di rabbia o di odio, ma la conseguenza di un «disturbo da stress traumatico», è stato scritto in una delle perizie. Un «esaurimento delle energie psichiche» che la portò la notte dell'omicidio ad essere in uno stato d'incapacità di intendere e di volere. 

Giuseppina Martin 22

 

Mese dopo mese Martin «per l'amore e l'affetto che aveva nei confronti della madre, ha sempre continuato ad accudirla sopportando lo stress», è stato scritto in una delle valutazioni mediche. Andava a casa della madre di continuo. Poi a fine febbraio 2025, a causa di un guasto elettrico, aveva iniziato ad ospitare il genitore nel suo appartamento a San Giovanni Valdarno, vicino Arezzo.

 

Ma le condizioni di salute dell'anziana si sono aggravate con il passare dei giorni. E per la figlia era ormai difficile anche solo poter riposare di notte. Finché «come in un blackout in cui non si rendeva conto di niente» spiega il suo legale, non ha compiuto il gesto estremo. Fu lei stessa a chiamare i carabinieri. Incredula e sotto shock. Telefonò due volte, per essere certa che arrivassero e ammettendo subito tutto. Uno «stato di ridotta coscienza» che sarebbe stato «evocato da una serie di eventi stressogeni sequenziali».  

 

alzheimer 5

Dopo mesi di pressione e fatiche, nelle tre settimane prima di compiere il delitto la figlia «si è trovata a dover vivere in una situazione di grave e continuo stress senza avere la possibilità e la capacità di gestirlo, sia perché l'affetto che provava per la madre non le permetteva di sottrarsi a questa condizione, sia perché voleva tenere fuori da questa situazione il marito per senso di protezione». [...]

 

Martin non si era mai lamentata, non aveva mai mostrato un sentimento di rabbia. Si è ritrovata in una situazione insostenibile cercando di aiutare una persona a cui voleva davvero bene». La Procura aveva chiesto 12 anni. Durante il processo sono stati ascoltati più parenti, amici e colleghi della figlia. Anche loro hanno confermato l'impegno totale che la donna metteva ogni giorno per assistere la madre malata. 

 

2 - “NON CE LA FACEVO PIÙ SPERO CHE DA LASSÙ ALLA FINE MI PERDONI” 

Estratto dell’articolo di A.V. per “la Repubblica” 

 

Aiuto lo aveva chiesto. Giuseppina Martin, 67 anni, non si era isolata dal mondo. Nel dare sostegno quotidiano alla madre, Mirella Del Puglia, 93, si era rivolta allo Stato e alle comunità locali aretine. 

 

Aveva cercato una Rsa, salvo dover sbattere contro il muro dei costi da migliaia di euro al mese, insostenibili con la sua pensione da ex dipendente comunale e anche sommando la pensione da alcune centinaia di euro della madre malata. Aveva fatto domanda pure per avere un contributo economico, mai ricevuto.

 

Giuseppina Martin 21

A ottobre 2024, sei mesi prima di soffocare il genitore a causa di uno stress insostenibile, aveva chiesto di avere un periodo di sollievo: la possibilità che la madre venisse ospitata in una casa di riposo per qualche mese. Ma anche qui si era ritrovata ad attendere invano. Salvo poi, nella notte tra l'8 e il 9 marzo 2025, andare incontro a un crollo psichico, arrivando a soffocare il genitore. «Non mi perdonerò mai — ha detto Martin in aula — . Porterò questo vuoto e il senso di colpa con me per tutta la vita. Spero solo che mia mamma, da lassù, abbia capito e mi perdoni». 

 

La donna non aveva mai detto di provare collera. Si occupava del genitore con amore e dedizione. A parenti e amici, che in aula hanno confermato questa versione, ripeteva solo «sono stanca». Sentiva il senso opprimente della responsabilità: figlia unica, unica caregiver. Temeva di non farcela. Quando le hanno chiesto cosa fosse accaduto quella notte ha spiegato che aveva come «la sensazione di non essere lì», come se «non fossi io a farlo».

alzheimer 7

 

Martin ha chiesto perdono fin dall'inizio, conscia di quanto commesso. Non ha mai negato le sue colpe. Ed è sempre rimasta sconvolta: «Com'è possibile che proprio io che le volevo così bene, ho posto fine alla sua vita — ha detto in aula — Non me lo so spiegare. Non so cosa sia successo».

 

La figlia era andata anche in pensione anticipata, durante il Covid, per poter accudire la madre. Un ruolo di caregiver a tempo pieno. L'aiutava a vestirsi, a spostarsi. Del Puglia era ormai dipendente dalle sue cure. Mentre l'Alzheimer avanzava, inesorabilmente, creando tensioni e nuove ansie. [...]

alzheimer 4alzheimer 2alzheimer 3alzheimer 6