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VDS per il “Fatto quotidiano”
Una famiglia su tre, in Italia, non è ancora connessa a Internet e chi è connesso lo è perché o ha in casa un figlio adolescente o perché probabilmente ha comprato uno smartphone con un pacchetto dati che gli permette di usare WhatsApp. I numeri sono ufficiali, rilasciati quasi a fine anno dall' Istat.
Se si è infatti passati dal 52,4 per cento al 66,2 (con un aumento del 2,2 per cento) è soprattutto merito della diffusione delle connessioni mobile e dell' aumento nelle vendite dei dispositivi smart. Non è infatti cambiata la media di chi accede a Internet tramite banda larga fissa, che resta la modalità più diffusa. Semplificando: se è verosimile che tutti i giovani siano connessi e che la fascia dei 40- 50enni stia scendendo a patti con le nuove tecnologie, resta ferma quella degli ultra 65enni.
Le meno connesse, infatti, secondo l' Istat sono le famiglie composte da ultrasessantacinquenni: fra queste solo il 18 per cento dispone di una connessione a banda larga. Poi c'è la differenza culturale: sono più connesse le famiglie in cui c' è almeno un laureato, quelle in cui il capo famiglia è un imprenditore o un dirigente: in questi casi, saremmo di fronte addirittura alla compresenza di connessioni mobile e fisse di ultima generazione.
Curioso che, invece, le famiglie che abbiano come capofamiglia un operaio registrino i valori più alti per la sola banda larga mobile: il 28,6 per cento. Che la connessione fissa alla banda larga sia per i ricchi? Di sicuro, restano le differenze territoriali: il sud e le zone rurali stanno messe peggio, anche se in alcune regioni del sud, dice l' Istat, il divario si è ridotto. Ad esempio in Molise e Campania: poi però specifica che, anche in questo caso, il merito è di tablet e smartphone.
Forse, però, è meglio così visto che, se pure qualcun altro volesse connettersi con banda larga fissa, sorgerebbe il problema della disponibilità: l' Italia è tra gli ultimi sei paesi d' Europa nella graduatoria per la sua diffusione.
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