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KITSCH BUSSA ALLA NOSTRA PORTA? – LA MOTOSEGA DI MUSK, I SALUTI ROMANI DI BANNON, IL BALLO DI TRUMP…
Giangavino Sulas per “Oggi”
Mentre si dibatte in Corte d’Assise per ricostruire il mistero della morte di Yara, emergono alcuni interrogativi che riguardano le indagini. Uno su tutti: la sera in cui Yara scomparve, qualcuno la cercò? Ovvero: che cosa accadde nella notte fra venerdì 26 novembre 2010 e sabato? Quando iniziarono le ricerche? Come furono organizzate?
I medici legali sostengono che la ragazza è morta fra la mezzanotte di venerdì e le prime ore di sabato. E dunque ci si chiede: Yara poteva essere salvata se le ricerche fossero state tempestive? Si è perso tempo nella speranza che lei ricomparisse?
Il lavoro di indagine per scoprire il presunto assassino di Yara è stato davvero colossale. Si pensi che sono stati fatti 20 mila prelievi di Dna; sono stati fotografati e analizzati in tutta l’alta Italia 4 mila camioncini Iveco e sono state monitorate per nove mesi 59 milioni di telefonate riferite a 118 mila utenze. Eppure resta nell’aria una domanda carica di angoscia: si può affermare, in coscienza, che la sera del 26 novembre è stato fatto tutto quello che si doveva e si poteva fare per ritrovarla viva? Ecco la ricostruzione di quella notte fatta sulla base delle dichiarazioni rese al processo.
Ore 18.42. L’ultimo a vedere Yara viva è stato Fabrizio Francese, il papà di una compagna. È nell’atrio della palestra. Sembra diretta verso l’uscita ma nessuno la vede davvero uscire e nessuno la incrocia nei vialetti del centro sportivo o lungo la strada che porta a casa sua. Non esiste la certezza che abbia lasciato la palestra.
Ore 18.44. Yara risponde a un sms dell’amica Martina Dolci e aggancia la cella di via Adamello a Ponte San Pietro che copre anche l’area del centro sportivo (quindi questa non è la prova che lei fosse uscita).
Ore 18.49. Yara riceve il suo ultimo messaggino da Martina e aggancia la cella di via Natta a Mapello, cella che copre sia la zona della palestra sia l’abitazione di Massimo Bossetti.
Ore 18.55. Per la Vodafone in quel momento il cellulare di Yara si spegne agganciando la cella di via Ruggeri, zona nord di Brembate. Il campo di Chignolo, dove sarà ritrovata tre mesi dopo, è a sud della palestra, in direzione dell’autostrada Bergamo-Milano, ed è coperto da 10 antenne Vodafone.
Ore 19.11. Non vedendola tornare a casa, la mamma prova a chiamarla. Ma dopo tre squilli il cellulare della figlia si spegne. La chiamata è rimasta sul tabulato, quindi i tre squilli ci sono stati, mentre Vodafone assicura che il telefono era già spento alle 18.55 ma non sa dire quale cella abbia agganciato alle 19.11.
Ore 20.30. Fulvio, il papà di Yara, si presenta ai Carabinieri di Ponte San Pietro: «Mia figlia non è tornata a casa. Ho paura che sia successo qualcosa di brutto», dice al brigadiere Santino Garro, il quale si fa dare il numero di cellulare di Yara, il nome del gestore, e si rivolge al Comando provinciale.
«Hanno tentato di localizzare il telefonino di mia figlia», ha raccontato in aula Fulvio Gambirasio, «dicendomi che era forse nella zona di Calusco d’Adda o Cisano Bergamasco. Poi il brigadiere mi ha tranquillizzato: “Non si preoccupi, capita che i ragazzi a questa età si allontanino. Ma poi tornano. Ripassi domattina che facciamo la denuncia”». Il sottufficiale, davanti alla Corte d’Assise, invece ha dichiarato: «Con il numero di Yara interpellai il Nucleo investigativo che disponeva del sistema di geolocalizzazione “Carro” in grado di rilevare in tempo reale se il telefonino è acceso e in quale macroarea geografica si trova.
Mi risposero che era acceso e si trovava fra Monza e Novara. Il sistema “Carro”, oggi in disuso, non era molto affidabile. Si trattava di un’informazione poco precisa. Per questo, su mandato del magistrato, ci rivolgemmo alla Vodafone con la procedura del “soccorso pubblico”. La risposta arrivò a mezzanotte e dieci: il cellulare di Yara si era spento alle 18.55 e aveva agganciato la cella di via Ruggeri, a Brembate».
il furgone di massimo bossetti
PER CERCARE IL TELEFONO SI USÒ UN SISTEMA INUTILE
«Il sistema “Carro” era uno strumento che, lavorando sulle triangolazioni delle onde radio e sulle antenne, consentiva l’approssimativa localizzazione di un telefonino e quindi della persona che l’aveva con sé», spiega a Oggi Giuseppe Dezzani, ex ufficiale del Genio militare, informatico forense dal 1998 e consulente della difesa di Massimo Bossetti.
«Non sempre era affidabile ma spesso ha dato indicazioni utili, tanto che con il “Carro” sono state fatte fior di operazioni anticrimine. Oggi abbiamo dei protocolli precisi. Le Forze dell’ordine che ricevono la segnalazione di una scomparsa si rivolgono direttamente al gestore del cellulare e hanno la risposta in tempo reale.
furgone iveco di massimo bossetti
Perché le compagnie telefoniche hanno un ufficio apposito con un tecnico presente 24 ore su 24 che è in grado di stabilire non solo l’antenna ma anche quale dei tre spicchi che la compongono ha agganciato quel telefono e addirittura a quale distanza si trova. In pochi minuti quindi sono in grado di localizzare chi si sta cercando», conclude Dezzani.
Nessuno ha chiesto spiegazioni delle discordanti dichiarazioni rese da Gambirasio e il brigadiere Garro a proposito della localizzazione del telefono. Ma c’è di più: nessuno ha chiesto perché Giancarlo Mancusi, il Pm che era di turno la sera del 26 novembre 2010, non ha aperto un fascicolo sulla sparizione di Yara.
furgone iveco brembate fuori dalla palestra di yara gambirasio
A farlo, infatti, fu alle 8 del mattino dopo (sabato), il Pm Letizia Ruggeri. Questa è la conferma che l’allarme scattò solo il sabato. Il papà di Yara, infatti, non può essersi inventato che qualcuno in caserma gli parlò di Calusco d’Adda e Cisano Bergamasco. Sono due Comuni al confine con la provincia di Lecco, a nord-ovest di Brembate, come a nord-ovest è rivolto lo “spicchio” dell’antenna Vodafone di via Ruggeri che ha agganciato per ultimo il cellulare di Yara. E se il suo papà aveva capito bene non ci si può non porre qualche domanda.
Perché il brigadiere di Ponte San Pietro non ha allertato i Carabinieri di Calusco o Cisano o dei paesi vicini? E ha sollecitato le ricerche al Comando provinciale di Bergamo? E poi: perché nessuno ha chiamato gli ospedali della zona o il 118 sospettando che Yara avesse avuto un incidente o un malore? Quella sera non c’è stata una sola chiamata ai Vigili urbani di Brembate o di Ponte San Pietro e neanche in questura a Bergamo.
furgone iveco brembate fuori dalla palestra di yara gambirasio
«Oggi possiamo dirlo: nessuno ha cercato Yara. Questo è emerso dal processo. Eppure, secondo i medici legali, almeno fino a mezzanotte la ragazza era ancora viva», dichiara il consulente Giuseppe Dezzani. Fulvio Gambirasio dopo le parole tranquillizzanti del brigadiere Garro è tornato a casa. L’unica a cercare Yara è stata la madre. «Anche i tre squilli che la mamma dice di aver sentito, sono una anomalia che va chiarita», sottoolinea Dezzani. «Il cellulare di Yara si è spento alle 18.55 o alle 19.11? Se la chiamata delle 19.11 figura sui tabulati perché la Vodafone non dice quale cella ha agganciato il telefono a quell’ora?
CHIGNOLO DOVE E STATO RITROVATO IL CORPO DI YARA GAMBIRASIO
Dov’era Yara? In realtà, forse c’è una spiegazione. Yara era in compagnia di un’altra persona che sentendo il telefono squillare le ha impedito di rispondere e ha tolto la batteria che poi, con la Sim, è stata trovata nella tasca del giubbotto della ragazza».
Ma c’è un altro colpo di scena.
Su quella batteria non è stata trovata una sola impronta digitale. Neppure di Yara. Qualcuno ha provveduto a una radicale pulizia. Perché?
E l’unica che continua a cercarla è mamma Maura che prima telefona alle maestre e alle compagne della figlia, poi esce facendo via Rampinelli e in via Morlotti, le strade che Yara percorreva per tornare a casa.
CHIGNOLO DOVE E STATO RITROVATO IL CORPO DI YARA GAMBIRASIO
«Ma in palestra non c’era più nessuno», ha detto in aula Maura Panarese, «così ho chiamato mio marito per avvertirlo». Anche Fulvio Gambirasio fa un giro per le strade di Brembate ma poi rientra a casa e aspetta il mattino dopo per tornare dai Carabinieri a confermare: «Mia figlia è scomparsa». Inizia confusamente la mobilitazione ma i cani molecolari arriveranno a Brembate solo al lunedì, due giorni dopo, quando tragico destino di Yara si è già compiuto.
COPERTINA DI OGGI BOSSETTI YARA GAMBIRASIO
OGGI YARA 1
YARA GAMBIRASIO - MASSIMO BOSSETTI
yara gambirasio
yara gambirasio
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