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“SE A MALTA AVESSIMO LEGGI ANTIMAFIA COME LE VOSTRE, I MANDANTI DELL’OMICIDIO DI DAPHNE SAREBBERO GIÀ STATI CONDANNATI” – LA RABBIA DI CORINNE VELLA, LA SORELLA DI DAPHNE CARUANA GALIZIA, LA GIORNALISTA UCCISA A MALTA 9 ANNI FA: IN CARCERE CI SONO GLI ESECUTORI MATERIALI, MA YORGEN FENECH, INDICATO COME IL MANDANTE E RAMPOLLO DI UNA DELLE FAMIGLIE PIÙ POTENTI DELL’ISOLA, È STATO ASSOLTO - “TUTTI SONO CONVINTI CHE SIA STATO LUI A DECIDERE L’ESECUZIONE PERCHÉ LE PROVE SONO EVIDENTI. HA AMMESSO DI AVERE PAGATO 450 MILA EURO ALL’INTERMEDIARIO. HA CERCATO LA STRADA DELLA GRAZIA, DI FATTO AMMETTENDO IL SUO RUOLO. EPPURE AI GIUDICI POPOLARI NON È BASTATO...”
Estratto dell’articolo di Marco Varvello per www.lastampa.it
«Se a Malta avessimo leggi antimafia come le vostre i mandanti dell’omicidio di Daphne sarebbero già stati condannati»: Corinne Vella risponde con tono freddo e misurato ma in queste parole vibra tutta la sua indignazione.
Per la morte della sorella giornalista ancora non è stata fatta piena giustizia. Condannati gli esecutori materiali, assolto invece l’imprenditore accusato di avere ordinato e pagato l’esecuzione.
Corinne Vella e la sorella Daphne Caruana Galizia
Corinne parla con “La Stampa” a nove anni da quel pomeriggio di metà ottobre 2017, il giorno dell’attentato. Daphne Caruana Galizia aveva appena messo in rete un ultimo post con gli aggiornamenti delle sue inchieste sugli intrecci tra politica e criminalità nell’isola. [...]
Uscita di casa, raggiunta l’auto, una Peugeot 108, la giornalista avviò il motore e inserì la marcia. [...] Una carica di esplosivo sotto la vettura la dilaniò. [...] Daphne aveva 53 anni. Con il suo giornalismo investigativo era diventata lo spauracchio di ministri e dell’allora premier maltese Joseph Muscat, costretto poi alle dimissioni.
caruana galizia e yorgen fenech
[...] Daphne Caruana Galizia è stata vittima di affaristi politico-criminali come molti altri giornalisti uccisi per tacitare voci scomode. A Malta come in Russia, in Italia come in Turchia o altrove.
[...] Finora in carcere sono finiti solo gli esecutori materiali: due ergastoli a Jamie Vella e Robert Agius, 40 anni a testa ai fratelli George e Alfred Degiorgio. Condannato a 15 anni ma rimesso subito in libertà Vincent Muscat.
Graziato il tassista Melvin Theuma, che aveva ammesso di avere fatto da intermediario, indicando il presunto mandante.
Yorgen Fenech, rampollo di una delle famiglie più potenti dell’isola, con interessi tra immobiliare, turismo ed energia. Daphne aveva scritto delle tangenti pagate a politici locali tramite una società del gruppo, la “17 Black”, comparsa nei “Panama Papers” dei conti offshore di mezzo mondo.
Dopo anni nel luglio scorso si era finalmente aperto il processo contro Fenech. A inizio settembre l’assoluzione: «not guilty» aveva deciso la giuria popolare. «Una sentenza vergognosa» ci aveva detto a caldo il figlio Matthew.
l auto di daphne caruana galizia
Corinne rincara ancora la dose: «La gente è molto arrabbiata qui a Malta. Tutti sono convinti che sia stato lui a decidere l’esecuzione perché le prove sono evidenti. Appena arrestato ha trascorso venti ore a discutere la difesa con il suo avvocato penalista. Poi ha ammesso di avere pagato 450 mila euro all’intermediario. Ha quindi addirittura cercato la strada della grazia, di fatto ammettendo il suo ruolo. Eppure ai giudici popolari non è bastato».
A fine settembre la Procura generale ha fatto appello contro l’assoluzione ma la strada è molto stretta. «È raro che venga concessa la revisione di un processo – spiega la sorella –. Nell’ordinamento maltese non è prevista la pubblicazione della motivazione di una sentenza. L’appello dunque può essere presentato solo per gravi irregolarità procedurali, non sul merito dell’inchiesta e del verdetto».
Nei prossimi giorni si attendono le controdeduzioni della difesa alle 80 pagine presentate dalla Procura, poi toccherà a tre giudici della Corte penale d’appello decidere.
«[...] prove schiaccianti non vengono considerate sufficienti se non nei confronti di chi ha materialmente commesso un reato. In questo le norme antimafia italiane sono molto più efficaci – continua Corinne –. Già nel 2021 il rapporto finale di una Commissione d’inchiesta pubblica raccomandava di adottare codici più stringenti su corruzione e criminalità organizzata.
Da allora non è successo nulla. Solo l’attenzione internazionale sull’omicidio di Daphne ha ostacolato chi stava trasformando Malta in uno Stato mafioso. Se avessimo leggi serie come le vostre anche i mandanti sarebbero già in carcere. Invece sono ancora liberi».
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