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“CON L’ATTACCO AMERICANO IN VENEZUELA, PUTIN E XI HANNO VISSUTO UNA SCONFITTA” – RAMPINI: “E’ SIMILE A QUELLA CHE AVEVANO SUBITO IL 21 GIUGNO 2025 DI FRONTE AI BOMBARDAMENTI USA SUI SITI NUCLEARI DELL’IRAN. RUSSIA E CINA HANNO COSTRUITO DELLE COALIZIONI INTERNAZIONALI, IN FUNZIONE ANTIAMERICANA E ANTIOCCIDENTALE, E PER LA SECONDA VOLTA IN SETTE MESI SI RIVELANO INCAPACI DI DIFENDERE I LORO ALLEATI. TEHERAN NON VENNE PROTETTA NÉ DAI RUSSI NÉ DAI CINESI NONOSTANTE TUTTE LE ARMI CHE VENDE A MOSCA E TUTTO IL PETROLIO CHE VENDE A PECHINO. MADURO NON È STATO DIFESO NÉ DAI RUSSI NÉ DAI CINESI NONOSTANTE L’ANTICO SODALIZIO CON PUTIN E GLI INTRECCI ECONOMICI CON LA REPUBBLICA POPOLARE. QUESTE SONO PROVE D’IMPOTENZA, CHE ALTRE NAZIONI E ALTRE CLASSI DIRIGENTI OSSERVANO PER TRARNE DELLE CONSEGUENZE. L’IMPERO CINESE, COSÌ AVANZATO NELLA SUA PENETRAZIONE IN TUTTO IL MONDO, È PERÒ UN IMPERO DI SERIE B SE NON CONTRASTA QUESTI ATTI DI FORZA DEGLI STATI UNITI. TUTTI I LEADER DEL MONDO MISURANO I RAPPORTI DI FORZE, E AL MOMENTO L’AMERICA NON APPARE IN DECLINO…”
Estratto dell’articolo di Federico Rampini per il “Corriere della Sera"
La cattura di Maduro è stata un successo sul piano militare che può trasformarsi in un disastro internazionale. Tanto più se Trump vuole davvero assumersi l’onere di un protettorato sul Venezuela, governandolo provvisoriamente da Washington. La tesi è […] molto diffusa in Europa. Ucraina, Taiwan, sarebbero le prossime vittime di questo atto di prepotenza.
Affermando in modo brutale che il Venezuela fa parte della sfera d’influenza degli Stati Uniti, che lì possono agire a loro piacimento, Trump ha dato un implicito via libera a Putin e Xi Jinping per fare altrettanto nei rispettivi «cortili di casa». E quindi: io mi prendo il Venezuela, voi fate quel che vi pare con i vostri vicini, Kiev e Taipei non rappresentano interessi vitali per gli Stati Uniti. È una tesi fondata. Ma non è certo che Putin e Xi condividano questa interpretazione.
L’idea che Trump avalli un nuovo ordine internazionale fondato su «tre imperi e tre autocrati», liberi di spadroneggiare calpestando il diritto internazionale e imponendo la logica bruta della forza, piace in Europa perché è così che Trump viene descritto fin dall’inizio. Ci sono però dei fatti che contraddicono questo teorema.
DONALD TRUMP E IL VENEZUELA - MEME BY VUKIC
Putin e Xi hanno vissuto ieri una sconfitta, simile a quella che avevano subito il 21 giugno 2025 di fronte ai bombardamenti Usa sui siti nucleari dell’Iran. Russia e Cina hanno costruito delle coalizioni internazionali, in funzione antiamericana e antioccidentale, e per la seconda volta in sette mesi si rivelano incapaci di difendere i loro alleati. Teheran non venne protetta né dai russi né dai cinesi nonostante tutte le armi che vende a Mosca e tutto il petrolio che vende a Pechino.
Maduro non è stato difeso né dai russi né dai cinesi nonostante l’antico sodalizio con Putin e gli intrecci economici con la Repubblica Popolare. Queste sono prove d’impotenza, che altre nazioni e altre classi dirigenti osservano per trarne delle conseguenze. L’impero cinese, così avanzato nella sua penetrazione in tutto il mondo, è però un impero di serie B se non contrasta questi atti di forza degli Stati Uniti. Tutti i leader del mondo misurano i rapporti di forze, e al momento l’America non appare in declino.
L’operazione «chirurgica» che è stata la cattura di Maduro, Putin sognava di farla con Zelensky nel febbraio 2022. Non ci è riuscito e da quattro anni l’armata russa è impantanata al fronte, perché la resistenza eroica degli ucraini glielo ha impedito, mentre nulla di simile si è visto ieri in Venezuela.
Ma gli ucraini possono combattere perché ricevono armi americane e finanziamenti europei. Il sostegno continua sotto Trump. E di recente, grazie alla preziosa intercessione degli europei, Trump sembra essersi convertito a un piano di pace che accoglie molte richieste di Zelensky. In questa conversione un ruolo lo ha svolto il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di esuli cubani, che su Maduro è un «falco».
In quanto a Xi Jinping, respingerebbe con sdegno i paragoni tra Venezuela e Taiwan.
Giudicherebbe inaccettabile parlare di «sfere d’influenza». Per lui Taiwan è una provincia ribelle, non ha nulla a che vedere con la relazione tra Stati sovrani come Usa e Venezuela.
Da anni Xi annuncia che si prenderà l’isola perché è un suo sacrosanto diritto. I cinesi sono attenti alle questioni di principio. Quando organizzano le periodiche simulazioni di attacco all’isola respingono ogni critica come un’interferenza nei loro affari interni. Se l’America di Trump vorrà davvero difendere Taiwan è tutt’altro che certo, come non era sicuro ai tempi di Biden, Obama, Bush. L’unica certezza è che Trump ha appena venduto a Taipei le più importanti forniture militari della storia. E Pechino non l’ha presa bene.
Per valutare i riflessi dell’operazione Maduro sull’ordine internazionale bisogna guardare anche in altre direzioni. In America latina anzitutto. Dove i candidati di destra hanno vinto elezioni recenti in Argentina, Cile, Ecuador: non tanto per un «effetto emulazione» verso Trump, ma perché le stesse cause strutturali che hanno fatto vincere Trump agiscono anche altrove. Emigrazione illegale (tanta dal Venezuela ridotto alla fame da Maduro), narcotraffico, violenza criminale, sono le cause di questo spostamento a destra.
Poi bisognerà valutare come il blitz in Venezuela viene recepito dall’elettorato statunitense. […] Trump […] imbocca una strada pericolosa, ed estranea all’isolazionismo dei Maga, se davvero si prende il compito «provvisorio» di governare il Venezuela. Questo assomiglia al «nation building» che lui stesso rimproverava a Bush figlio e Obama.
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