giorgia meloni e donald trump al g7 di evian

IL RETROSCENA DEL “CORRIERE DELLA SERA” SUL “VAFFA” DI TRUMP A MELONI (“MI FA PENA”): “SEMBRA CHE SIANO STATI DIFFUSI TROPPI VIDEO DI MELONI E TRUMP, TROPPI E NON TUTTI AUTORIZZATI DALLO STAFF AMERICANO. IN PRIMO LUOGO UNO IN CUI LA PREMIER ITALIANA GESTICOLA E SEMBRA, CON L’INDICE PUNTATO VERSO TRUMP, VOLERGLI SPIEGARE QUALCOSA. È DIVENTATO VIRALE NEGLI STATI UNITI FRA GLI ELETTORI DEMOCRATICI. DIFFICILE CHE SIA PIACIUTO A TRUMP. DI SICURO UNA COSA HANNO NOTATO IN TANTI: INTORNO ALL’IPOTETICO DISGELO CON TRUMP C’ERA TROPPA ANSIA DA PARTE DELLA DELEGAZIONE ITALIANA. UN ESEMPIO? SONO STATE SMENTITE DA PALAZZO CHIGI, O DALLA STESSA MELONI, QUINDI PER DUE VOLTE, LE RICOSTRUZIONI DEI MEDIA DI ALCUNE INNOCENTI RISATE FRA I DUE LEADER, CHE INVECE SONO STATE POI DIFFUSE DAL CIRCUITO VIDEO DEL G7 GESTITO DAI FRANCESI. SI COGLIEVA LA VOGLIA DI RACCONTARE UNA RICUCITURA CHE INVECE SI È RIVELATA PIÙ DI FACCIATA CHE REALE….” – NELLO STAFF DELLA MELONI “NON SI CERCA UNA SPIEGAZIONE, SI ATTRIBUISCE L’ACCADUTO AL PROFILO CLINICO DI TRUMP…” (SOLO ORA SCOPRONO CHE DONALD NON HA TUTTI LE ROTELLE A POSTO?) - VIDEO!

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Estratto dell’articolo di Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera"

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

[…] La faccia di Giorgia Meloni è una maschera di irritazione, esasperazione, rabbia. In due parole, è nera. Non si è nemmeno posta il problema di incontrare i cronisti. Via prima possibile da Bruxelles, via per tornare a Roma, per elaborare insieme al resto del governo quanto accaduto.

 

Del resto non è finita, almeno è questa la convinzione della premier. Mentre si aprono le portiere delle macchine la delegazione italiana si muove, ma le parole di lei spezzano il silenzio e anche il senso di disorientamento generale: «Certo che sono preoccupata, non credo sia finita qui».

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

[…] Meloni rientra poco dopo all’hotel Amigò, sono le due di notte, sale in camera, c’è da pensare a una risposta. Quella, durissima, in cui accusa il presidente americano in sostanza di essere un bugiardo, e di andare a braccetto con i nemici dell’Occidente, risposta che posta su Instagram l’indomani mattina, un’ora dopo la diffusione, da parte di La7 , delle parole di scherno dell’inquilino della Casa Bianca.

 

La salute mentale del presidente americano, per usare un eufemismo, fa capolino a Consiglio europeo concluso, quando Meloni finalmente è libera di incontrare il suo staff e di confrontarsi con i suoi assistenti su quanto accaduto. Non si cerca una spiegazione, si attribuisce l’accaduto al profilo clinico di Trump. Non è chiaro se ci sia stato un tentativo di reach out , espressione che i diplomatici usano per descrivere un tentativo di chiarimento, in questo caso con la staff della Casa Bianca, prima di replicare e alzare il livello dello scontro. Se c’è stato non è andato a buon fine, e a Meloni non è rimasta che la necessità di rispondere a muso duro. Almeno a suo giudizio.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL G7 DI EVIAN

Ma le lancette dell’orologio possono andare indietro anche di tre giorni, all’inizio del G7, sul lago Lemano, ad Evian. La genesi dell’incidente va cercata a ritroso nei saloni lussuosi del resort che ha ospitato nei suoi due hotel i leader del vertice. Sembra che siano stati diffusi troppi video di Meloni e Trump, troppi e non tutti autorizzati dallo staff americano. In primo luogo uno in cui la premier italiana gesticola e sembra, con l’indice puntato verso Trump, volergli spiegare qualcosa. È diventato virale negli Stati Uniti fra gli elettori democratici. Difficile che sia piaciuto a Trump.

 

Di sicuro una cosa hanno notato in tanti, anche nello staff di Giorgia Meloni, fra coloro che hanno seguito o partecipato alla trasferta: intorno all’ipotetico disgelo con Trump c’era troppa ansia da parte della delegazione italiana. Un esempio? Sono state smentite da palazzo Chigi, o dalla stessa Meloni, quindi per due volte, le ricostruzioni dei media di alcune innocenti risate fra i due leader, che invece sono state poi diffuse dal circuito video del G7 gestito dai francesi. Insomma c’è stato certamente un corto circuito. Si coglieva la voglia di raccontare una ricucitura che invece si è rivelata più di facciata che reale. […]

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