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IL RIMPASTINO INDIGESTO – LA MAGGIORANZA È NEL CAOS, BASTA VEDERE LE FAIDE PER LE NOMINE DEI SOTTOSEGRETARI, CHE SONO SLITATTE – SI PROFILA UNA CONVIVENZA DIFFICILE AI RAPPORTI CON IL PARLAMENTO TRA L’ENTRANTE PAOLO BARELLI (COSTRETTO A MOLLARE LA POLTRONA DI CAPOGRUPPO DI FOZA ITALIA) E LA “VETERANA” MATILDE SIRACUSANO – SE FEDERICO FRENI ALLA FINE DOVESSE FINIRE ALLA PRESIDENZA DELLA CONSOB, LA LEGA DOVRA’ SCEGLIERE UN SUO SOSTITUTO COME SOTTOSEGRETARIO AL MEF: MA È BRACCIO DI FERRO TRA SALVINI, CHE VUOLE DURIGON, E GIORGETTI, CHE PREFERIREBBE GARAVAGLIA – E TAJANI VUOLE PIAZZARE AL LAVORO LA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI...

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Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

matteo salvini claudio durigon (2)

È l’atteso rimpastino di primavera, l’assegnazione di poltrone di sottogoverno che sta agitando – per usare un eufemismo – i partiti della maggioranza. Un tutti contro tutti che fotografa bene la situazione a destra.

 

[...]

 

Le nomine erano attese entro la settimana. Ma, giorno dopo giorno, sono slittate. Nel segno di faide interne e scontri tra alleati. «Non c’è alcuna scadenza», è la linea rassicurante di Palazzo Chigi. Giorgia Meloni, però, avrebbe voluto chiudere la partita prima possibile per scongiurare lo stillicidio. Di sicuro vuole archiviare la pratica con una nomina in blocco: tutti i sottosegretari in unico giuramento per tirare dritto fino alla fine della legislatura.

 

Guerra preventiva

GARAVAGLIA GIORGETTI

La chiave di volta dovrebbe essere il prossimo Consiglio dei ministri. È atteso lo sblocco della nomina di Federico Freni, ora sottosegretario al ministero dell’Economia, alla presidenza della Consob. A quel punto sarà inevitabile riorganizzare tutto.

 

La Lega dà per scontato di dover riempire la casella. Il candidato numero uno è Claudio Durigon, attualmente al Lavoro, che però ha cercato di abbassare l’attenzione. «Non ne sono nulla», ha detto, aggiungendo: «Se cambia qualcosa, chiaro che tocca a noi».

 

federico freni - giancarlo giorgetti - foto lapresse

Per molti una smentita di rito per non aumentare il livello di tensione con il vertice del ministero, che fa capo a Giancarlo Giorgetti, compagno di partito di Durigon. Ma che preferirebbe Massimo Garavaglia, da sempre legato a doppio filo con il ministro. In vista della prossima legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, vorrebbe aver un profilo gradito a seguire il dossier.

 

Il leader leghista Matteo Salvini, però, vorrebbe mettere uno dei suoi al Mef per avere più possibilità di incidere nella “finanziaria elettorale”. Durigon, da potente braccio del segretario, conta molti nemici interni ed esterni. [...]

 

chiara tenerini

A cascata si consuma la faida dentro Forza Italia. Al posto di Durigon, al Lavoro, Tajani punta a piazzare la deputata Chiara Tenerini, sua fedelissima, facendo imbufalire gli altri azzurri. Anche perché il cursus honorum della parlamentare di FI non è proprio dei più esperti nel settore. È alla prima legislatura e il suo nome non è stato di certo molto in auge.

 

Per Tajani, però, è una prova di forza dopo il siluramento dei capigruppo di Camera e Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri. E proprio questo punto apre la parentesi di un altro scontro tra i forzisti.

 

A Barelli è destinato un premio di consolazione: sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento. In quella postazione c’è già Siracusano, che è moglie e quindi sostenitrice della linea di Roberto Occhiuto. Fazioni diverse in conflitto tra loro.

 

paolo barelli

Colleghi di partito che però potrebbero aumentare il nervosismo negli uffici. Un punto sembra chiaro: l’ex capogruppo di FI sarebbe un’aggiunta non il sostituto di Siracusano. Il ministro Luca Ciriani stima molto la sottosegretaria e non vuole privarsene. «Il lavoro non manca», ha sintetizzato il meloniano interpellato sul possibile potenziamento dell’organico.

 

Poche, insomma, le certezze. Oltre alla leghista Mara Bizzotto al ministero delle Imprese, in sostituzione di Massimo Bitonci, passato nella giunta della regione Veneto, sta per andare a dama un’altra pedina: Maria Chiara Fazio come sottosegretaria agli Esteri. [...]

 

Cultura e dimissioni

emanuele merlino

L’epicentro degli scontri resta sempre il ministero della Cultura. I nomi vanno sulle montagne russe. L’accordo non si trova. FdI deve decidere chi promuovere sottosegretario dopo il trasloco di Gianmarco Mazzi al ministero del Turismo: Emanuele Merlino, in quota Giovanbattista Fazzolari, o Francesca Caruso, quota Ignazio La Russa (e Mazzi stesso). Il terzo incomodo è il preferito del ministro Alessandro Giuli, il deputato Alessandro Amorese.

 

La cosa certa è che si punta a indebolire la posizione dell’unica sottosegretaria in carica, Lucia Borgonzoni, con una redistribuzione delle deleghe, sottraendone alcune alla leghista. Addirittura si ipotizza un ulteriore sottosegretario per Forza Italia. Ma a quel punto sarebbe necessario un decreto per aumentare il numero di posti al governo, passaggio che Meloni non sarebbe intenzionata ad affrontare.

 

fabio rampelli gloria sabatini alessandro giuli emanuele merlino (2)

Al ministero della Cultura, intanto, continuano a volare gli stracci. Si è dimesso Pier Luigi Manieri, componente della Commissione per i contributi selettivi al cinema (coinvolta nella vicenda del documentario su Regeni).

 

È stato Giuli a dimissionarlo. Il critico è in realtà considerato vicino a Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla Camera, e antagonista dentro FdI del ministro. Il comunicato ufficiale non nasconde il livello di tensione.

 

Manieri ha fatto il passo indietro «alla luce di un confronto aperto e franco col ministro Alessandro Giuli, circa gli esiti delle procedure di finanziamento relative alle richieste di fondi selettivi». Chiunque arrivi al Mic non trova certo un clima sereno.

matteo salvini claudio durigon (3)

chiara tenerini