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Giovanni Caprara per “Corriere della Sera”
La Terra potrebbe essere bersagliata da uno degli effetti climatici più violenti di El Niño mai verificatisi finora. Il periodo coinvolgerebbe i mesi verso la fine dell' anno e fino alla primavera del 2016. «Purtroppo ci sono già i segni di una stagione da record del fenomeno - spiega Guido Visconti, fisico dell' atmosfera all' Università de L' Aquila -. Lungo le coste del Perù le acque dell' oceano sono già 1,5 gradi sopra la norma; un' indicazione abbastanza forte per immaginare che possa ripetersi quanto accaduto nel 1997/98, l' ultima manifestazione record. L' intensità è infatti simile ad allora».
El Niño (il bambinello, perché legato temporalmente alla nascita di Gesù) è un fenomeno legato al riscaldamento delle acque del Pacifico che si verifica in media ogni cinque anni. Anche se è ben studiato a partire dagli anni 80 era noto prima ancora che Colombo scoprisse l' America a causa delle piogge disastrose che provocava.
In condizioni normali il fenomeno è causato dai venti alisei che soffiando da est verso ovest, cioè dalle coste peruviane verso l' Indonesia, riscaldano il Pacifico, soprattutto nella parte occidentale. Ma se gli alisei calano, come sta succedendo, allora la temperatura delle acque cresce già dalle coste del Perù e quindi tutto l' Oceano diventa più caldo (intorno ai due gradi oltre la norma) con conseguenze che investono poi negativamente buona parte del pianeta. «C' è una totale alterazione della meteorologia dei tropici - precisa Visconti - con piogge violente che si spostano dal Pacifico occidentale verso il Sud America.
E non solo, perché gli effetti negativi si allargano anche alla Cina, al Nord America e in genere a tutti i Paesi che si affacciano sul Pacifico. L' Asia sarà più calda e anche l' Australia del Nord subirà un' ondata di calore e di siccità. Altrettanto succederà in Sudafrica. L' Europa, invece, non dovrebbe subire conseguenze». Anche se la somma dei danni provocati nei continenti è maggiore degli effetti positivi, proprio il Nord America guarda quest' anno a El Niño con trepida attesa sperando che proprio le sue precipitazioni più intense possano invertire il lungo periodo di siccità che sta flagellando da tempo le coste orientali intorno alla California.
Resta la controversia sulle cause capaci di scatenare El Niño. «Ci sono ipotesi - nota Guido Visconti - connesse al riscaldamento globale e altre che vedrebbero il fenomeno come un contribuente dell' aumento della temperatura globale. La ricerca deve essere approfondita».
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