DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER…
VALTERINO, AMICO DI TUTTI E QUINDI DI NESSUNO – RITRATTONE DI LAVITOLA BY CARLO TARALLO: “GUASCONE, SIMPATICO, PERENNEMENTE IN EQUILIBRIO TRA LE ZONE BIANCHE E GRIGIE DELLA POLITICA E DEL SOTTOBOSCO DELLA STESSA, MASSONE, RITENUTO VICINO AI SERVIZI, COINVOLTO IN TANTE INCHIESTE, VALTERINO, CHE HA APPENA COMPIUTO 60 ANNI, È STATO ED È UNO DI QUELLI CHE SE UN GIORNO SCRIVESSE UN LIBRO FAREBBE TREMARE, ALLA SOLA NOTIZIA DELLA IMMINENTE PUBBLICAZIONE, MEZZA ITALIA” – I RAPPORTI CON DI PIETRO CHE LO ATTOVAGLIA CON DE GREGORIO, LO SCANDALO P4, LE INTERCETTAZIONI CON BERLUSCONI, FINO ALLA BOMBA A CASA RANUCCI: “NON ABBIAMO LA PIÙ PALLIDA IDEA DI COSA SIA SUCCESSO. QUELLO CHE SI SA, PERÒ, È CHE SE UN GIORNO VALTERINO LAVITOLA DECIDERÀ DI SCRIVERE UN BEL MEMORIALE SUI GIORNALISTI E I POLITICI CHE HA CONOSCIUTO E FREQUENTATO, A SIGFRIDO DEDICHERÀ UN CAPITOLO MAGARI DUE, SU ALMENO UNA CINQUANTINA. ALMENO…”
Carlo Tarallo per Dagospia
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
Valterino Lavitola amico di Sigfrido Ranucci: a leggere i giornali di questi giorni, sembra la notizia del secolo.
Chi invece, come chi scrive, su questo disgraziato sito ne ha narrato le gesta una quindicina di anni fa, ai tempi d’oro, quelli dello “scoop” sull’Avanti! sulla casa di Montecarlo acquistata da Giancarlo Tulliani, cognato dell’allora presidente della Camera Gianfranco Fini, sa bene che Valterino Lavitola è un personaggio che ha attraversato la storia recente dell’Italia repubblicana avendo rapporti amichevoli praticamente con tutti.
Guascone, simpatico, perennemente in equilibrio tra le zone bianche e grigie della politica e del sottobosco della stessa, massone, ritenuto vicino ai servizi, coinvolto in tante inchieste, Valterino, che ha appena compiuto 60 anni, è stato ed è uno di quelli che se un giorno scrivesse un libro farebbe tremare, alla sola notizia della imminente pubblicazione, mezza Italia.
Nel 1984, appena 18enne, si iscrive al Partito Socialista Italiano. Fonda la cooperativa giornalistica International press, che dal dicembre 1996 diviene proprietaria ed editrice del quotidiano “L’Avanti!” (che si presenta in edicola con una testata graficamente identica a quella dello storico quotidiano del Psi, ma con una differenza: la sua testata si chiama L'Avanti!, con l’articolo determinativo e l'apostrofo) che gode del sostegno politico di alcuni esponenti socialisti poi confluiti nel centrodestra di Silvio Berlusconi, come Renato Brunetta e Fabrizio Cicchitto.
Ma Valterino è assolutamente trasversale: nel 2011, quando il suo nome, dopo l’affaire-Montecarlo, è sinonimo di intrallazzo, e tutti fanno a gara a disconoscerne conoscenza e amicizia, la giornalista d’inchiesta Rita Pennarola, sulla “Voce delle Voci”, scrive: “Ora non perde occasione per sparargli addosso, un giorno sì e l’altro pure. Ma la verità è che a sdoganare i Lavitola è stato proprio lui, il giustizialista e dispensatore di norme morali Antonio Di Pietro”.
Il commento, colto al volo fra le battute di alcuni peones durante la kermesse di Vasto, proprio mentre il “tribuno” Di Pietro sul pulpito cavalca l’onda montante del giustizialismo nel Paese, più che uno sfogo di pancia sembra il racconto di fatti realmente accaduti”.
sigfrido ranucci manifestazione viva la stampa libera
Che c’azzecca, direbbe l’interessato, Di Pietro con Lavitola? C’azzecca: a fare da collante tra i due è un altro personaggio noto alle cronache politiche e giudiziarie dell’epoca, il giornalista Sergio De Gregorio, napoletano.
Dopo collaborazioni con “L’Espresso”, la Rai, “Paese Sera”, Fininvest, De Gregorio nel dicembre 1996, per poche settimane, assume la direzione de “L’Avanti!” di Lavitola.
Le strade dei due si ricongiungeranno anni dopo: “E’ precisamente l’11 ottobre del 2005”, scrive ancora la Pennarola, “quando la srl Editrice Mediterranea viene iscritta al Registro imprese della Camera di Commercio di Roma con il numero 241367. Il capitale sociale, costituito dai canonici 10mila euro, è suddiviso fra Antonio Lavitola (classe1967, cugino di Valter Lavitola ed amministratore unico della società), l’aversano Tommaso D’Alesio e il giovanissimo Marco Capasso.
BERLUSCONI LAVITOLA MARTINELLI FEDERICA GAGLIARDI
Una terna di stretto entourage del giornalista napoletano Sergio De Gregorio, all’epoca già noto per le sue scorribande editoriali, ma non per questo meno deciso a fare il grande salto verso il Parlamento, i cui portoni gli erano appena stati chiusi in faccia da Silvio Berlusconi in persona”.
Forza Italia, dunque, non ne vuole sapere. E chi apre le porte della politica, alla fine, a De Gregorio? La Democrazia Cristiana per le Autonomie, il movimento guidato dall’attuale deputato di Fdi Gianfranco Rotondi.
De Gregorio si candida con Rotondi alle regionali della Campania del 2005: non viene eletto ma risulta il primo della lista con 9.741 preferenze.
Manco il tempo di chiudere i seggi e De Gregorio flirta con Antonio Di Pietro, al quale porta in dote i voti ottenuti e, scrive la Pennarola, “un quotidiano di partito nuovo di zecca, pronto ad intercettare le provvidenze pubbliche. Edito, why not?, dalla società made in Lavitola, direttori editoriali lo stesso De Gregorio e il senatore Idv Nello Formisano, con il figlio di quest’ultimo, Antonio Formisano, in prima fila tra i redattori”.
SILVIO BERLUSCONI E SERGIO DE GREGORIO
Alle politiche 2006 De Gregorio diventa senatore di Italia dei valori, ma è di nuovo show: passa immediatamente con la Casa delle Libertà, e viene eletto Presidente della Commissione Difesa con i voti di quelli che, fino a poche settimane prima, erano i suoi avversari politici. Di Pietro tenta inutilmente di farlo dimettere, e poi lo allontana. E Valterino?
E’ sempre lì: “De Gregorio, via Di Pietro”, scrive la Pennarola, “sbarca alla corte di Berlusconi, ma restano nelle sue mani il quotidiano “Italia dei Valori” e l’editrice capitanata da Lavitola.
La questione torna in ballo nel 2010 quando scoppiano gli scandali dell’inchiesta sui grandi appalti per il G8 della Maddalena.
Perché salta fuori che l’appartamento di Via della Vite 3 a Roma, sede della “Editrice Mediterranea”, era stato dato in affitto a Lavitola dall’uomo di punta della “cricca”, Angelo Balducci.
Ed era precisamente in quella sede che aveva la sua redazione il quotidiano di Italia dei Valori. Lo conferma lo stesso Di Pietro sul suo blog, nel tentativo di replicare alle verbalizzazioni dell’architetto Angelo Zampolini ai magistrati di Perugia”.
berlusconi al tribunale di napoli per il processo lavitola
Nel 2011 è latitante, indagato per estorsione ai danni del premier Silvio Berlusconi (da questi smentita, ma per la quale è stato poi condannato per tentata estorsione): con il Cav aveva rapporti telefonici frequenti.
Memorabile una telefonata tra i due del 2009, intercettata: “Siamo nelle mani dei giudici di sinistra”, si sfoga Berlusconi con Valterino, “che si appoggiano a ‘Repubblica’ e a tutti i giornali di sinistra, alla stampa estera.
Per cui o io lascio, che dato che non sto bene per niente ho anche pensato di fare, oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera. Portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di Giustizia di Milano, assediamo Repubblica: cose di questo genere, non c'è un'alternativa”.
luigi bisignani all evento la ripartenza di nicola porro.
Valterino risponde con serafica calma: “Presidente, però se mi permette la prima opzione scordiamocela”.
Un ritratto di Valterino dell’8 settembre 2011, firmato da Fabrizio D’Esposito sul “Fatto Quotidiano”, lo descrive così: “Da editore penetra nella lobby dei giornali di piazza Mignanelli, dove ha sede anche l’ufficio di Gigi Bisignani, il faccendiere della P4 amico di Gianni Letta. Lavitola, racconta chi lo conosce, lavora per scalzare Bisignani dal ruolo di consigliere del Principe. Come emerge anche dalle telefonate intercettate con Berlusconi.
‘Bisignani è uno stronzo’, dice Lavitola. I legami con la P4 però sono vari. Per esempio: la raccomandazione al maresciallo La Monica, amico di Alfonso Papa, per l’Aise e la casa a Roma per Tarantini, procurata da un armatore legato a Papa.
La prima volta che il nome di Lavitola finisce in prima pagina”, aggiunge D’Esposito, “è nell'estate del 2010: il viaggio carioca di B. con serate di lap dance. Il quarantenne lucano si accredita come rappresentante di Palazzo Chigi”.
Perché lucano? “Valter Lavitola”, leggiamo in un articolo del “Quotidiano del Sud” dell’ottobre 2011, “personaggio del momento al centro delle cronache nazionali ed internazionali, è stato residente a Noepoli, in provincia di Potenza, dal 9 gennaio 1986 al 30 gennaio 2008.
Aveva trasferito la residenza anagrafica nel paese di origine della sua famiglia, (in cui era nato suo padre Giuseppe nel 1911), proveniente da Napoli, in cui ha vissuto realmente gran parte dei suoi anni, mentre tre anni fa si è trasferito a Roma.
Nel piccolo paesello di 985 abitanti di Noepoli, all’interno del Parco nazionale del Pollino, Valter, da tutti i compaesani era apostrofato con l’appellativo di “Ciociò”, pare che cosí lo avesse battezzato da piccolo sua sorella Maria. “So che la sua famiglia ha una casa, credo in via Foscolo”, dice un concittadino, “vicino i suoi parenti (cugini) l’avvocato Gennaro Lavitola (detto Rino, persona molto stimata e perbene, già presidente dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Lagonegro) e suo fratello il dottor Pasquale Lavitola (endocrinologo e diabetologo presso il vicino ospedale di Chiaromonte, ndr).
valter lavitola esce dal carcere 1
Suo padre era uno psichiatra famoso, a Napoli forse era il numero uno. Si sa che ha fatto anche alcune perizie per don Raffaele Cutolo, capo boss della Nuova Camorra organizzata”.
Nella sua famiglia in passato vi è stato anche un longevo sacerdote, monsignor Leonardo Lavitola. Nel cimitero una cappella dai marmi possenti intitolata alla “Famiglia Lavitola” accoglie il riposo di suoi parenti e antenati. Tutti o quasi professionisti. Nel monumento cittadino posto dinanzi al municipio c’è anche un Lavitola, Leonardo, morto come soldato per salvare la Patria. In definitiva i suoi compaesani non hanno avuto parole negative”.
E qui occorre aprire una parentesi. Qualche quotidiano, in questi giorni, ha sottolineato che il babbo di Valter, Giuseppe Lavitola, diagnosticò a Michele Senese, detto ‘o pazzo, capo dell’omonimo clan, una “schizofrenia paranoide in disturbo di personalità antisociale e ritardo mentale”.
Capirai che scoop: Giuseppe Lavitola fu un illustre psichiatra, che diagnosticò una malattia mentale pure a Raffaele Cutolo, famigerato capo della Nuova camorra organizzata. Lavitola senior era di casa a Procida, isola dove Dagospia, mentre tutti i giornali lo segnalavano all’estero, nel settembre 2011 scrisse che Valterino aveva trascorso il ferragosto.
il sondaggio by lavitola su ranucci leader del campo largo 1
Arrivano i guai giudiziari: il primo settembre 2011, il gip di Napoli, Amelia Primavera, emette un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Valterino per estorsione nei confronti di Berlusconi (negata dal Cav) e lui precisa: “E' passata sui media la notizia che sono latitante. Non è vero. Sono all’estero per lavoro”.
Il 14 Il gip di Bari, Sergio di Paola, ha ordinato l'arresto di Valter Lavitola per il reato di induzione a mentire (il cado delle escort e Giampaolo Tarantini). Il 16 aprile 2012 Lavitola torna in Italia e si costituisce. Dopo 13 mesi in cella a Poggioreale, gli vengono concessi i domiciliari a casa della moglie a Roma.
Nell’ottobre 2013 torna in prigione, stavolta a Regina Coeli: “La sesta sezione della Corte d’appello di Napoli”, scrive all’epoca il Fatto Quotidiano, “gli contesta di avere violato gli arresti domiciliari. Nel maggio scorso, dopo tredici mesi di prigione, a Lavitola era stato concesso di scontare il resto della condanna per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi a casa della moglie a Roma.
valter lavitola esce dal carcere 10
A incastrare il giornalista, una telecamera fatta installare dalla procura di Napoli nel cortile dell’abitazione: poco dopo avere filmato il faccendiere, il dispositivo di sorveglianza è stato distrutto da un’altra persona.
Sull’episodio, che risale allo scorso agosto, sono in corso indagini da parte del nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Proprio le fiamme gialle hanno inviato alla procura generale presso la Corte d’appello la relazione in base alla quale è stato disposto il nuovo arresto di Lavitola.
Nel momento della concessione dei domiciliari, all’uomo era stato applicato un braccialetto elettronico per controllare che non evadesse. In questo caso, il dispositivo non ha fatto alcuna segnalazione”.
Nel marzo 2016 Lavitola esce di galera (era a Secondigliano). Inizia la sua seconda vita, quello che lo porta ad aprire il famoso ristorante a Roma. Valterino è uomo di mondo, e sa come entrare nelle simpatie dei personaggi famosi: è sempre stata la sua specialità.
“Lo scrittore Fulvio Abbate”, scrive Simone Canettieri sul “Corriere della Sera”, “in questo locale, due sale, il bancone della pescheria e un dehors, è di casa e qui ha scritto con Bobo Craxi ‘Gauche caviar’, come salvare il socialismo con l’ironia .
‘Certo, sono un frequentatore del locale, e mi sono riavvicinato a Valter negli ultimi anni dopo gli scontri che ebbi con lui dopo la morte di mio padre per la gestione dell’ Avanti! : questa storia mi sembra pazzesca, anche perché Sigfrido, un agitatore maoista i cui metodi giornalistici non mi fanno impazzire, stava sempre qui con noi’, dice il figlio di Bettino Craxi.
E allora ecco, il tavolo d’onore in fondo a sinistra di Lavitola, che intanto parla in spagnolo con due signore. Un porto di mare, specie a cena, frequentato da giornalisti affamati di retroscena, politici anche del M5s, qualche vecchia gloria socialista, residenti senza puzza etica sotto il naso, gente a caccia di informazioni. E poi, per dire: Patty Pravo e Pupo.
valter lavitola esce dal carcere 8
‘Valter lo conosco da una vita e mi fornisce il pesce, ai tempi della casa di Montecarlo di Fini lo denunciai. Mi è capitato di cenare da lui anche con Ranucci, al quale ho sempre contestato il metodo Report nei confronti di Fratelli d’Italia. Una volta Valter mi ha chiesto un consiglio politico, ma gli ho detto che non mi occupo più di politica’, ricorda Italo Bocchino.
La sera andavamo da Lavitola, altro che in via Veneto. ‘Lasciamo in pace i socialisti, sono stato un cliente, è vero, ma in rare occasioni. Valter spesso è il peggior nemico di sé stesso, anche se ancora non mi sono fatto un’idea’, aggiunge Fabrizio Cicchitto.
bomba distrugge le auto di sigfrido ranucci e della figlia 5
Un oste così negli anni è riuscito a portare ai suoi tavoli anche Michele Santoro, che ai tempi di Berlusconi fece inchieste su di lui. È un caso degno di Pepe Carvalho, il detective mangione di Vázquez Montalbán”.
Ha fatto outing Paolo Mieli, non esattamente un giornalista qualunque: “Se fosse davvero Lavitola ad aver organizzato l’attentato contro Ranucci”, argomenta Mieli, ospite di “In Onda” (La7), come riporta il Fatto, “sarebbe un attentato d’amore. Ma io non credo a questa ipotesi”.
Pochi giorni fa, Mieli ha raccontato di aver cenato con Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola insieme, proprio nei giorni immediatamente successivi all’attentato del 16 ottobre 2025 davanti alla casa del conduttore di Report. E ha rivelato: “Ho potuto vedere con mano che sono due amiconi che si fidano l’uno dell’altro, che sono amici da gran tempo”.
Mieli conosce Ranucci da vent’anni, Lavitola da circa un anno. La cena, ha precisato, è avvenuta in un ristorante portato da un’amica comune. Da lì, osservando i due amici nelle settimane successive, ha ricostruito il quadro psicologico e politico che, a suo avviso, spiega gran parte della vicenda: “Andando avanti e rivedendoli in tappe successive ho capito una cosa: la politica è come l’eroina. Lavitola ha fatto politica con Craxi, poi con Berlusconi, è finito in prigione. Poi però torni sempre lì”.
LAVITOLA NEL SUO RISTORANTE PESCHERIA
E qui entra il dettaglio più inedito: Lavitola si era messo in testa di fondare un partito e di lanciare un progetto politico con Ranucci come leader. Per preparare il terreno, l’imprenditore faceva sondaggi e commissionava questionari sulla popolarità del giornalista.
Un documento di 21 domande, intitolato “Indagine potenziale elettorale”, testava proprio l’appeal di Ranucci come possibile candidato terzo del centrosinistra, capace di superare lo scontro Schlein-Conte. Lavitola aveva coinvolto nello studio anche altri giornalisti e, secondo quanto emerso, aveva mostrato a Ranucci alcuni risultati preliminari che lo davano in forte crescita.
Mieli ha precisato: “Io non avevo capito che lui pensasse a Ranucci come leader”. E ha aggiunto di non credere che Lavitola sia il mandante dell’attentato (“Non mi pare così fesso da prendere un cameriere, quattro disgraziati, fargli fare una cosa che è immediatamente rintracciabile. Mi sembra una cosa da film I soliti ignoti”).
giulia presutti sigfrido ranucci viva la stampa libera
Ma, nell’ipotesi in cui lo fosse, secondo l’ex direttore del “Corriere della Sera”, la lettura cambia radicalmente: “Allora è un finto attentato. Io l’ho definito un attentato d’amore organizzato per accrescere la fama di Ranucci e aiutarlo in questa impresa”.
Il giornalista ha anche anticipato le narrazioni più maliziose: “Poi vedrai che alcuni giornali diranno addirittura che Ranucci era d’accordo con Lavitola, che era una combine. Tant’è vero che l’attentato è per strage, ma ha fatto danni relativi a due macchine, non è certo un attentato come Piazza Fontana”.
Era l’8 luglio, e Mieli è stato buon profeta. In conclusione: non abbiamo la più pallida idea di cosa sia successo, di chi abbia organizzato l’attentato a Ranucci, di cosa sia successo tra lui e Lavitola, e del resto ancora non lo sa nessuno. Quello che si sa, però, è che se un giorno Valterino Lavitola deciderà di scrivere un bel memoriale sui giornalisti e i politici che ha conosciuto e frequentato, a Ranucci dedicherà un capitolo magari due, su almeno una cinquantina. Almeno.
valter lavitola
VALTER LAVITOLA AL TG1
I piatti del ristorante Cefalu di Lavitola 31
I piatti del ristorante Cefalu di Lavitola 32
VALTER LAVITOLA
Walter Lavitola nel suo ristorante Cefalu 22
I piatti del ristorante Cefalu di Lavitola 33
Il ristorante Cefalu di Lavitola
Walter Lavitola nel suo ristorante Cefalu 21
valter lavitola e sigfrido ranucci - vignetta by osho
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