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SADOMASO? SADO-TORTURA! - UN 44ENNE DI TORINO HA SEVIZIATO LA COMPAGNA CON UNA SERIE DI "GIOCHI" EROTICI: USAVA UNA RACCHETTA ELETTRICA ANTI-ZANZARE COME TASER, FRUSTE, CATENE E UNA SORTA DI CROCIFISSO IN LEGNO USATO PER APPENDERLA PER I POLSI - DOPO UNA LUNGA SESSIONE DI VIOLENZE, LA RAGAZZA È FINITA IN OSPEDALE. LA DONNA ACCUSA IL SUO PARTNER DI AVERLA TORTURATA PER 12 ORE NONOSTANTE LEI LO IMPLORASSE DI FERMARSI. MA LUI SI DIFENDE: "ERA CONSENSUALE"

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Estratto dell'articolo di Federico Gottardo per "la Repubblica”

 

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Non riusciva neanche a camminare. Faceva fatica a rimanere sveglia e a raccontare cosa le fosse successo. Ma il suo corpo parlava per lei quando è arrivata al pronto soccorso dell'ospedale di Chieri, sulla collina di Torino: aveva lividi su tutto il corpo, con ferite sul viso e segni di strangolamento sul collo. E portava ancora delle fascette di plastica attorno alle caviglie:

 

«Sto bene, era un gioco erotico con il mio fidanzato» è poi riuscita a dire la ragazza, 28 anni. Fino a quando una dottoressa ha provato ad approfondire e a scoprire tutto il resto: «Lui mi ha tenuta ferma e picchiata per dodici ore, anche quando gli dicevo di lasciarmi andare».

 

È partita da qui l'indagine dei carabinieri e del pm Mario Bendoni, che hanno arrestato il compagno, 44 anni, per il reato di tortura. Era il 3 ottobre e il primo passo è stato convincere la vittima a sporgere denuncia. Subito dopo i militari si sono presentati a casa della coppia, nel centro della cittadina di provincia. Lì, a pochi passi dal municipio, hanno trovato l'uomo intento a mettere a posto la "camera delle torture".

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Ma, oltre alle tracce di cocaina ed eroina che i due avevano consumato insieme, non ha fatto in tempo a nascondere un taser artigianale ricavato da una racchetta elettrica per le zanzare. Poi una pistola a gas con i proiettili, fruste, strumenti con catene e punte in metallo e schizzi di sangue sulle pareti. E ancora un sistema di bloccaggio fissato al muro, una sorta di crocifisso in legno usato per appendere la donna per i polsi. «Era un gioco» hanno raccontato vittima e carnefice, d'accordo nel dire che la loro relazione si basa su pratiche estreme vissute di comune accordo.

 

In questo caso, secondo quello che hanno raccontato, era una pratica sadomaso di "non-consenso consensuale". In sostanza si simula qualcosa di simile a una violenza sessuale ma con l'accordo di entrambi i protagonisti, con tanto di "parole di sicurezza" da pronunciare per evitare che il rapporto vada troppo oltre: «Ma lei non le ha mai dette» si è giustificato il 44enne davanti ai carabinieri e poi durante l'udienza di convalida dell'arresto (che ha confermato per lui il carcere a Torino).

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Secondo la donna, invece, aveva revocato il suo consenso e il fidanzato ha perso il controllo. Ha iniziato a infierire con violenza ignorando quando, terrorizzata, gli intimava di fermarsi nonostante la bocca tappata da un fazzoletto.

 

Per dodici ore, mentre lei riusciva a emettere solo suoni strozzati, lui l'ha sottoposta a sevizie di ogni genere: l'ha strangolata, picchiata, colpita con la pistola ad aria compressa e con il taser artigianale.

 

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Fino a quando lei è riuscita a farsi liberare, a prendere il cellulare e ad avvisare il 112. L'uomo si è opposto, le ha strappato il cellulare e gliel'ha lanciato nella tromba delle scale, salvo poi dargli il suo per consentirle di richiamare. [...]

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