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SULLA SCUOLA MELONI GETTA FUMO NEGLI OCCHI AGLI ITALIANI – LA PROPAGANDA SU BURQA E STRANIERI FA BRECCIA NELLA POPOLAZIONE, MA I CITTADINI SANNO CHE NON SONO I VERI PROBLEMI DELLA SCUOLA - ALESSANDRA GHISLERI: “L'80,7% E' FAVOREVOLE AL DIVIETO DI BURQA E NIQAB. UN ALTRO 56,9% VORREBBE UN TETTO MASSIMO DI ALUNNI STRANIERI. SU UN PRINCIPIO IDENTITARIO LA RISPOSTA È NETTA, MA QUANDO SI SCENDE SUL CONCRETO LA MAGGIORANZA NON RISPONDE PIÙ CON SLOGAN, MA INDIVIDUA PROBLEMI PRATICI. MANCANO INSEGNANTI DI SOSTEGNO LINGUISTICO, MANCANO MEDIATORI CULTURALI, MANCANO STRUTTURE (51%). I CITTADINI SEGNALANO QUESTIONI ORGANIZZATIVE, NON IDENTITARIE...”
Estratto dell’articolo di Alessandra Ghisleri per “la Stampa”
L'80,7% degli italiani si dice favorevole al divieto di burqa e niqab nelle scuole italiane. Un altro 56,9% vorrebbe un tetto massimo di alunni stranieri per ogni classe con difficoltà nel parlare e nel comprendere la nostra lingua.
Sono i numeri che arrivano dalle rilevazioni di Only Numbers che a prima vista raccontano un paese in cerca di confini più netti tra "noi" e "loro". Tuttavia, basta scendere un piano più in basso, dal simbolo al problema concreto, per scoprire un'Italia molto più pragmatica di quanto i titoli lascino intendere. [...]
GIORGIA MELONI - CINQUE MINUTI - FOTO LAPRESSE
Quando si chiede agli italiani un giudizio su un principio identitario come il velo integrale, o sulla soglia di stranieri in classe, la risposta è netta, quasi plebiscitaria.
Il giudizio che emerge è trasversale a tutti gli elettorati. Tuttavia, quando si scende nel concreto, e si domanda come applicare una distribuzione equilibrata di alunni italiani e stranieri – ragionando su un tetto -, la maggioranza non risponde più con uno slogan, ma individua un problema pratico.
Ordinanza comune di cortona anti burqa
Mancano insegnanti di sostegno linguistico, mancano mediatori culturali, mancano strutture (51%) e questa non è un'opinione, ma una diagnosi.
Tuttavia, è una valutazione che, a differenza del giudizio sul velo o sulla soglia, non è più trasversale, perché gli elettori dei partiti di governo sono schierati in maggioranza sul fatto che uno dei principali problemi sia il numero di stranieri in classe, mentre i sostenitori delle opposizioni sono in prevalenza convinti che la vera causa sia la mancanza di risorse e personale nella gestione di classi sempre più diversificate.
Questo scarto tra il livello simbolico e quello operativo è tipico di ogni dibattito che tocchi l'identità, dove si risponde con la pancia quando la domanda è astratta, con la testa quando la domanda chiede di gestire davvero qualcosa.
E qui emerge una chiave di lettura dell'intero sondaggio dove la politica, continua a cavalcare il primo livello, quello identitario, perché è quello che si presta allo scontro e al titolo in una campagna elettorale.
Il problema che i cittadini segnalano, invece, è quasi sempre il secondo quello pratico e organizzativo, non identitario.
striscione qui nessuno straniero alla scuola daneo di genova
C'è poi un particolare che merita più spazio di quanto gli si conceda di solito: sono proprio i ragazzi appena usciti dal percorso dell'istruzione obbligatoria – quindi chi ha vissuto la scuola multiculturale sulla propria pelle, e non per sentito dire – a risultare i più favorevoli al divieto del velo integrale.
È un dato che smentisce una narrazione comoda, quella per cui le nuove generazioni sarebbero automaticamente più aperte e meno diffidenti verso le differenze.
Anche i genitori con i figli in età scolare sono i più favorevoli al tetto di studenti poco abili con l'italiano (64,2%) e al divieto di burqa e niqab nelle aule (84%). Vale la pena chiedersi perché.
È il riflesso di difficoltà concrete vissute in aula? O forse è l'eco di ansie più ampie – il costo della vita quotidiana, la casa che non si trova, la difficoltà a trovare lavoro, e forse anche la competizione per immaginare un futuro difficile da decifrare – che si scaricano su un simbolo facile da individuare?
Il divieto del velo integrale in un contesto educativo è, in fondo, un tema di visibilità del volto, in una relazione didattica che si fonda anche sullo sguardo: un tema dibattuto in molti Paesi europei, spesso a prescindere dalla composizione delle classi.
Il tetto massimo di alunni stranieri per classe è tutt'altra cosa.
È un tema di risorse, di capacità di insegnare l'italiano a chi non lo parla, di sostenibilità didattica, ma soprattutto di investimenti. Si identificano due piani diversi: il primo riguarda simboli e identità, mentre il secondo riguarda l'organizzazione del lavoro scolastico e la capacità di investimento.
GIORGIA MELONI - SERGIO MATTARELLA - CINQUE MINUTI
[...] Esiste, in una parte non trascurabile della popolazione, anche una paura più profonda e meno confessabile: quella di doversi confrontare – magari dover riconoscere come legittime – culture che relegano le donne dietro un velo, dietro simboli che a molti appaiono come la negazione stessa di un'uguaglianza conquistata in decenni di battaglie.
[...] non è un caso che questo tipo di ansia trovi terreno più fertile proprio nelle periferie e nelle aree disagiate, dove l'ascensore sociale è fermo da tempo per tutti, italiani e stranieri: lì la scuola non è percepita come promessa di riscatto, [...] viene vissuta come una minaccia in più a un equilibrio già fragile.
Questo suggerisce che il nodo reale, per la maggioranza silenziosa che risponde in modo pragmatico ai sondaggi, non è solo la cultura d'origine, né soltanto quella paura più sottile di restare indietro: è, alla radice, un problema di competenza linguistica e di risorse (insegnanti, tempo, mediazione) che nella storia degli ultimi 30 anni non è stato mai davvero finanziato a sufficienza.
[...] La domanda che il sondaggio pone senza dirlo apertamente è un'altra: quanta scuola pubblica siamo disposti a finanziare perché funzioni davvero, per tutti, italiani e non, e perché quella paura di restare indietro non trovi più terreno fertile in classi che si sentono lasciate sole?
Letto in questo modo, il sondaggio non è tanto un termometro sull'immigrazione. È un termometro sulla scarsa fiducia che i cittadini hanno nella capacità della scuola italiana di gestire la complessità con le risorse che ha oggi. [...]
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